Chi è per noi Penelope? Un nome, una persona, una moglie fedele, una donna indipendente il ricordo di qualcosa che abbiamo studiato tra i banchi di scuola e che abbiamo, poi, accantonato? Me lo sono chiesto, quando ho letto che il Museo archeologico nazionale di Taranto ospita, fino al 6 luglio 2025, una mostra che si chiama proprio così: “Penelope”, in onore di una delle donne più narrate, discusse, pazienti e astute dell’opera omerica. La mostra è a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, con l’organizzazione di Electa e, dopo l’esposizione al Parco Archeologico del Colosseo, è arrivata a Taranto, per raccontare una figura femminile viva e sfumata, diversa dall’immagine di angelo del focolare o, al contrario, di mero oggetto del desiderio maschile, che generalmente veniva attribuita alle donne.
Accanto alla mostra, un palinsesto di quattro eventi dedicati alla tessitura e al ruolo di Penelope. Il 13 maggio, c’è stato “Vivere è tessere. Conversazione dedicata a Maria Lai con Elena Pontiggia”; a seguito, il 20 maggio, il laboratorio di tessitura con “Le costantine”, fondazione che, dal 1982, promuove la tessitura a mano, l’agricoltura biologica e l’inclusione sociale nel Salento. Prossimamente, gli ultimi due appuntamenti: il 12 giugno alle ore 17, “Citri. Estratto da”, laboratorio a cura di Post Disaster (Gabriele Leo, Gabriella Mastrangelo, Grazia Mappa, Peppe Frisino) – collettivo multidisciplinare, la cui pratica interseca azioni spaziali, performative e curatoriali, dal 2018 artefice di Post Disaster Rooftops – e il 18 giugno, sempre alle ore 17, “Riconciliare le antitesi: Penelope da Omero a oggi”, lezione di Vasiliki Avramidi, dottorata in letterature europee con una tesi sul personaggio di Penelope nella poesia lirica dopo il Sessantotto e attualmente insegnante di greco moderno all’Università di Bologna.
Chi è per noi Penelope? Mi domando, mentre scrivo. Una donna complessa, sfaccettata, che sceglie il proprio destino in un modo anticonvenzionale, eppure perfettamente inserito nel contesto che abita. Una figura affascinante, potente e ambigua, che attende, come farebbe una moglie che aspetta che il marito, guerriero, scaltro e ammaliatore, torni dalla guerra e dal suo peregrinare. Lei, in casa, nel luogo che la custodisce e quasi la imprigiona, fila una trama: ordisce un piano e continua a filare. Fila e scioglie, fila e scioglie, fila e scioglie, per anni. Aspetta, fedele all’unico uomo che ama, fiduciosa che tornerà da lei, e non si lascia ingannare dalle lusinghe di chi la circonda per interesse o avidità.
In attesa sì, ma attiva, nell’ordire il piano che la salverà, conducendola al reincontro con Ulisse, con cui condivide astuzia e ingegno. Lo stratagemma della tela fatta di giorno e disfatta ogni notte per posticipare il più possibile la scelta di uno fra i pretendenti è il suo modo di guadagnare un tempo prezioso, quello di cui le donne spesso erano private, costrette a una scelta o ancor peggio ad accettare, senza possibilità di ribellarsi, le decisioni prese da altri.
L’esposizione – accompagnata da oltre venti reperti del museo tarantino, scelti per rappresentare al meglio i nuclei tematici della mostra, con rimandi al mondo della filatura e della tessitura – si compone di dipinti, sculture, rilievi, incunaboli, stampe e testimonianze provenienti da musei italiani ed esteri e collezioni private, che mirano a ricostruire gli aspetti salienti della figura di Penelope e della sua fama nei secoli. “Il telaio e la tela, il gesto e la postura, il mondo del sogno e del talamo, il velo e il pudore” – si spiega sul sito internet del museo – sono la trama narrativa che i curatori hanno scelto per ripercorrere il mito di Penelope, giunto a noi, nonostante il tempo, attraverso testi e immagini. All’interno del percorso espositivo anche un omaggio a Maria Lai, artista che ha messo al centro del suo lavoro le materie tessili. Questa sezione della mostra è in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Lai.
“Penelope ha modellato e sfidato l’ideale femminile per almeno 3000 anni e continua a farlo anche oggi. È la sposa fedele ma anche l’abile tessitrice di inganni. È la regina che non esce mai dalla sue stanze ma anche colei che da sola governa l’isola per vent’anni. È una sognatrice ma anche la moglie che mette alla prova il marito” afferma Alessandra Sarchi. “I miti degli antichi sono lontanissimi nel tempo, eppure riescono ancora a intercettare il nostro desiderio di capire il mondo in cui ci troviamo. È così anche per Penelope – aggiunge Claudio Franzoni – La sua storia continua ad affascinarci perché racconta situazioni e stati d’animo che parlano anche di noi, la solitudine, il dolore, la delusione, la speranza, l’amore”.
Chi è, allora, Penelope per noi? Forse la risposta risiede proprio nel verbo che la accompagna, non nel “chi”, ma in quel breve “è”. Penelope è, e nel suo essere, rimane presente, testimone di un’epoca in cui le donne non avevano voce, ma alcune tramavano nel silenzio, supportate dalla riservatezza della notte e dalla tenacia nel non farsi annullare. Penelope è, ancora oggi, perché alcune donne continuano a non avere voce e, seppure astute e tenaci, non godono nè della complicità del buio, nè della letteratura di Omero per farsi raccontare. Penelope è, perchè finchè ci sarà necessità di nascondersi, difendersi, filare e sciogliere, ogni giorno, ogni notte, saremo tutte almeno un po’ Penelope.





