Come sopravvivere al caldo di agosto grazie all’architettura

Con le temperature che ogni estate toccano picchi allarmanti, il primo pensiero di chi passeggia in città o in vacanza, è quello di trovare un luogo per ripararsi dal sole e rilassarsi all’ombre di qualche bell’architettura.

Il cambiamento climatico ha ormai modificato le nostre abitudini rendendo tutti sempre piú insofferenti al caldo: il condizionatore rimane uno degli strumenti piú utilizzati, se non in certi casi abusati, ma esistono tecniche e soluzioni che aiutano a ridurre il calore e lo spreco energetico.

L’architettura bioclimatica utilizza gli elementi naturali per assicurare un benessere climatico senza ricorrere a strumenti tecnologici: l’approccio passivo mira a sfruttare l’orientamento e le caratteristiche intrinseche dell’edificio per creare un microclima confortevole, senza aumentare le emissioni di CO2 e di gas che oggi hanno raggiunto livelli decisamente critici. 

Tra i materiali prediletti si trovano quasi sempre bambú e legno, quasi sempre in forma grezza o tronchi veri e propri; in oriente si trovano diverse architetture che oltre a riparare sono pensate per fondersi con il paesaggio circostante rispettando il contesto o riqualificandolo.

Il padiglione Roof & Mushrooms

Il Centro Congressi Vancouver Ovest è il risultato di due anni di riqualificazione di un’area industriale posizionata sul lungomare della città che oggi ospita attività commerciali, aree verdi e passeggiate nel verde. Il 35% del progetto è costruito a filo d’acqua con una struttura in cemento a livelli che ospita il variegato ecosistema marino a seconda della profondità. L’approccio ecologico è visibile anche dai 6 acri di tetto verde con piú di 400.000 piante locali e 240.000 api. Questo edificio è un ottimo esempio di architettura sostenibile ma anche di centro di aggregazione sociale che unisce i diversi attori della città, ponendosi in dialogo con le sue necessità e i suoi desideri.

A Kyoto l’Università di Arte e Design è la sede del padiglione Roof & Mushrooms nato dalla collaborazione tra l’architetto Ryue Nishizawa e lo studio Nendo; la forma segue fedelmente le onde della collina su cui è costruito unendo le variazioni di altezze con pilastri in legno e scale in pietra, intervallati da corrimano e sgabelli essenziali in metallo che seguono il naturale andamento del terreno. Luce e ombra giocano con la conformazione del paesaggio e gli elementi architettonici sbucano come piccoli funghi in mezzo a un bosco artificiale, creando uno spazio fruibile e integrato con la natura. 

Un’altra architettura che ospita attività sociali e culturali prendendo linfa vitale dalla natura la si trova nel Montana ed è parte integrante del Tipper Art Rise Centre: Kéré Architecture firma il progetto Xylem, una struttura che esalta al massimo gli alberi e il loro legno, leggendo la loro composizioni in diverse declinazioni. Questo padiglione è composto da parti di tronchi autoctono e mantenuto grezzo, immerso in una radura circondata da pioppi: la struttura interna si organizza in piccoli gruppi circolari di tronchi a loro volta tenuti insieme elementi in acciaio di forma esagonale. La volta si ispira al tuguna, luogo sacro della comunità malese Dogun, in legno e paglia, leggera ma al tempo stesso massiccia per ripararsi dal sole e lasciar circolare il vento.

Atelier cnS con la facoltà di Architettura della South China University of Technology hanno realizzato Changqi Bamboo Corridor e l’Huanglong Waterfront Bamboo Corridor e successivamente il Padiglione dei Fiori e l’Embrace Pavilion, tutte commissionate dal Comune di Beijiao per rendere piú vivibile e fruibile il Parco Paesaggistico di Xianmo Flower Field. Le strutture sono padiglioni in bambú con forme sinuose tridimensionali e con una copertura che unisce le qualità del bambù alla resistenza della corteccia di palma, fissata in moduli per ricalcare i nostri tetti in tegole. Il progetto ha coinvolto la comunità locale offrendo opportunità di lavoro e combattendo contro la povertà e dando un esempio di architettura sostenibile e innovativa, sia a livello tecnico che sociale. Torsioni e estensioni inaspettate accolgono i passanti curiosi e intenti a godersi momenti di relax, ma anche eventi e piccole visite turistiche: un nuovo modo per aprire un dialogo sempre piú attivo tra forma e natura e per vivere un luogo come esperienza unica e ricca.

Nella cornice dell’iniziativa Pavillon Tokyo 2021, l’architetto Junya Ishigami inaugura il padiglione Kokage-Gumo, che si contraddistingue per l’originale copertura in legno di un giardino di un palazzo abbandonato degli anni Venti. La particolare tecnica yakisugi proviene dalla tradizione giapponese per la conservazione del legno e prevede una carbonizzazione del legno di cedro; il risultato di questa lavorazione rende la struttura grezza e invecchiata, in armonia con la dimora che la ospita e in perfetta sintonia con il giardino circostante. Le fessure tra gli alberi e la copertura del padiglione permette un refrigerio dal sole cocente e funge a sua volta da barriera fisica e visiva dal mondo ormai moderno che alberga a pochi metri: grattacieli a vista d’occhio sfumano non appena ci si immerge in quest’oasi senza tempo.

«Il ruolo dell’architettura è quello di dare risposte e soluzioni intelligenti ai problemi della nostra società» Tadao Ando

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Chiara Pasquino
Chiara Pasquino
Apprezza l’arte in tutte le sue forme, dalla danza all’arte figurativa. Si sofferma maggiormente sul ruolo delle artiste donne dedicando ad esse una pagina social per farle conoscere meglio. Laureata in Scienze dei Beni Culturali e successivamente in Arte, Valorizzazione e Mercato insegue il sogno di allestire e curare mostre.

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