C’è un’idea semplice e quasi controcorrente al centro di CLASH Rome Berlin, sesta edizione del format espositivo ideato da Ricardo de Larrea, fondatore di BcmA, spazio indipendente berlinese: che il modo migliore per scoprire l’arte sia ancora andarsela a cercare di persona, viaggiare, varcare soglie sconosciute, incontrare persone al di fuori dei propri circuiti abituali. In un panorama in cui algoritmi e piattaforme digitali pre-selezionano pressoché tutto ciò che vediamo, CLASH sceglie lo scambio diretto, fisico, imprevisto. Gli artisti si spostano davvero, portano le opere con sé e trascorrono del tempo nella città ospitante. Un gesto quasi anacronistico nella sua concretezza, e forse per questo ancora più necessario.
La mostra aprirà con un vernissage mercoledì 22 ottobre 2026 alle ore 17:00 presso Studio ORMA, in Via Francesco Amici a Roma, e resterà visitabile fino al 5 novembre 2026, con orari mercoledì-sabato dalle 17 alle 20. Studio ORMA è uno spazio espositivo indipendente e progetto curatoriale romano che condivide con BcmA un’attitudine comune: seguire ciò che accade nel mondo dell’arte contemporanea senza filtri istituzionali, con curiosità e disponibilità all’inaspettato. L’incontro tra le due realtà è la premessa strutturale dell’intera operazione.
Per questa edizione romana, Wolfgang Flad, Jeroen Cremers e Jay Gard — artisti e parte del team di BcmA Berlin — hanno invitato tre artiste italiane: Letizia Scarpello, Gioia Pompeo e Ginevra Gina Babić. Sei voci, due geografie, un confronto volutamente lasciato aperto. Il format CLASH ha già attraversato Berlino, Madrid e Valencia nelle edizioni precedenti, costruendo ogni volta una grammatica di dialogo tra contesti urbani e artistici distanti. Roma rappresenta un interlocutore particolarmente ostico — e stimolante — per una città come Berlino.
La distanza tra le due capitali non è solo geografica. Berlino è città frammentata, segnata dalla distruzione e dalla ricostruzione, nervosa e in perenne ridefinizione di sé. Roma è storia sedimentata, continuità, presenza fisica e oppressiva del passato che si impone su ogni presente. Cosa succede quando queste due prospettive si incontrano sullo stesso spazio espositivo? Il comunicato non lo dice, e non è una mancanza: è una scelta. CLASH non produce tesi, non impone letture. Lascia che le opere si parlino — o si scontrino, come suggerisce il titolo — nell’ambiente di una città che non è quella d’origine di nessuno dei partecipanti berlinesi, e che per le artiste italiane assume invece i contorni di uno spazio familiare da ri-guardare con occhi nuovi.
Il curatore collettivo BcmA — acronimo di Berlin con Mucho Arte — porta avanti con questo progetto una riflessione sulla mobilità come pratica conoscitiva. Viaggiare per presentare il proprio lavoro, esporsi a un contesto diverso, permettere all’opera di interagire con un ambiente che non la conosce: sono gesti che appartengono a una tradizione antica del fare artistico, ma che oggi richiedono una scelta consapevole contro la comodità della visibilità digitale. CLASH Rome Berlin è, in fondo, un invito a spostarsi — agli artisti prima ancora che al pubblico.
Per informazioni: BcmA — bcma.gallery — [email protected]. Studio ORMA — studioorma.it — [email protected].



