L’Archivio Rachele Bianchi inaugura il centenario della nascita dell’artista (Milano, 1925–2018) con un programma che intreccia valorizzazione del lascito, nuove piattaforme di studio e un’inedita rete di soggetti dedicati alle artiste. Al centro, la mostra “Figura Forma. Cent’anni di Rachele Bianchi” a Palazzo Pirelli (14 gennaio – 8 febbraio 2026), promossa con il Patrocinio di Regione Lombardia: un centinaio di opere tra disegni, gessi, terracotte, marmi e bronzi ripercorreranno una ricerca coerente, focalizzata sull’archetipo della figura femminile. La curatela, firmata da Erika Lacava e dall’Archivio, costruisce un montaggio di tempi e tecniche: dalle tempere del 1949 alle tele degli anni 2010, con un’attenzione specifica ai disegni degli anni Cinquanta, al tema della maternità e all’evoluzione del “manto/rete” come metafora di emancipazione.
Il progetto istituzionale si iscrive nella storia pubblica dell’artista, scultrice e pittrice autodidatta che ha lasciato oltre 1.600 opere e un segno civico raro: “Personaggio” (via Vittor Pisani) è la prima opera pubblica a Milano realizzata da una donna e dedicata alle donne; altre 14 opere femminili sono disseminate nello spazio lombardo. Nel 2019, Bianchi è stata inserita tra le prime cento donne al Famedio di Milano, attestando un riconoscimento che intreccia valore artistico e impatto sociale.
Il centenario non è solo celebrazione, ma infrastruttura culturale. Da gennaio 2026 l’Archivio lancerà una nuova piattaforma digitale (base per il catalogo ragionato), e istituirà un Comitato scientifico a supporto del programma espositivo nella sede di via Legnano 14. Qui, l’Archivio proseguirà la propria vocazione di incubatore per giovani artisti, con residenze e mostre costruite in dialogo con curatori indipendenti e realtà come Isorropia Homegallery e ReA!, e con un palinsesto editoriale dedicato alla figura femminile.
La linea strategica si allarga con “La Rete delle Artiste. Archivi al femminile per l’arte e la creatività”, un nuovo network che connette archivi e fondazioni dedicati ad artiste donne a Milano e in Lombardia: oltre all’Archivio promotore, hanno già aderito Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck, Archivio Eredi Nanda Vigo, Archivio Gabriella Benedini, Atelier Mazot Milano e Studio Museo Bianca Orsi. Obiettivo: rafforzare visibilità, scambio e ricerca condivisa, consolidando memorie, pratiche e narrazioni al femminile in un ecosistema comune. In parallelo, l’Archivio formalizza il radicamento territoriale con l’iscrizione al Registro delle Associazioni del Municipio 1, ampliando interlocuzioni e accesso a progettualità cittadine.
Sul fronte istituzionale, la collaborazione con Regione Lombardia si sostanzia nella donazione della scultura “Figura con braccia alzate” (marmo bianco, 1994), destinata a un’area pubblica di Palazzo Pirelli: un gesto che porta la grammatica plastica di Bianchi – corpi verticali, tensione ascensionale, icone femminili come misura del civile – nello spazio quotidiano dei cittadini. È un atto coerente con la sua pratica: la forma non come ornamento, ma segno etico e presidio simbolico.
Coerente alla missione di accessibilità e formazione del pubblico, fino all’apertura della mostra l’Archivio programma aperture straordinarie con ingresso libero su prenotazione (mercoledì e giovedì, 14.30–18.00), presentando un’anteprima dell’antologica e un percorso documentale che ricostruisce le tappe della vita e della produzione: corrispondenze, materiali d’archivio, fotografie. È la dimensione necessaria di ogni centenario: non solo esposizione, ma pedagogia dello sguardo, che consente di leggere opere, contesti e ricezioni.
Sul piano storico-critico, l’anno di Bianchi permette di ricollocare la sua posizione in una storia dell’arte italiana che troppo spesso ha marginalizzato pratiche femminili o le ha lette in chiave derivativa. La centralità dell’archetipo femminile nella sua opera non si limita alla rappresentazione: è struttura del pensiero plastico, continuo passaggio tra figura, totem, presenza. La rete – elemento ricorrente che dalla protezione evolve a dispositivo di liberazione – chiarisce la modernità del suo lessico, capace di attraversare decenni senza perdere aderenza al presente.
Nel complesso, il programma 2025–2026 tiene insieme memoria, ricerca e sfera pubblica: mostra istituzionale, donazione, strumenti digitali, reti professionali e politiche di accesso. La traiettoria è chiara: fare dell’Archivio un centro propulsore che, a partire dall’opera di Rachele Bianchi, innesca processi – di studio, produzione, divulgazione – e rimette al centro le artiste nella cartografia culturale di Milano e della Lombardia.


