Con L’estranea di Paolo Strippoli in concorso a Venezia 83, horror e thriller conquistano il centro del cinema d’autore. Dietro il riconoscimento critico cresce una filiera europea fatta di coproduzioni, vendite internazionali e nuove competenze tecniche.
Per molti anni il cinema di genere italiano ha abitato una curiosa contraddizione: all’estero, i film di Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci e Sergio Martino alimentavano retrospettive, restauri, remake e devozioni cinefile. In patria, quella stessa eredità appariva spesso come un glorioso reperto: celebrata nelle cineteche, molto meno praticata dall’industria. L’arrivo di L’estranea di Paolo Strippoli nel concorso principale di Venezia 83 racconta un cambio di passo. La paura torna a essere una lingua viva, capace di occupare la Sala Grande e parlare al mercato internazionale.
Il film possiede tutti i codici di una favola nera contemporanea. Una donna ricompare alla porta della figlia e riapre un segreto familiare legato a un patto stretto molti anni prima con una sconosciuta. Fuori infuria una tempesta; dentro, il passato stringe i personaggi in uno spazio sempre più claustrofobico. Strippoli definisce l’opera una tragedia pop, sospesa tra saga familiare, thriller psicologico e terrore aristotelico. Nel cast figurano Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi: interpreti associati al cinema d’autore entrano con naturalezza dentro una macchina narrativa fondata su destino, corpo e minaccia.

La selezione veneziana rappresenta il punto più alto di un percorso coerente. Strippoli aveva esordito con A Classic Horror Story, prodotto da Colorado Film e distribuito globalmente da Netflix nel 2021. Con Piove ha trasformato la rabbia urbana in contagio; con La valle dei sorrisi, presentato fuori concorso a Venezia nel 2025, ha usato l’horror come spazio simbolico per raccontare identità, appartenenza e dolore. In pochi anni, il genere è passato dalla piattaforma alla sala, dalla comunità degli appassionati al cuore di una grande istituzione culturale.
Venezia aveva già accolto opere come Suspiria e Bones and All di Luca Guadagnino. Quei titoli dimostravano la piena compatibilità fra horror, prestigio autoriale e star internazionali. L’estranea aggiunge un elemento industriale decisivo: è un film in lingua italiana, guidato da una filiera produttiva italiana e costruito come coproduzione con Francia e Belgio. Propaganda Italia, Rai Cinema e Dinamo Film lavorano insieme a Kazak Productions e Tarantula; Le Pacte cura le vendite mondiali, mentre 01 Distribution segue l’uscita nazionale. Cineuropa
Questa architettura economica spiega molto più di qualsiasi etichetta critica. Horror, thriller e fantastico possiedono codici leggibili in mercati diversi, favoriscono prevendite e distribuzione internazionale, valorizzano fotografia, scenografia, trucco, suono ed effetti visivi. Il genere diventa così un laboratorio per l’intera industria: crea professionalità, costruisce proprietà intellettuali e permette a produttori di dimensioni differenti di immaginare pubblici oltre il confine nazionale.
Anche i festival ricavano energia da questa trasformazione. La presenza di opere radicali, fisiche e popolari amplia lo spettro delle immagini e avvicina spettatori cresciuti fra videogiochi, serie, manga e cinema fantastico. Il marchio autoriale, nel frattempo, cambia forma: regia e scrittura si misurano con il ritmo, la tensione e l’invenzione visiva, oltre che con il tema.
Il vero traguardo arriverà quando la selezione di un horror italiano in un festival maggiore avrà il sapore della continuità. Servono sviluppo, budget adeguati, distribuzione, scuole tecniche e produttori disposti a coltivare più film. L’estranea offre già un’immagine precisa del presente: il cinema di genere italiano ha ritrovato ambizione, partner europei e accesso al palcoscenico più prestigioso. Il mostro, finalmente, siede al tavolo principale.



