COrto Botanico, nasce a Como un nuovo festival di cortometraggi. Rigorosamente under 35

Fiorisce al Cinema Gloria di Como un nuovo festival cinematografico dal 21 al 23 novembre. Si chiama COrto Botanico, è dedicato ai cortometraggi di registi under 35 e ad animarlo sono, principalmente, Christian, Giulia e Gabriele, tre ragazzi originari del territorio Lariano. Al centro del fitto programma di proiezioni, laboratori e incontri, l’impellente necessità di riaffermare l’importanza delle radici che legano ognuno di noi al luogo in cui siamo nati o in cui la nostra personalità si è forgiata maggiormente. Non come strumento di divisione verso ciò che percepiamo diverso da noi, ma in quanto imprescindibile passaggio per comprendere noi stessi e quindi gli altri.

Rivolgiamo qualche domanda agli organizzatori di questa nuova manifestazione dedicata al cinema.

I fondatori di COrtobotanico

Il vostro evento è dedicato ai cortometraggi, un formato che in Italia stenta a ritagliarsi uno spazio al di fuori dei festival. Quale pensate sia la forza della durata breve rispetto a quella estesa dei lungometraggi?

Proprio a causa della risaputa difficoltà per i cortometraggi (e, più in generale, per registi e registe alle prime armi) di trovare una reale distribuzione, festival dedicati a questo formato si sono moltiplicati. Anche COrto Botanico vuole valorizzare lavori brevi, al di sotto dei venti minuti, e dare loro una visibilità e una piccola distribuzione altrimenti impossibili. La forza della durata breve del cortometraggio, secondo noi, sta nel raccontare un intero mondo condensato in pochi attimi. Abbiamo scelto film che ci dessero questa impressione, che ci suscitassero quell’emozione particolare. Sono tutti differenti tra loro, sia a livello contenutistico che formale: alcuni sono più amatoriali, altri più strutturati; alcuni, pur durando solo qualche minuto, riescono comunque a lasciare un segno profondo nello spettatore.

Il programma di COrto Botanico pone l’accento sul legame con il territorio, privilegiando il lavoro di registi provenienti dal territorio lombardo. Si può dire che questa scelta nasconda la volontà di valorizzare le specificità di una determinata area geografica, in controtendenza rispetto all’omologazione verso cui si dirige la società contemporanea?

Sì ed è proprio questo il nostro obiettivo dichiarato. Siamo tre ragazzi nati e cresciuti in piccoli paesi della provincia di Como: crescendo abbiamo sempre percepito una mancanza di stimoli culturali, spazi aggregativi, possibilità di espressione che ancora oggi sono disponibili quasi esclusivamente nelle grandi città come Milano, città con cui ognuno di noi, per questioni di vicinanza geografica, è entrato in contatto. Questo ci ha portato a idealizzare la vita cittadina, convincendoci che la provincia, per definizione, non potesse offrire spunti e luoghi di aggregazione culturale ed artistica. Abbiamo perciò voluto realizzare un festival che permettesse ai giovani registi e registe del territorio comasco di mostrare le proprie opere e raccontare la loro visione di provincia, territorio e collettività. Non solo: vogliamo rinsaldare il legame con la comunità già fiorente intorno al cinema Gloria – la sala cinematografica comasca dove si svolgerà il festival, ndr – e allo stesso tempo accogliere persone nuove. Per noi rimanere sul territorio, alimentare il dialogo al suo interno e dare vita a realtà culturali che esulino dai grandi centri urbani è anche una scelta politica.

Frame di uno dei cortometraggi che verrano proiettati a Como

Un altro aspetto della vostra attività riguarda l’educazione all’immagine. Quale può essere il ruolo del cinema in un presente dove siamo esposti a un costante flusso di immagini, a fronte del quale spesso non disponiamo degli strumenti necessari a de-codificare le informazioni visive?

Siamo costantemente bombardati da immagini di qualsiasi genere: accanto a un video divertente, troviamo strazianti foto di guerra. Come già denunciato tempo fa dalla scrittrice statunitense Susan Sontag, questo fenomeno rischia di inibire totalmente le nostre capacità emotive ed empatiche. Il cinema è, come qualsiasi arte, politico: deve per questo agire da cassa di risonanza per ciò che succede nel mondo? O dobbiamo considerarlo come una mera forma di svago e intrattenimento? Non lo sappiamo, ma siamo certi che fare cinema implichi un certo grado di consapevolezza delle dinamiche socio-economiche che contraddistinguono il nostro presente, per esempio dando visibilità a punti di vista tradizionalmente marginalizzati.

D’altro canto, andare al cinema oggi è una pratica che rallenta, in parte, il nostro modo frenetico di fruire di contenuti visivi. In tal senso, l’educazione all’immagine in movimento fin dall’infanzia è un tema di fondamentale importanza, soprattutto in un momento storico in cui quasi ogni giorno viene annunciata la chiusura di una sala cinematografica.

Un obiettivo che vi ponete è sfruttare il mezzo cinematografico per generare incontri, dialogo e crescita collettiva. Quali eventi accompagneranno le proiezioni?

Sin dall’apertura delle candidature per i cortometraggi abbiamo invitato autrici e autori a essere presenti in sala. Vogliamo che la visione dei corti diventi l’occasione per riflettere insieme sui temi del festival: il senso di comunità, la vita in provincia oggi, la crescita personale e collettiva.

Parallelamente alle proiezioni abbiamo infatti organizzato il talk “Fioriture laterali: nuove geografie di vita, cultura e socialità”, pensato per esplorare, attraverso cinema, arti visive, critica ed esperienze dirette, i cambiamenti in corso nelle aree rurali, argomento di profondo interesse per le nuove generazioni. Proponiamo inoltre “Migrazioni botaniche”, un laboratorio creativo per bambine e bambini per coinvolgere anche gli spettatori più piccoli, pensato con Accademia dei Piccoli Artisti e Libreria La Ciurma: partendo dai racconti di “Il giro del mondo in 80 bambini” di Massimo Baraldi, introdurremo il tema del viaggio e della migrazione con momenti ludici e creativi. Per favorire momenti di scambio informale, abbiamo anche previsto un mercatino in cui si potranno barattare dvd, libri e oggetti usati. Le prime due giornate verranno infine concluse da un DJ set, mentre insieme a Sognicorti, rassegna indipendente di cortometraggi organizzata a Milano, abbiamo ideato un’attività interattiva per il pubblico che sveleremo durante il festival.

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