Un semplice libro, un catalogo d’autore, o una vera e propria opera d’arte da appendere in casa? È su questo scarto che si muove Astrazione Mediale – Filiazioni, il progetto di Davide Maria Coltro alla Pinacoteca di Brera: un punto fermo dentro un sistema visivo che, per sua natura, non si ferma mai. Al centro della ricerca di Coltro, pioniere del Quadro Mediale, c’è da anni una ridefinizione della pittura che passa attraverso la tecnologia ma non si esaurisce in essa. L’immagine non è più una superficie da contemplare, ma un campo dinamico, attraversato da variazioni minime, da transizioni quasi impercettibili, da combinazioni che si generano e si dissolvono nel tempo. È una pittura che non rappresenta, ma accade. Come afferma lo stesso artista, si tratta di “opere che possono essere continuamente aggiornate e modificate”, in cui la pittura elettronica “si forma, si trasforma e vive in costante evoluzione”.

Le Filiazioni nascono dentro questa dinamica. Ogni libro è un esemplare unico, firmato e numerato, e coincide con un momento preciso – e irripetibile – del flusso generativo che anima le opere mediali dell’artista. Ciò che normalmente resta in movimento continuo viene qui trattenuto, isolato, reso disponibile alla visione e alla collezione. Come ha scritto Chiara Canali a proposito del suo lavoro, il lavoro di Coltro si sviluppa attraverso “un processo di progressiva riduzione e semplificazione”, che porta a riconoscere il pixel come elemento fondativo dell’immagine, vera unità minima della costruzione visiva. Ma, come chiarisce Coltro, “nel flusso che viene generato ogni combinazione che si forma viene a manifestarsi per poi scomparire, dissolversi, diluirsi nuovamente nel campo delle probabilità”: ciò che il libro fissa è quindi solo un frammento, una soglia temporanea. Il libro, allora, cambia statuto. Non documenta un lavoro, non lo accompagna, ma lo incarna. Diventa il luogo in cui l’opera si manifesta e allo stesso tempo si sottrae, mantenendo quella tensione tra stabilità e trasformazione che è il cuore dell’intero percorso di Coltro.

In questo senso, il ritorno all’astrazione – evidente nei lavori più recenti – non ha nulla di regressivo. Al contrario, coincide con una riduzione all’essenziale: il pixel come unità minima, come “molecola visiva” da cui ricostruire l’immagine. Una scelta che mette in relazione la pittura con le logiche della percezione, della programmazione, della trasmissione dei dati, aprendo un confronto diretto con la tradizione dell’arte analitica e cinetica, ma anche con le più recenti riflessioni sulla neuroestetica.
Durante la presentazione, l’artista dialogherà con Angelo Crespi e Alessandro Castiglioni, con interventi di Elena Pontiggia e Maria Paola Borgarino. Un confronto che si preannuncia come un’occasione per mettere a fuoco non solo un progetto editoriale anomalo, ma una questione più ampia: cosa significa oggi produrre immagini quando queste non coincidono più con un oggetto stabile, ma con un flusso continuo di luce e di tempo. Al termine dell’incontro sarà inoltre annunciato un nuovo progetto espositivo dell’artista a cura di Chiara Canali.



