La scorsa settimana è uscito un comunicato stampa del Ministero della Cultura che riguarda quello che, probabilmente, è il sito archeologico più importante della mia terra natia, l’Umbria, vale a dire Carsulae, e ,con un pizzico di orgoglio mi piacerebbe parlarne.
Nella provincia di Terni, a breve distanza da Sangemini, c’è un’area che – come le verdi bottiglie dell’Acqua Sangemini testimoniano tuttora – è da sempre caratterizzata dalla presenza di fonti di acqua minerale. L’abbondante presenza di acqua fa sì che sin dalla Media Età del Bronzo quest’area sia frequentata in modo capillare da gruppi umani che si stanziano sulle alture circostanti.
Eppure, occorre aspettare diversi secoli prima che la zona conosca una fase di reale sviluppo, nello specifico la fine del terzo secolo a.C. – precisamente tra il 220 e il 219 a.C. In questo biennio, infatti, per volere del console Gaio Flaminio Nepote (che all’Umbria è legato – suo malgrado – in modo indissolubile, essendo morto nella disfatta romana del Lago Trasimeno contro l’esercito di Annibale), viene cominciato e ultimato il cantiere della grande via che, nelle intenzioni del console, doveva, tagliando l’Italia in due in modo quasi verticale, collegare Roma al settentrione della penisola (ed è stato così per secoli e secoli).
La Via Flaminia – che prende, appunto, il nome dal console – rappresenta per le popolazioni stanziate lungo il suo corso (comprese quelle a nord dell’attuale Terni) una grande opportunità di sviluppo, ed è probabilmente in questo momento che si nasce il centro di Carsulae. Della fase tardo-repubblicana rimane pressoché nulla, ben più evidente è invece la fase augustea, coincidente con la costituzione del municipium. Tutti gli edifici politicamente e culturalmente più rilevanti, dal Foro alla coppia di templi gemelli su alto podio, fino alla Basilica a tre navate, si affacciano sul tracciato della Flaminia, laddove lungo il percorso del decumano, che incrocia la Flaminia a nord della Basilica, affacciano gli edifici dello spettacolo, l’anfiteatro e il grande teatro ellittico, che da soli valgono il prezzo del biglietto da visita.
Un centro attivo e prospero, dunque, quello di Carsulae, in viscerale rapporto con la grande via commerciale su cui si affaccia e che, non a caso, decade inesorabilmente con l’apertura del diverticulum della via nova della Flaminia, che nei pressi di Narnia (l’odierna Narni), svolta leggermente a est, attraversando la piana di Spoletium, per poi ricongiungersi all’antico tracciato nei pressi di Fulginium, l’odierna Foligno (tagliando fuori – di fatto – Carsulae dai traffici commerciali).
Scavi importanti a Carsulae sono avvenuti a partire dalla seconda metà del ‘900, ma dal 2017, una concessione di scavo ministeriale pertinente a un’area prospicente al Foro ha portato al rinvenimento dei resti di una grande domus di fine I secolo a.C. Un complesso ricco e articolato, con ambienti di rappresentanza, ninfei e un complesso termale privato. Nell’estate dell’anno scorso, è stata individuata una seconda fase di vita della casa, con un’articolazione ancor più elaborata del settore termale, il quale viene dotato di una decorazione pavimentale a mosaico, caratterizzata da motivi geometrici in bianco e nero di straordinaria conservazione e pregio.
Sono state proprio l’individuazione di questa domus e le successive scoperte in merito a convincere il Ministero a destinare un importante finanziamento (pare oltre i 2.300.000 euro), destinato non solo a mettere in sicurezza i pavimenti musivi, ma anche e soprattutto al completo riallestimento del centro visite, con la finalità di rendere ancor più significativo il livello di accessibilità e di fruizione dell’area archeologica.
Dunque, se vi capitasse di passare per l’Umbria, perché – magari – diretti a Marmore, a vedere l’impressionante cascata, fate un salto anche a Carsulae. Sono convinto che non ve ne pentirete.
E con questo chiudo lo spot promozionale per l’Umbria.


