Il gesto è sempre lo stesso: un pollice che scorre verso l'alto. Cambiano i contenuti, ma soprattutto cambia il significato culturale di quel movimento. Per anni il doomscrolling, quell'abitudine quasi compulsiva di navigare tra notizie negative e ansiogene, è stato raccontato come il simbolo di una patologia contemporanea, un automatismo alimentato dagli algoritmi e dalla nostra incapacità di staccare gli occhi dallo schermo.
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