Non serve varcare una soglia per entrare nel lavoro di Chiara Dynys. Basta fermarsi davanti a una vetrina, in via Monte di Pietà 23 a Milano, e lasciare che lo sguardo faccia il resto. Da maggio ad agosto 2025, BUILDING BOX ospita Attraversamenti, secondo capitolo di Private Atlas, progetto espositivo monografico e diffuso, articolato in dodici episodi per dodici mesi, curato da Alessandro Castiglioni. Una mostra che non si consuma in un gesto unico, ma si dipana nel tempo, come un viaggio lento, necessario, pensato per riflettere su trentacinque anni di ricerca visiva.
Chiara Dynys costruisce luoghi, spazi liminali che funzionano come dispositivi di percezione. Attraversamenti è tutto questo e qualcosa di più. È un’indagine, ma anche una poetica della soglia. Dynys lavora da sempre sulla linea sottile che separa e unisce: luce e buio, interno ed esterno, apparenza e profondità. In queste quattro installazioni, realizzate per il secondo segmento del progetto, si entra – visivamente, emotivamente – in una geografia del passaggio, dove ogni opera è al tempo stesso confine e apertura, enigma e rivelazione.

stampa fotografica su lenticolare e cornice in fusione di metacrilato
65 x 85 x 11 cm
ph. Simone Faccioli, Courtesy Archivio Chiara Dynys
Il concetto di “attraversamento” non è solo tematico, è materiale. Le superfici si trasformano al movimento dello spettatore, le luci si rifrangono, il metacrilato si piega alla trasparenza e alla riflessione. Nulla è stabile, nulla è chiuso. L’opera vive nel transito, nella relazione con chi guarda, nella qualità effimera della luce, in fenomeni atmosferici che diventano simbolo: nebbie, aurore, scarti percettivi che rendono visibile l’instabilità stessa della visione. Dynys ci chiede di abitare quell’instabilità, di sostare nella soglia, senza pretendere di oltrepassarla con facilità.
Anche il linguaggio si fa mobile. Scultura, fotografia, video, plastiche lavorate e vetri fusi convivono senza gerarchie, in una molteplicità che è già dichiarazione d’intenti. Dynys non si ancora a un medium, ma a un’urgenza. Ogni forma è scelta funzionale a un’idea, e quell’idea è, sempre, una tensione: la tensione verso l’altrove, verso ciò che sta oltre il visibile, oltre la materia, oltre la certezza. E in questa tensione, tutto può diventare soglia. Anche una vetrina su strada.
Il lavoro dell’artista si inserisce in una linea di pensiero che non separa spazio e tempo, ma li intreccia. Private Atlas non è solo il titolo del progetto: è una dichiarazione programmatica. Un atlante privato, ma condiviso, che si costruisce nel tempo, mese dopo mese, opera dopo opera, come una mappa in divenire. Dopo il primo capitolo, La disseminazione della memoria, che da gennaio ad aprile ha raccolto lavori incentrati sull’identità culturale e sull’atomizzazione dello spazio, Attraversamenti esplora la relazione tra l’individuo e il limite.
Come sottolinea Castiglioni, curatore dell’intero progetto, “le opere di Chiara Dynys sono esperienze più che oggetti”. Luoghi da attraversare, letteralmente, o da guardare lasciandosi attraversare. La vetrina di BUILDING BOX diventa così uno spazio di incontro tra arte e città, tra interno e esterno, tra privato e pubblico. L’opera non è chiusa, non è protetta: è lì, visibile 24 ore su 24, in un continuo dialogo con la vita che scorre fuori.
E in fondo è questo il gesto più radicale di Dynys: non mettere l’arte su un piedistallo, ma su una soglia. Una soglia che non separa, ma collega. L’installazione Accampamento di fiori, del 2015, ne è un esempio emblematico: fiori sintetici e traslucidi disposti in uno spazio che evoca la precarietà e la bellezza, la finzione e la memoria. È un’accampamento, sì, ma di immagini, di ricordi, di possibilità.
Attraversamenti non è una mostra nel senso classico. È un capitolo mobile di un racconto in corso, che si concluderà solo nel gennaio 2026 con Viaggio in Italia, ultimo segmento del progetto. Fino ad allora, ogni installazione di Dynys sarà una tappa, un varco, un punto di passaggio.
E forse, alla fine, non ci resterà che ammettere che l’unica mostra davvero riuscita è quella che ci fa cambiare posizione. Anche solo di qualche centimetro. Anche solo davanti a una vetrina.


