(Una Lunga Osservazione, Sospesa tra Arte ed Etnografia)
“C’è, in vecchio detto francese, un’espressione che riassumerebbe a perfezione il rapporto tra l’Italia e Henri Cartier-Bresson. “Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point” – in italiano, il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Cartier-Bresson fu attratto dalla complessità e dalla contrastante bellezza dell’Italia e, con l’occhio materno e affettuoso del suo obiettivo, ha saputo cristallizzare immagini di una nazione in bilico tra la tragedia della seconda guerra mondiale e l’eterno fermento di una società barocca e mai veramente uniformata.
L’esperienza di osservazione e di immersione dell’autore nelle realtà italiane dura dal primo viaggio negli anni Trenta fino agli anni Settanta del Novecento. Di quel lungo appuntamento con il nostro paese, Palazzo Roverella a Rovigo ha deciso di rendere testimonianza con una mostra di oltre 200 fotografie, documenti, giornali, riviste, e volumi curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, direttori delle Fondazioni Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Camera, Centro Italiano per la Fotografia di Torino, rispettivamente.
La mostra ‘Cartier-Bresson e l’Italia’, attesissima dagli appassionati, rappresenta il culmine di una serie di eventi che hanno visto protagonisti altri giganti della fotografia come Robert Doisneau, Robert Capa e Tina Modotti. Essa si propone non solo di radunare le opere più significative del fotografo francese realizzate durante i suoi viaggi in Italia, ma anche di rintracciare le influenze, i riferimenti culturali e le ispirazioni che l’hanno guidato nell’approccio al nostro territorio.
Il viaggio di Cartier-Bresson in Italia incomincia negli anni Trenta, quando giovane pittrice Leonor Fini e lo scrittore André Pieyre de Mandiargues lo accompagnano in un viaggio all’insegna dell’arte e del piacere. Da questa esperienza nascono vere e proprie icone della fotografia mondiale, molte delle quali sono esposte nella sezione di apertura della mostra.
Dell’Italia, il grande fotografo francese sembra amare soprattutto i contrasti. Gli affollati vicoli delle grandi città, la solitudine delle campagne di Basilicata e Abruzzo, la rude bellezza della Sardegna e l’elegante decadenza di Ischia diventano immortalate in scatti profondamenti significativi.
La mostra dedica un’ampia sezione all’Abruzzo e alla Basilicata, territori fulcro di un’intensa attività fotografica accomunata dallo stesso interesse sociologico e culturale. Rifugio di artisti, intellettuali e fotografi stranieri, tra cui lo stesso Cartier-Bresson, queste regioni al sud d’Italia diventano il simbolo di una trasformazione sociale in cui tradizione e modernità, povertà e cambiamento convivono.
Fondamentale per la costruzione dell’immagine del Sud fu la vicinanza con lo scrittore e pittore Carlo Levi, padre nobile del neorealismo e guida per i tanti fotografi, che attraversavano le ricche e contraddittorie realtà lucane e abruzzesi, tra cui Scanno nei pressi di L’Aquila, celebre proprio grazie agli scatti di Cartier-Bresson.
Sul finire della sua produzione artistica, Cartier-Bresson si scontra con la heraclitiana realtà del mutamento in un Italia che ormai attraversa la stagione del boom economico. Le sue fotografie, concentrandosi sulle mutazioni degli stili di vita dell’epoca, rimangono una preziosa testimonianza dell’Italia degli anni ’70.
La mostra ‘Cartier-Bresson e l’Italia’ è un vibrante omaggio ad un osservatore attento e sensibile che, grazie ad un semplice scatto, è riuscito a narrare storie, a catturare emozioni e a tracciare un ritratto autentico, drammatico e, a volte, surreale del nostro paese. Attraverso l’occhio del suo obiettivo, l’Italia si rivela al mondo in tutta la sua complessità e contradditorietà, e allo stesso tempo, si rispecchia negli occhi di uno dei più grandi maestri della fotografia del XX secolo.”




