“Come gli artisti utilizzano bambole e animali imbottiti per giocare con le nostre emozioni”

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Molte volte l’arte diventa uno specchio delle nostre emozioni, un diamante polifaccettato che riflette aspetti nuovi e sorprendenti di noi stessi. Uno degli strumenti più efficaci per raggiungere questa capacità espressiva è l’utilizzo di bambole e animali imbottiti. Gli artisti hanno trovato in questi oggetti un modo intrigante per esplorare l’espressione emotiva umana e sviscerare la psicologia dell’arte. Uno degli esempi più emblematici di questa tendenza è dato dall’arte concettuale di Mike Kelley.

Molti di noi ricordano l’opera d’arte di Kelley dal titolo “Ahh…Youth!”, realizzata nel 1991, visibile sul database Artnet. Immagine di otto figure disposte in due file parallele: la fila superiore include quattro giocattoli di pezza con aspetto di animali, ognuno con tratti distintivi, mentre quella inferiore presenta quattro figure umane. Questo mix crea un’atmosfera nostalgica, ma al tempo stesso inquietante.

Kelley, uno dei più grandi esponenti dell’arte concettuale, ha sempre utilizzato in modo attento e calibrato giocattoli di seconda mano, tra cui orsacchiotti, coniglietti e scimmietti, reperiti nei negozi dell’usato. Attraverso questi oggetti, l’artista americano è riuscito a trasmettere il lato oscuro dell’infanzia, che può essere pieno di traumi e paure, come testimonia l’opera “Eviscerated Corpse” del 1989.

Allo stesso modo, artisti contemporanei come Paula Rego hanno prodotto le proprie bambole tentando di sostituire le figure umane in alcune delle loro opere. Le bambole diventano il filo conduttore che unisce l’innocenza delle vittime alla brutalità dei violenti atti raffigurati. Ci permettono di guardare a scene terribili con un passo di rimozione dalla realtà, rendendo questi soggetti più tollerabili.

Ma l’uso di bambole e animali imbottiti non si limita a sviscerare gli aspetti bui dell’umanità: questi oggetti riescono anche ad evocare le emozioni di ogni giorno. L’artista Liorah Tchiprout, ad esempio, crea quadri con bambole che realizza lei stessa, riuscendo a ritrarre sentimenti umani con una fisicità particolare.

Molte volte questi oggetti diventano soggetti attivi all’interno dell’opera d’arte, trasformando la staticità in dinamismo, grazie all’utilizzo della tecnologia animatronica. Un valido esempio di ciò è dato dall’opera del 2018 di Jordan Wolfson, “Coloured Sculpture”, esposta al Tate Modern, in cui un pupazzo a grandezza naturale viene violentemente gettato a terra da catene automatizzate.

Sia che siano utilizzati per esprimere ili buio che si nasconde nell’inconscio umano, sia che vengano rappresentanti nel loro stato di gioiosa innocenza, l’utilizzo di bambole e animali imbottiti nell’arte ci offre un ritratto intimo ed emozionante della nostra umanità e dei nostri sentimenti più profondi.

In conclusione, le bambole e gli animali imbottiti nella produzione artistica ci permettono di vedere limiti e proiezioni psicologiche riflesse in maniera sorprendente e perturbante. Allo stesso tempo, questi oggetti riescono a giocare con le nostre emozioni, creando un caleidoscopio affascinante e in continuo movimento che ci porta a riflettere sulla natura stessa dell’espressione artistica.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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