Da Borondo a He Wei: la pittura contemporanea si racconta alla Fondazione The Bank con le opere di 49 artisti

Puntare sulla pittura, in un’epoca in cui il mondo dell’arte si sposta verso nuovi medium, può sembrare qualcosa di molto azzardato. A rifletterci bene, la pittura è stata definita morta periodicamente nel corso della storia, ma allo stesso modo essa è sempre risorta, rediviva. Che abbia ancora qualcosa da dirci?

La sfida oggi è raccolta dalla Fondazione The Bank, che con la mostra “Da Gonzalo Borondo a He Wei. Nuove prospettive della pittura contemporanea dalle recenti acquisizioni della Fondazione The Bank” si propone di fare una vera e propria dichiarazione di intenti sul futuro della pittura.

L’esposizione, inaugurata il 15 novembre e visitabile gratuitamente nei weekend dalle 16 alle 19 fino al prossimo 8 marzo, è dedicata alle acquisizioni degli ultimi anni e mette in mostra, sotto la curatela esperta di Cesare Biasini Selvaggi, 60 lavori ad opera di 49 artisti italiani e internazionali, che vanno ad arricchire una più ampia collezione che conta già circa 1200 opere.

L’intento della Fondazione – nata dalle ceneri dell’Ex Banca Commerciale Italiana e convertita in spazio espositivo dal 2019 – è soprattutto quello di promuovere, preservare e investire nel lavoro dei giovani pittori figurativi che operano sul territorio veneto, nazionale e internazionale. Attraverso il mecenatismo, come spiega il fondatore Antonio Menon, si instaura un dialogo sincero con gli artisti selezionati – emergenti, outsider, mid-career e avanzati – che riescono così a svolgere una ricerca meticolosa, lontano dalla logica della produzione in serie, mettendo in moto una rivoluzione silenziosa della pittura figurativa, capace di rinnovarsi liberamente in forme sempre più attuali.

Il fil rouge che lega insieme le opere della collettiva in mostra è rappresentato dal linguaggio pittorico e dalla presenza centrale della figura umana, che ritorna potentemente a rivestirsi di nuovi significati. 

I dipinti si susseguono attraverso un allestimento su due piani, semplice e lineare, un’armonia fra pieni e vuoti, angoli illuminati e atmosfere soffuse, spazi che donano respiro alle opere permettendo di soffermarsi ad ammirarle lasciandosi meravigliare. L’ambiente, bianco e neutro come si confaceva ad una banca, è riscaldato dal colore e dalle presenze umane nelle tele che si rincorrono fra i corridoi, intrise di una bellezza che genera inquietudine, perché impregnata di dolore e di meraviglia. 

Ne è un esempio l’opera White Sheet and Chair (2018-2023) di Emanuele Giuffrida, artista palermitano membro della scuola siciliana, la cui arte si sviluppa attraverso una pittura che acquisisce una competenza personale e intima. Il suo lavoro racconta con delicatezza il dramma della morte in una città soffocata dalla mafia, focalizzandosi sui lenzuoli candidi – che enfatizza anche come elemento tridimensionale – utilizzati per coprire le vittime di attentati.

La presenza umana si fa criptica nell’opera Night Melancholy” (2024) dell’artista cinese He Wei, che intreccia composizioni figurative realistiche di corpi anonimi con inserti astratti (segni, graffi, scarabocchi) che ne spersonalizzano i volti, costringendo l’osservatore a superare il visibile con l’immaginazione.

Opere più critiche, in cui la figura umana è sostituita da quella animale umanizzata, sono ad esempio quelle di Grazia Cucco. L’artista umbra con le sue 3 piccole tavole (fra cui Preparativi”, realizzata nel 2025) realisticamente dettagliate rende protagoniste delle mantidi religiose e degli ibis sacri riprodotti all’interno di ambienti religiosi, in un’atmosfera pregna di sospensione erotica, suggerendo una critica velata al clero e ai suoi costumi.

Di critica politica e sociale si occupa anche l’artista e attivista romana Laika, che con la sua opera There is no American dream (2023) ritrae su uno sfondo neutro un Captain America ormai sconfitto. La volontà è quella di smascherare la realtà dietro al sogno americano, naufragato in una situazione di crescente disagio, povertà ed emarginazione che attanagliano il paese, come rappresentato dalla scritta sul barattolo delle offerte e dalla boccetta di Fentanyl aperta e rovesciata ai piedi del supereroe.

Questi e tanti altri lavori trovano spazio e modo di esprimersi all’interno della Fondazione, che si pone l’ambizioso obbiettivo di istituire un Museo della Pittura Contemporanea, un vero e proprio centro di ricerca, formazione e produzione di mostre e testi d’arte, arricchendo il proprio patrimonio per metterlo a servizio della comunità. 

Tutto questo si dimostra essenziale nell’ottica di valorizzare il dinamismo e la pluralità delle tendenze pittoriche attuali, collaborando a tenerle in vita, spronando gli artisti nel loro percorso e sospingendo la loro evoluzione artistica. In contesti come questo dunque, la pittura riesce ancora a trovare terreno fertile, a crescere libera e ad emozionare.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Laura Ferrone
Laura Ferrone
Nata a Treviso nel 2001, è laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali (Storia dell’arte) all’Università Ca’Foscari di Venezia. Ha frequentato un master in Curatela di mostre d’arte contemporanea a Venezia e ora collabora con artisti e curatori organizzando eventi sul territorio. La passione per l’arte, la natura e la scrittura l’hanno da sempre accompagnata e tutt’oggi la spingono a voler conoscere meglio il panorama artistico contemporaneo, in particolar modo quello legato al suo territorio d’origine.

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