Cipro, i misteri dell’antica Erimi, tra monoliti e macabri rituali

L’isola di Cipro occupa da sempre una posizione strategica nel Mediterraneo, ideale trait d’union tra le tante terre e culture che si affacciano sull’Egeo, dalla costa levantina all’Anatolia, fino all’Egitto e alla Grecia continentale e insulare. Durante l’Età del Bronzo, tale posizione, unitamente alla ricchezza delle sue risorse (su tutte il prezioso rame) e delle sue manifatture, concesse ad Alashiya – questo il nome dell’isola nei testi mesopotamici ed egizi – un ruolo-chiave nel sistema di commerci marittimi che caratterizzò tutto il II millennio a.C.

© Erimi Archaeological Project – archivio Missione Archeologica Italiana a Erimi.

Durante la Media Età del Bronzo (2000-1650 a.C. ca.), accanto a forme più elementari di sussistenza, sull’isola si afferma un modello socio-economico che favorisce produzioni artigianali su vasta scala e stoccaggio di beni all’interno di grandi edifici-atelier, probabilmente gestiti da pochi gruppi familiari che controllano anche il commercio di tali produzioni. Questi edifici finiscono col diventare, inevitabilmente, il punto nevralgico degli stessi centri abitati, la cui popolazione è direttamente coinvolta nella catena produttiva.

Dal 2009, un progetto archeologico ora guidato dall’Università di Siena, con la collaborazione del MAECI, del Dipartimento di Antichità cipriota, e diretto da Luca Bombardieri, indaga proprio uno di questi insediamenti-atelier, quello di Erimi Laonin tou Pourakou, nella valle del fiume Kouris, area sud-occidentale dell’isola.

Attraversando tutta la Media Età del Bronzo, il piccolo altipiano sembra essere stato occupato ininterrottamente per quasi 400 anni da un insediamento fortificato. All’esterno della grande recinzione, probabilmente in pietra e legno, rigorosamente separate dal mondo dei vivi, trovavano posto le sepolture dei defunti, poco più che fosse quelle dei meno abbienti, grandi tombe a camera ricche di corredi quelle dei più ricchi.

Bombardieri, Luca and Giulia Muti. 2018. Erimi Laonin tou Porakou. A Textile Community of Practice in Middle Bronze Age Cyprus. Fasciculi Archaeologiae Historicae 31. p. 25-38

All’interno della cinta, invece, seguendo il pendio della collina, le abitazioni lasciavano gradualmente posto a un grande complesso artigianale che occupava tutta la sommità della collina, oltre 1000 mq di laboratori per la produzione tessile, vasche per la tintura e magazzini per lo stoccaggio. E proprio qui, all’interno dell’atelier, che l’equipe guidata da Bombardieri ha rinvenuto i resti di un ambiente che con l’attività produttiva aveva ben poco a che fare. Una stanza con al centro un grande monolite, alto più di 2 metri, illuminato dalla fiamma di un grande focolare e, al fianco di esso, i resti di un grande recipiente per la raccolta di liquidi, forse acqua, plausibile testimonianza di una qualche forma di attività rituale.

Questo spazio per la performance del sacro è, a tutti gli effetti, il più antico mai rinvenuto a Cipro, datandosi a circa 4000 anni fa. Non un tempio stricto sensu, non un luogo a esclusiva frequentazione di ufficiali di culto, incastonato com’è tra i laboratori, ma piuttosto un luogo dove celebrare una qualche forma di ritualità, condivisa da tutta la comunità. Un ambiente pensato appositamente per tale finalità, non collocato in mezzo alla natura, ma al centro dell’edificio più importante del centro, nel luogo dove la comunità si ritrova per lavorare e da cui originano le fortune di tale comunità e dei gruppi al loro comando.

Non è la prima delle grandi novità che lo scavo di Erimi sta restituendo.

Sempre nelle ultime indagini sono riemersi i resti mortali di una giovane, poco più che adolescente, violentemente uccisa e sigillata, senza corredo, all’interno delle mura della sua stessa abitazione, dopo essere stata deposta a terra al di sotto di un grosso masso, come a volerne impedire alcun movimento anche dopo il trapasso. Un’esecuzione che potrebbe legarsi ad altri casi testimoniati sull’isola, sempre con giovani donne come tristi protagoniste, e che, quindi, potrebbe rimandare a una terribile, misteriosa e consuetudinaria pratica rituale.

Così come ancora un mistero rimane l’origine della fine del centro di Erimi. Alla fine della Media Età del Bronzo l’atelier venne sigillato con tutto il suo contenuto, il tetto fu dato alle fiamme, chissà se dagli stessi abitanti o da qualche invasore esterno, e, in conseguenza di ciò, il centro venne abbandonato per sempre.

Lo scavo di Erimi ha ancora tante domande a cui provare a dare risposta, ma ciò che ha restituito e sta restituendo in questi 15 anni di lavoro rende la sfida oltremodo affascinante. Ci si augura davvero che le prossime campagne di scavo possano essere altrettanto feconde e possano continuare a gettare una luce sulla vita dell’isola a cavallo dell’Età del Bronzo

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