Cinema e architettura si incontrano a Parma: al Manzini Off una rassegna sulle città che abitano dentro di noi

Ogni spazio che abitiamo finisce per abitare anche noi. Una casa conserva le abitudini di chi la attraversa ogni giorno, una strada modifica il passo, una piazza decide la possibilità dell’incontro, un muro può proteggere oppure separare. L’architettura, prima ancora di essere forma, funzione o progetto, è una condizione dell’esperienza umana. Da questa consapevolezza nasce “Lo spazio dell’anima – Cinema e architettura”, la rassegna che per tutti i lunedì di luglio, alle 21:30, porterà al Manzini Off – WoPa di Parma, in piazza Maria Monguidi, quattro film capaci di raccontare la relazione profonda tra luoghi e vite.

Promossa dal Comune di Parma e ideata dall’Ordine degli Architetti PPC di Parma, in collaborazione con Manzini Off, progetto di rigenerazione urbana gestito dalla Cooperativa sociale Emc2 in co-progettazione con il Comune, la rassegna ha una chiara vocazione sociale e comunitaria. Il cinema diventa qui uno strumento di rivitalizzazione dello spazio pubblico, un modo per riportare persone, immagini, pensieri e relazioni dentro un luogo urbano condiviso. La visione non avviene in una sala chiusa e separata dalla città, ma in uno spazio all’aperto, dentro un progetto che già lavora sulla trasformazione del quartiere.

Il titolo della rassegna contiene il cuore dell’intero programma. Lo spazio dell’anima non indica un’astrazione poetica, ma una realtà concreta: gli ambienti costruiti modellano emozioni, rapporti sociali, memorie e possibilità. Case, quartieri, edifici pubblici, periferie, piazze e città non sono semplici sfondi dell’esistenza. Diventano personaggi, dispositivi narrativi, archivi affettivi, strutture di potere. Il cinema, arte del tempo e dello sguardo, possiede la capacità di rendere visibile questa dimensione invisibile dell’architettura.

La rassegna si apre lunedì 6 luglio con Visages, Villages di Agnès Varda e JR, documentario del 2017 che trasforma lo spazio pubblico in una grande tela sociale. Muri ciechi, container, vecchi complessi minerari, superfici anonime o dimenticate diventano supporti per gigantesche affissioni fotografiche. Varda e JR compiono un gesto insieme artistico, architettonico e antropologico: restituiscono volto ai luoghi e scala monumentale alle persone comuni. L’architettura, qui, smette di essere soltanto cemento e diventa memoria collettiva, comunità, racconto condiviso.

Il secondo appuntamento, lunedì 13 luglio, è dedicato a Roma di Alfonso Cuarón, film vincitore di tre Premi Oscar. La casa borghese degli anni Settanta nel quartiere Colonia Roma di Città del Messico diventa un microcosmo sociale attraversato da soglie visibili e invisibili. Cuarón osserva l’abitazione con precisione quasi planimetrica: gli spazi ampi della famiglia, il patio, la stanza sul tetto della domestica, il corridoio d’ingresso in cui l’auto del padre fatica a entrare. La casa si rivela insieme rifugio e dispositivo di separazione, luogo intimo e struttura di classe.

Il 20 luglio arriva La Zona di Rodrigo Plá, uno dei film più politici sul rapporto tra urbanistica, paura e segregazione. Ambientato in una gated community di Città del Messico, protetta da mura, filo spinato e telecamere, il film mostra come l’architettura possa trasformarsi in arma sociale. Il muro non definisce soltanto un dentro e un fuori: produce gerarchie, sospetti, disumanizzazione. Quando tre ragazzi riescono a superare la recinzione, l’utopia dell’ordine diventa un panottico crudele, rivelando il prezzo etico della privatizzazione dello spazio urbano.

A chiudere il programma, lunedì 27 luglio, sarà Il Processo di Orson Welles, tratto dal romanzo di Kafka. Qui l’architettura assume la forma del potere burocratico e totalitario: interni monumentali, uffici infiniti, soffitti vertiginosi, stanze soffocanti, labirinti senza uscita. Lo spazio non accompagna l’uomo, lo sovrasta. Welles traduce l’angoscia kafkiana in una geografia mentale e fisica, dove ogni edificio sembra progettato per annullare l’individuo.

Con questa rassegna, l’Ordine degli Architetti PPC di Parma allarga il proprio ruolo culturale e lo porta nella città, accanto alle realtà del territorio e del terzo settore. Manzini Off diventa così un presidio estivo di partecipazione, un luogo in cui il cinema non è solo visione, ma pratica comunitaria. Perché lo spazio che costruiamo parla sempre di noi. E ogni architettura, prima di diventare materia, prende forma nello sguardo, nella memoria e nell’anima di chi la vive.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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