Cristo nella tempesta sul mare di Galilea: il Rembrandt rubato che ossessiona cinema e immaginario pop

Cristo nella tempesta sul mare di Galilea è una delle tele più celebri del maestro olandese Rembrandt van Rijn. Eseguito nel 1633, fu acquistato dallo storico dell’arte Bernard Berenson per conto di Isabella Stewart Gardner nel 1898, ed esposto presso l’omonimo museo di Boston fino al suo furto avvenuto nel 1990. La sua ubicazione rimane tuttora sconosciuta.

Una riproduzione di quest’opera compare nel primo minuto di Wake Up Dead Man, l’ultimo capitolo della fortunata serie Cena con delitto prodotta da Netflix e che vede protagonista un perfetto Daniel Craig. Il dipinto di un paesaggio marino appare per qualche istante quando Padre Jud Duplenticy (interpretato da Josh O’Connor) siede alla sua scrivania intento a scrivere i ricordi di un misterioso omicidio. Questa è l’unica scena in cui appare, ma è un’apparizione rumorosa visto che l’opera attira subito l’attenzione, oltre che per il suo status di capolavoro, anche e soprattutto per la sua travagliata e misteriosa vicenda.

Rembrandt dipinse questa scena biblica all’inizio della sua carriera, all’età di 27 anni. Il dipinto ritrae vividamente il miracolo in cui Gesù placò la tempesta sul mare di Galilea, come raccontato nel quarto capitolo del Vangelo di Marco. Una storia sulla vulnerabilità e la paura umana, Cristo rimane calmo e infine dice: “perché avete paura, gente di poca fede?” prima di placare la tempesta. Solo una figura guarda lo spettatore, un autoritratto dello stesso Rembrandt: con una mano regge il berretto che potrebbe volare via, con l’altra una corda.

Ci troviamo di fronte all’unico paesaggio marino conosciuto di Rembrandt, il che lo rende un unicum all’interno della sua opera. Nel 1898 Bernard Berenson ne negoziò l’acquisto per 6.000 dollari (equivalenti a circa 226.776 dollari nel 2026). Berenson, figura chiave nelle attività collezionistiche della Gardner, aveva già facilitato acquisizioni importanti come il Ratto di Europa di Tiziano nel 1896, consolidando la loro collaborazione.

Il 18 marzo 1990, due ladri travestiti da poliziotti si infiltrarono nell’Isabella Stewart Gardner Museum, sopraffacendo le guardie e rubando il Cristo nella tempesta sul mare di Galilea insieme ad altre 12 opere, per un valore complessivo di oltre 500 milioni di dollari, nel più grande furto d’arte nella storia degli Stati Uniti. I ladri tagliarono la tela dal telaio con una lama, probabilmente arrotolandola nonostante il rischio di danneggiarne la fragile superficie pittorica. Dopo oltre vent’anni, il 18 marzo 2013, l’FBI annunciò di aver identificato i colpevoli, sebbene i loro nomi rimangano segreti e non siano seguiti da arresti. Alcune teorie suggeriscono il coinvolgimento della criminalità organizzata, forse della mafia di Boston.

Il museo continua ad offrire una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni che portino al recupero delle opere rubate, e cornici vuote sono appese nella Sala Olandese come toccante ricordo della perdita.

Opere d’arte riconoscibili di questo calibro sono rare nella storia del cinema, ma camei artistici di grande impatto sono in pieno stile Cena con delitto. Nel capitolo precedente, Glass Onion: A Knives Out Mystery (2022), oltre alla Gioconda di Leonardo da Vinci (ca. 1503-1506), che per qualche assurdo motivo era in prestito dal Louvre, erano presenti opere di Henri Matisse, Pablo Picasso, Gustav Klimt, Edgar Degas, David Hockney, Cy Twombly, Jean-Michel Basquiat, Mark Rothko e Piet Mondrian.

Cristo nella tempesta sul mare di Galilea sembra che sia entrato a far parte dell’immaginario collettivo, tanto da esser apparso molte volte sui media popolari, spesso simboleggiando il mistero del suo furto. Appare due volte nella serie poliziesca The Blacklist. Il film del 2013 Trance, diretto da Danny Boyle, è incentrato sul furto del dipinto. 

Il paesaggio marino di Rembrandt è visibile anche sulla parete di un personaggio malvagio nella serie televisiva spin-off di Karate Kid, Cobra Kai (stagione 5, episodio 10), e nella serie francese Lupin, dove la stanza dell’hospice della madre del cattivo è decorata con quattro dei dipinti rubati dal Gardner (sebbene le dimensioni delle opere siano decisamente diverse).

Nel frattempo, nonostante la sua apparizione simulata in questi luoghi, la galleria a cui appartiene effettivamente il capolavoro di Rembrandt si sta avvicinando alla fine di un ambizioso progetto di restauro che ha interessato l’intera struttura, concentrandosi sulla celebre Sala Olandese, il luogo da cui furono rubate sei delle 13 opere durante il celebre furto del 1990. Il restauro ha incluso persino la sontuosa cornice dorata da cui fu tagliato il Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, e che è rimasta vuota per tutti questi anni, e tale rimarrà in attesa di insperati sviluppi. 

Al gennaio 2026, il caso rimane irrisolto, con continue speculazioni sul destino del dipinto: se si trovi in una collezione privata, in un nascondiglio criminale o sia andato irrimediabilmente perduto.

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Andrea Cacàci
Andrea Cacàci
Art dealer e gallery manager presso la Galleria 1/9unosunove di Roma. Laureato in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma e con un master in Art Management presso la Luiss BS. Ha sempre dedicato un’attenzione particolare all’arte contemporanea e ultra contemporanea, alle sue dinamiche e al punto d’incontro tra arte ed economia.

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