Da invenduto a icona da 60 milioni: la lunga storia di Christopher Isherwood and Don Bachardy di David Hockney

Tra le opere più rare e venerate di David Hockney spiccano i suoi “doppi ritratti”, un corpus minimo e densissimo che permette allo spettatore di entrare nel suo universo sociale e affacciarsi sulla sua sfera più intima. Il primo di questa serie, Christopher Isherwood and Don Bachardy (1968), inaugura un ciclo che tra il 1968 e il 1975 porterà alla realizzazione di sole sette tele monumentali, ormai considerate tra i vertici assoluti della sua produzione.

L’opera, che sarà tra i protagonisti della Fall Marquee Week di Christie’s a New York nella 20th Century Evening Sale, ritrae Christopher Isherwood, uno degli scrittori più influenti del Novecento, accanto al compagno californiano Don Bachardy, anch’egli artista. I due sono seduti nel soggiorno luminoso della loro casa di Santa Monica: un interno sospeso tra tenerezza e tensione emotiva, attraversato da rimandi storico-artistici e da una forte profondità psicologica. Hockney ricrea la loro intimità con estrema delicatezza e lo fa attraverso il colore, catturando la luce dorata della California, che diventa metafora di un tempo e di un clima culturale irripetibile.

L’opera ha accompagnato tutte le principali retrospettive dedicate ad Hockney, dalla Whitechapel Gallery al LACMA, dal Palais des Beaux-Arts alla Tate Britain, fino al Centre Pompidou e al Met. Più recentemente è apparsa anche alla Fondation Louis Vuitton. Dei sette doppi ritratti esistenti, quattro appartengono a collezioni istituzionali, mentre due detengono i record assoluti dell’artista, confermando la rilevanza museale e di mercato della serie.

La storia di questa tela, però, non è lineare. Nel dicembre del 1985, a New York, l’opera comparve in copertina del catalogo Sotheby’s per le aste del 5–6 novembre, con una stima di 600.000 dollari — più del doppio del record d’asta dell’artista. Nonostante le aspettative, non raggiunse la riserva di 625.000 dollari e rimase invenduta, finendo nei magazzini Cirkers Hayes. Poche settimane dopo venne acquistata privatamente dal collezionista londinese James de Botton per 562.500 dollari.

La provenienza rende la vicenda ancora più complessa: nel 1985 Sotheby’s indicava il dipinto come proprietà della Andrew Crispo Gallery, sequestrata dal creditore Rosenthal & Rosenthal. Andrew Crispo, figura centrale del mercato degli anni Settanta, era allora travolto da scandali giudiziari: coinvolto (ma non incriminato) nel caso dell’“omicidio con maschera mortuaria”, poi accusato e assolto per sequestro e tortura, infine condannato per evasione fiscale, con tre anni di carcere dal 1986 al 1989. Il sequestro dei beni della galleria portò l’opera in asta proprio in quel contesto turbolento.

Nel 1988, con il divorzio dei de Botton, il dipinto passò a Jacqueline, che lo portò nel nuovo matrimonio con Marc Leland. Da qui la sua storia diventa più sfumata: negli ultimi anni i Leland hanno tentato di collocarlo privatamente con una richiesta intorno agli 80 milioni di dollari, senza mai riuscirci.

Ora, per la prima volta dal 1985, l’opera torna in asta con una stima tra 40 e 60 milioni di dollari, coperta da una garanzia di terze parti che ne assicura la vendita. Anche alla stima più bassa, il rendimento per i Leland sarebbe straordinario: un aumento di valore superiore al 7.000%, pari a un tasso annuo attorno al 175%.

Resta una domanda inevitabile: com’è possibile che un capolavoro di un artista già celebre sia rimasto invenduto nel 1985? Chi era presente ricorda tre fattori chiave: una stima troppo alta per l’epoca, una provenienza intricata e soprattutto il tema omosessuale, presentato nel pieno dell’epidemia di AIDS. Un contesto che oggi suona lontanissimo.

Le condizioni del mercato sono cambiate radicalmente: il record d’Hockney — 90,3 milioni di dollari — risale al 2018, quando Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) divenne l’opera più costosa mai venduta all’asta da un artista vivente, superata solo l’anno successivo dal celebre Rabbit di Jeff Koons.

A questo punto, non resta che attendere: chissà se la monumentale delicatezza di Christopher Isherwood and Don Bachardy riuscirà a riportare Hockney al vertice del mercato internazionale.

1 commento

  1. Considerando l’evoluzione artistica del grande Maestro , tutta la sua opera acquista un valore inestimabile.
    Nella storia dell’arte sono pochissimi gli artisti in età avanzata a create come David.
    PS
    Il piacere di averlo conosciuto a Los Angeles ne 1992.

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