Dal 3 agosto al 21 settembre 2025, le sale del Palazzo Ducale Orsini-Colonna di Tagliacozzo (AQ) ospitano la dodicesima edizione di Contemporanea, manifestazione che si è affermata nel panorama dell’arte contemporanea italiana per il suo impegno nella valorizzazione culturale dei territori. Curata da Cesare Biasini Selvaggi, la mostra si articola in due percorsi che mettono a confronto l’opera di Concetta Baldassarre e quella di Annu Palakunnathu Matthew, due artiste appartenenti a generazioni, geografie e approcci differenti, ma accomunate da una riflessione lucida e profonda sul potere dell’arte come strumento di conservazione, rivelazione e rilettura della storia.
Il titolo scelto per l’edizione 2025, Archivi della memoria sospesa, traduce perfettamente il fulcro tematico di questa doppia esposizione: restituire visibilità a storie marginali, dimenticate, omesse, ma fondamentali per comprendere le tensioni e le stratificazioni che abitano il nostro presente. Il percorso dedicato a Concetta Baldassarre, artista abruzzese scomparsa nel 1981 e fino a oggi rimasta ai margini della storia ufficiale dell’arte italiana del secondo Novecento, assume i contorni di una scoperta tardiva ma necessaria. Formata da Toti Scialoja, vicina a figure come Piero Dorazio, Baldassarre ha attraversato il Novecento elaborando una grammatica personale, coerente e rigorosa.
L’evoluzione del suo linguaggio — dal naturalismo delle origini a un’astrazione tonale e spirituale — restituisce la complessità di un’esistenza vissuta nell’ombra ma costantemente impegnata in un dialogo profondo con la pittura e con il tempo. L’assenza è il tratto dominante di un’opera che, pur riducendo all’essenziale la forma, non rinuncia mai all’emozione né alla densità esistenziale. La mostra ripercorre attraverso circa sessanta opere la parabola di un’artista che ha saputo superare i confini della tela, integrando elementi tessili, oggetti d’uso, frammenti domestici, per costruire una visione del mondo fatta di sintesi e risonanze.
Accanto a lei, la fotografa anglo-indiana Annu Palakunnathu Matthew propone un’indagine rigorosa e toccante sulle tracce della presenza indiana in Abruzzo durante la Seconda guerra mondiale, restituendo con forza documentaria e sensibilità visiva la storia poco nota di quei soldati coloniali rinchiusi nel campo di Avezzano e poi aiutati nella fuga da famiglie italiane. Il progetto espositivo Storie nascoste si avvale di fotografie, proiezioni, materiali d’archivio e testimonianze dirette, costruendo un ambiente immersivo che invita lo spettatore a interrogarsi sul significato della solidarietà, dell’identità e della memoria storica.
L’operazione di Matthew non è mai nostalgica né illustrativa: il suo lavoro rielabora i dati raccolti con uno sguardo che fonde il rigore documentario alla forza simbolica dell’immagine contemporanea. L’opera si pone così come strumento di mediazione tra epoche e culture, riattivando un passato rimosso e proponendo una riflessione urgente sull’eredità della guerra e sulla responsabilità della narrazione storica. L’intero impianto curatoriale sottolinea con efficacia la volontà di Contemporanea di agire come dispositivo critico e sociale, capace di amplificare la voce degli archivi sommersi e offrire una nuova possibilità di ascolto e comprensione.
Non si tratta solo di riscoprire artisti o episodi dimenticati, ma di riportare al centro la funzione etica dell’arte, la sua capacità di raccontare ciò che spesso sfugge alle cronache ufficiali. In questo senso, il progetto dimostra anche una notevole coerenza metodologica: i due percorsi non si limitano alla pura esposizione, ma sono accompagnati da pubblicazioni monografiche che documentano e approfondiscono la ricerca delle artiste, restituendo al pubblico strumenti critici e conoscitivi.
È attraverso questa duplice operazione — espositiva e editoriale — che Contemporanea 25 riesce a coniugare la valorizzazione del territorio con una visione internazionale e aperta del contemporaneo. Il contesto del borgo di Tagliacozzo, inserito tra le architetture storiche e le montagne abruzzesi, contribuisce a rendere ancora più significativo il dialogo tra arte e memoria, facendo del Palazzo Ducale un contenitore simbolico in cui le storie riemergono, le immagini si sedimentano e il tempo si stratifica.
L’incontro tra la ricerca pittorica di Baldassarre e la fotografia civile di Matthew non è dunque solo una proposta curatoriale riuscita, ma un esempio di come l’arte contemporanea possa — e debba — farsi carico di rileggere il passato con gli occhi del presente, mantenendo viva la tensione tra estetica, responsabilità e testimonianza.


