Colapesce e la solitudine abitata: viaggio visivo tra stanze, ricordi e silenzi

“Doppia Uso Singola” è il titolo della prima mostra personale di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, ospitata negli spazi della Galleria Patricia Armocida a Milano e recentemente prorogata fino al 18 luglio. Conosciuto per la sua produzione musicale, Urciullo si presenta qui in una veste inedita, quella di fotografo, guidando il pubblico in un viaggio visivo e intimo che attraversa oltre dieci anni della sua vita.

La mostra, curata da Patricia Armocida, raccoglie 200 scatti suddivisi in tre serie – D.U.S., Teresa e Anna, Giorni sfiniti – accomunate da un tema centrale: la solitudine. Stanze d’albergo, spazi domestici della memoria, paesaggi abbandonati e segnati dal tempo: ogni immagine è un’indagine sul vuoto, sull’assenza e su ciò che rimane.

In occasione dell’esposizione, abbiamo rivolto a Colapesce una sola domanda, lasciandogli totale libertà di risposta. Ne è nato un racconto denso e stratificato, che attraversa i temi della mostra, le radici familiari, il rapporto con la Sicilia e le connessioni profonde tra la sua pratica visiva e il suo percorso musicale.

Lorenzo Urciullo Giorni Sfiniti 02 2022Fine art Inkjet print on 100 cotton Hanhemule PhotoRag ultra smooth 305gsm paper cm 20×20 Courtesy the Artist and Galleria Patricia Armocida

In molte tue canzoni – da “Restiamo in casa” a “Sottocoperta” – c’è una forte attenzione per gli spazi chiusi, intimi, quasi sospesi. La stanza d’albergo in Doppia Uso Singola diventa a sua volta un microcosmo. Cosa rappresenta per te lo spazio della “camera”? È rifugio, gabbia, palcoscenico? Cosa ti ha spinto a rendere pubblica questa cronaca privata?

Nella mostra Doppia Uso Singola voglio indagare la solitudine nello spazio. É divisa in tre sezioni, unite da un concetto, che è la gestione che abbiamo appunto di questa solitudine. Non ci sono fotografie di persone, ma solo dei luoghi e azioni che le persone fanno in questi luoghi, quindi di fatto le vediamo, ma nelle loro azioni, non fisicamente. Parte dalle camere d’albergo, che sono dei luoghi transitori per eccellenza, spesso di solitudine, almeno nel mio caso, dove stai una o al massimo due notti e poi vai via.

Sono dei luoghi di passaggio per antonomasia, dove spesso sei da solo. Nella sezione delle “Teresa/Anna” c’è invece un altro tipo di solitudine, perché parla di mia nonna, sua sorella, la mia pro zia Anna, che entrambe sono vedove e quindi vivono in una doppia uso singola anche loro. Devono gestire un altro tipo di solitudine che però è più stanziale, non è transitoria, perché sono dei luoghi della memoria dove loro hanno vissuto, da oltre 60 anni.

Lorenzo Urciullo DUS 02 2021Fine art Inkjet print on 100 cotton Hanhemule PhotoRag ultra smooth 305gsm paper cm 20×20 Courtesy the Artist and Galleria Patricia Armocida

Nella terza sezione, “Giorni Sfiniti”, invece c’è un altro tipo di solitudine ancora, che è la quella che può lasciare la società. Ci sono spesso delle azioni che vedi dell’uomo in uno stato di abbandono, dei fili scoperti, l’abbandono quasi dello stato. Ci sono le muffe che corrodono queste pareti e piano piano si appropriano dello spazio.

Il tema delle muffe è a me molto caro ed erano tante le fotografie che avevo raccolto in questi anni, poi ne abbiamo selezionato una parte. Sono degli organismi che vivono e si appropriano dello spazio, degli spazi abbandonati appunto, spesso, o incurati. Credo che sia questo principalmente il filo conduttore della mostra. Ci sono poi delle statue immobili, delle fotografie scattate nella zona di Siracusa marine, nel Plemirio, delle terrazze desolate.

La solitudine poi si lega molto anche al mio lavoro di musicista, perché spesso ho raccontato questa concetto, fin dall’inizio della mia carriera, in brani come per esempio Restiamo in casa o Sottocoperta. Ci sono delle riflessioni sui rapporti e su tutta una serie di connessioni che abbiamo con gli spazi.

Quindi è un’indagine che parte da lontano e che con questa mostra ha la sua conclusione visiva.

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Mattia Casanova
Mattia Casanova
Laureato in Economia e Gestione degli Eventi Culturali, il suo percorso lo ha portato a specializzarsi in Content Management e Web Design per il settore Artistico. Ha vissuto a Venezia, Londra e Cagliari.

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