Casa Gregotti è un ibrido insolito, per la scena italiana. È una casa privata, ma anche una raffinata galleria dove tutti possono entrare. Con discrezione, dopo aver richiesto un invito. Qui le visite possono anche durare ore e i padroni di casa, Luca e Maria Gregotti, sono affascinanti affabulatori e accompagnatori. Il progetto di private home gallery ha aperto un anno fa: siamo andati a vederlo ora in un’occasione speciale. Qui – siamo a Milano, in via Bonaventura Cavalieri 8, poco distante da Turati – è allestita fino al 20 novembre una mostra che si configura originale sin dal titolo: CAMPOSANTO. Presentato da Casa Gregotti Modern and Contemporary Art e curato da MARTELLATE PROJECT di Marcello Maloberti in collaborazione con la Galleria Raffaella Cortese, è un’esperienza intima eppure capace di riattivare la memoria storica di una straordinaria collezione familiare.
Fondata nel 2025 dalla giovane e preparata Maria Gregotti all’interno dell’abitazione storicamente appartenuta al suo bisnonno, l’imprenditore e collezionista Quinto Gregotti (1896-1976), Casa Gregotti nasce con la vocazione di riaprire l’appartamento milanese come luogo di incontro d’elezione tra arte, idee e collezionismo. La raccolta si è stratificata lungo tutto il Novecento attraverso un passaggio di testimone generazionale: avviata da Quinto, proseguita dal figlio Edoardo e dal nipote Luca, fino a giungere oggi a Maria Gregotti, che ne guida l’evoluzione volgendosi con particolare vivacità al contemporaneo.

Installation view, stazioni 1 e 2,
CAMPOSANTO, a cura di MARTELLATE PROJECT, Casa Gregotti, Milano, 2026. Courtesy Casa Gregotti. Foto di Andrea Rossetti. © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026
In questo contesto domestico e sofisticato, la mostra si colloca anche in diretta contiguità urbanistica e ideale con il vicino complesso dell’Angelicum ridefinito da Giovanni Muzio e storicamente sede di celebri rassegne (la Biennale di Arte Sacra, un importante evento espositivo durato una decina d’anni, dal ’53 al ’63 e che ha attratto molti artisti, da Morandi a Guttuso). «Proprio la vicinanza all’Angelicum è diventata suggestione primaria per ripensare l’arte sacra nell’intimità della casa», spiega Luca Gregotti ad Artuu.
Ne è uscita una “Via Crucis domestica” in 14 stazioni pensate in dittico. CAMPOSANTO rappresenta peraltro il primo progetto curatoriale ideato da MARTELLATE PROJECT, la ricerca performativa e linguistica che Marcello Maloberti conduce da quasi un trentennio a partire da scritte a pennarello nero concepite come vere e proprie “parole/immagini assenti”. «Ho scelto questo titolo – spiega Maloberti ad Artuu – perché è una parola desueta: chi dice più Camposanto? Invece porta con sé un suono e un valore interessante». Gli chiediamo se è stato difficile trovarsi per la prima volta, “dall’altra parte”, ovvero nelle vesti di curatore, oltre che di artista, ma subito risponde che in fondo non ci sono così tante differenze tra i due approcci.
Visitarla è una continua scoperta.
L’itinerario all’interno dell’appartamento si articola in quattordici stazioni, riprendendo in modo esplicito la struttura canonica della Via Crucis. Ciascuna stazione è costruita attraverso un rigoroso dittico in cui un capo d’opera del Novecento italiano incontra un’opera d’arte sacra (dal XV al XVIII secolo) o un intervento contemporaneo: nella prima stazione, ad esempio, incontriamo un bronzo di Arturo Martini affiancato a un’acquaforte di Adolfo Wildt. Nella stanza accanto, nel meraviglioso studio con poltrone firmate da Carlo Scarpa e una scrivania in legno attribuita a Muzio, ecco l’Ulisse di Giorgio de Chirico, una tempera del ’22, in cui l’artista ritrae il noto eroe greco con il suo volto.

Installation view, stazione 14,
CAMPOSANTO, a cura di MARTELLATE PROJECT,
Casa Gregotti, Milano, 2026. Courtesy Casa Gregotti. Foto di Andrea Rossetti.
È accostata a una raffinata incisione a bulino del Seicento, firmata da Marco Alvise Pitteri. «Un’opera raffinatissima – ci dice Luca Gregotti – che parla della morte ma anche della speranza. Come la mano di Ulisse di de Chirico protesa verso il futuro». Di fronte, un disegno di Modigliani, Testa di vecchio, è accostata alla cinquecentesca Adorazione dei Magi di Cristofano Robetta. Notevoli anche gli accostamenti delle stazioni successive: troviamo i gialli Limoni di Felice Casorati accanto a un’acquaforte di Umberto Boccioni e, sempre nella stessa stanza, il delizioso Piccolo Paradiso di Alberto Savinio accanto a un’acquatinta di Adolfo Wildt, in dialogo sulla parete contigua con Ragazzo sulla spiaggia, un omaggio a Matisse di Filippo de Pisis di fronte a una Natività a matita di Boccioni. «Pare sia l’unica opera di soggetto sacro del campione del Futurismo», commenta Luca Gregotti. Ci guardiamo in giro e davvero pare di stare in una mostra di portata museale: Autoritratto con i quadri di Giorgio de Chirico è in dialogo con l’acquaforte Maternità di Adolfo Wildt mentre un Nudo di donna seduto di Gustav Klimt, sensuale e raffinato, è paradossalmente accostato a Il piccolo Calvario di Albrecht Dürer.
Carnalità e spiritualità si rincorrono, in questo progetto. Una delle chicche esposte è Testa della madre di Umberto Boccioni, piccola e potente, accostata alla cinquecentesca Madonna col Bambino e un santo vescovo di Giovanni Busi. Maloberti riserva per sé le ultime due stazioni: la sua targa in ottone dove ha scritto Torna Presto si contrappone a un disegno di Mario Sironi mentre La conversione di San Paolo dell’artista lodigiano è in conversazione con la xilografia di identico soggetto creata dalla Bottega di Michael Wolgemut alla fine del Quattrocento.

Amedeo Modigliani,
Testa di vecchio, 1915–1916 e Cristofano Robetta,
Adorazione dei Magi,
impressione del XVII secolo, stazione 3, CAMPOSANTO, a cura di MARTELLATE
PROJECT, Casa Gregotti, Milano, 2026. Courtesy Casa Gregotti. Foto di Andrea Rossetti.
Al piano di sopra, una deliziosa personale di Maloberti, con opere in vendita al pubblico, svela la doppia anima di Casa Gregotti, un luogo dove la corposa collezione di famiglia (non sul mercato) trova dimora e si mette in dialogo con gli artisti del contemporaneo. A Casa Gregotti non si viene per fare il solito “giro in galleria”: questa non è un white cube, ma uno spazio impregnato di storia e di storie che Luca e Maria si premurano di raccontare ai loro ospiti, preferendo visite lente e personalizzate. In questa dimora, impreziosita da una terrazza che guarda la celebre Ca’ Brutta, si perde il senso del tempo ed è impossibile non rimanere ipnotizzati dalla passione per l’arte e dal gusto dei padroni di casa.



