Esistono film che non nascono semplicemente da un’idea di sceneggiatura, ma da un’urgenza reale, da un tessuto sociale che chiede di essere raccontato. Cercatori d’Angeli, il nuovo lavoro di Leopoldo Pescatore, appartiene a questa categoria. Presentato a Bolzano lo scorso 26 settembre al termine delle riprese italiane, prima di spostarsi a Lugano per le ultime scene, il film si annuncia come un unicum nel panorama cinematografico italiano: una favola moderna capace di intrecciare solidarietà, identità locale e impegno civile con il linguaggio della narrazione cinematografica.
La storia da cui prende vita è già di per sé materiale da romanzo: quella dei Cacciatori di Briciole, progetto nato nel 2013 per combattere lo spreco alimentare. Un’iniziativa semplice e visionaria, partita da una bicicletta adornata di girasoli e trasformata, con il tempo, in un’organizzazione capace di raccogliere cibo in eccesso, redistribuirlo, creare una rete solidale di volontari, fino a dar vita a un vero e proprio supermercato gratuito per le famiglie bisognose. A questo seme reale Pescatore ha voluto dare corpo cinematografico, trasfigurandolo in racconto.
La protagonista è Bianca, interpretata dalla giovane Sophia Anna Teodorczyk Losito: un’adolescente ribelle di Lugano, costretta a trasferirsi a Bolzano dallo zio Fausto, fondatore dell’associazione. La trama segue il suo incontro con un mondo ai margini, popolato da figure tanto fragili quanto autentiche, che progressivamente diventano per lei una nuova famiglia. In questo contesto Bianca trova un mentore in Franz, e intraprende un percorso di crescita interiore che ha i tratti universali del romanzo di formazione. Identità, appartenenza, valore delle piccole azioni quotidiane: sono questi i temi che emergono, tradotti con leggerezza ma senza superficialità, con la delicatezza di chi sa che la solidarietà non è solo un gesto ma un racconto collettivo.
Il regista, formatosi come aiuto regista per grandi produzioni e qui al suo progetto più personale, dichiara di aver pensato al film come a una favola visiva che non teme di guardare a modelli alti: Terry Gilliam, Tim Burton, Ken Loach. La sua ambizione non è imitarli, ma evocare quella miscela di realismo e immaginazione che permette al cinema di raccontare i margini e renderli universali. «Con entusiasmo e tecnica, pur nella consapevolezza dei limiti, credo si possa fare un film piccolo, onesto, ma magico», afferma Pescatore.
Non si tratta soltanto di un film, ma di un progetto che ha saputo attrarre attorno a sé una filiera produttiva consapevole e sostenibile. La producer Carla Finelli (Settembre Produzioni s.r.l.) ha voluto sottolineare l’importanza di girare a Bolzano, trasformata non in sfondo ma in vero contenitore narrativo. Una città che diventa parte della storia, non mero scenario ma organismo vivo che accoglie e amplifica il racconto. La produzione, in coproduzione con la svizzera Rough Cat, si è distinta anche per l’attenzione all’ambiente: Cercatori d’Angeli è stato realizzato secondo i protocolli Green Film, scelta che lo colloca tra le esperienze più innovative del cinema europeo.
Il cast conferma l’ambizione del progetto: accanto alla protagonista, nomi come Alessandro Haber, Rolando Ravello, Fausto Maria Sciarappa, Giorgia Würth, Caterina Shulha e Chicco Salimbeni danno corpo a personaggi che promettono di muoversi tra intimità e coralità, nel segno di una narrazione che rifugge il didascalico per farsi esperienza emotiva.
La distribuzione sarà internazionale: non solo sale italiane, ma piattaforme come Prime Video, televisioni nazionali (RAI e RSI), vendite curate da Filmexport Roma e persino circuiti non convenzionali come scuole e università. Sono già previste presentazioni nei maggiori festival internazionali – da Venezia a Berlino, da Cannes a Locarno – e la traduzione in inglese e tedesco. Un percorso che dimostra come un film radicato nel territorio possa diventare voce globale.
In questo senso, Cercatori d’Angeli sembra inserirsi in un filone di cinema civile che non rinuncia alla dimensione poetica. Bolzano non è solo cornice, ma metafora di un’Europa che cerca di ricucire il rapporto tra comunità e ambiente, tra identità locale e visione globale. La bicicletta dei Cacciatori di Briciole, con il suo cestino di girasoli, diventa così immagine di un cinema che pedala tra memoria e futuro, tra intimità e universalità.
Più che un film, Cercatori d’Angeli appare come un atto culturale: un invito a guardare al mondo con occhi diversi, a considerare la solidarietà non come semplice gesto caritatevole ma come atto estetico, politico e poetico. In questo sta la sua forza: nel trasformare un progetto nato nei vicoli di Bolzano in una favola contemporanea capace di parlare al pubblico globale.


