Astronavi dedicate al racconto, mercati vittoriani trasformati in spazi sociali, architetture industriali riconvertite e nuovi edifici costruiti con materiali riciclati. Tra settembre e novembre, quattro importanti aperture mostrano come il museo contemporaneo non sia più soltanto un luogo destinato a conservare opere, ma un organismo urbano capace di produrre comunità, immaginari ed esperienze.
L’autunno 2026 si annuncia come una stagione particolarmente significativa per l’architettura museale internazionale. Da Los Angeles a Londra, passando per Gand e Bruxelles, apriranno o riapriranno istituzioni attese da anni, accomunate dalla stessa ambizione: ripensare il rapporto tra cultura, spazio pubblico e identità delle città.
Alcuni progetti nascono da edifici completamente nuovi, altri recuperano mercati, fabbriche e strutture storiche. In tutti i casi, però, il museo sembra voler superare il modello tradizionale della semplice sequenza di sale espositive. Biblioteche, giardini, cinema, laboratori, terrazze, aree per bambini, ristoranti e programmi notturni trasformano queste istituzioni in luoghi da abitare, anche indipendentemente dalla visita a una mostra.
Lucas Museum of Narrative Art, Los Angeles
Apertura: 22 settembre 2026
È probabilmente l’apertura museale più spettacolare dell’anno. Il 22 settembre, nell’Exposition Park di Los Angeles, inaugurerà finalmente il Lucas Museum of Narrative Art, fondato da George Lucas e Mellody Hobson.
Progettato da Ma Yansong e dallo studio MAD Architects, l’edificio appare come una gigantesca struttura extraterrestre atterrata nel paesaggio californiano. Le superfici bianche e curvilinee sembrano sollevarsi dal terreno, mentre tetti verdi e giardini integrano l’architettura nel parco circostante, disegnato da Mia Lehrer e Studio-MLA.
La collezione comprende oltre 40.000 opere legate all’arte narrativa, un territorio volutamente ampio che attraversa pittura, illustrazione, fumetto, fotografia, cinema e cultura popolare. Nelle trentacinque gallerie troveranno posto lavori di artisti e illustratori come Frida Kahlo, Norman Rockwell, Charles White e Maurice Sendak, insieme a manifesti cinematografici, tavole di fumetti e materiali provenienti dagli archivi di Lucas.
Non sarà, dunque, semplicemente il museo di Star Wars. L’obiettivo è mostrare come le immagini contribuiscano a costruire valori, miti e memorie collettive. Al cinema sarà comunque riservato un ruolo centrale: tra le installazioni inaugurali figura Star Wars in Motion, dedicata agli oggetti, ai modelli e alle tecniche attraverso cui l’universo della saga è stato trasformato in immagine.
Il complesso comprenderà inoltre due sale cinematografiche, una biblioteca, spazi educativi, aree di ristorazione e un grande parco accessibile anche senza biglietto.

Design Museum Gent, Gand
Riapertura: 3 ottobre 2026
Dopo una lunga chiusura e un articolato intervento di trasformazione, il Design Museum Gent riaprirà il 3 ottobre con una nuova ala e un programma inaugurale esteso alla città.
Il progetto, firmato da Carmody Groarke, ATAMA e RE-ST architecten, collega finalmente i diversi edifici che compongono il museo nel centro storico di Gand. Il nuovo volume, denominato DING – Design in Gent, non è pensato esclusivamente come contenitore espositivo, ma come una sorta di terzo luogo: un ambiente intermedio tra casa e lavoro nel quale incontrarsi, partecipare a laboratori, assistere a conferenze o semplicemente sostare.
La sostenibilità non rimane uno slogan applicato a posteriori, ma diventa parte visibile dell’architettura. La struttura utilizza legno a ridotto impatto climatico, mentre la facciata è realizzata con il Ghent Waste Brick, un mattone composto per il 63 per cento da rifiuti edilizi riciclati provenienti dalla stessa città.
Accanto alle sale dedicate alla collezione, il museo offrirà una terrazza panoramica, un giardino interno e spazi accessibili senza necessità di acquistare il biglietto. La riapertura sarà accompagnata, dal 3 all’11 ottobre, da attività gratuite, installazioni, studi aperti e un mercato dedicato a designer e produttori indipendenti.
Il progetto indica una direzione precisa: il museo del design non si limita più a esporre oggetti già entrati nella storia, ma diventa un laboratorio nel quale discutere come gli oggetti del futuro verranno prodotti, utilizzati e smaltiti.

KANAL–Centre Pompidou, Bruxelles
Apertura: 28 novembre 2026
Dopo anni di lavori, anticipazioni e aperture temporanee, il 28 novembre inaugurerà a Bruxelles KANAL–Centre Pompidou, una delle più grandi infrastrutture culturali nate in Europa negli ultimi decenni.
La sede occupa l’ex garage Citroën affacciato sul canale, un enorme complesso modernista degli anni Trenta composto da officine, superfici industriali e da uno scenografico showroom vetrato. Il progetto architettonico ha preservato il carattere produttivo dell’edificio, trasformandolo in una sorta di città culturale coperta.
KANAL riunirà arte moderna e contemporanea, architettura, performance, danza, musica e cinema. La collaborazione con il Centre Pompidou garantirà l’accesso a una delle principali collezioni internazionali del Novecento, mentre una parte rilevante della programmazione sarà sviluppata direttamente dall’istituzione belga.
L’apertura sarà accompagnata da dieci mostre, tra progetti monografici e presentazioni delle collezioni. Nel programma compaiono, tra gli altri, Otobong Nkanga, Joëlle Tuerlinckx e Banu Cennetoğlu.
Ma la vera peculiarità del progetto sarà probabilmente la quantità di spazio liberamente accessibile. Biblioteca, centro di ricerca, bookshop, laboratori, ristoranti, terrazza panoramica e un’area giochi coperta contribuiranno a rendere KANAL un luogo utilizzabile anche da chi non ha programmato una visita museale.
Più che una fortezza dell’arte, il museo si presenta come un’infrastruttura pubblica inserita nella vita quotidiana di Bruxelles.

London Museum, Londra
Apertura: 28 novembre 2026
Nello stesso giorno di KANAL aprirà anche la prima parte del nuovo London Museum, trasferito dalla precedente sede del Barbican allo storico complesso del mercato di Smithfield.
Il museo occuperà inizialmente il General Market vittoriano, restaurato dagli studi Stanton Williams e Asif Khan con la collaborazione degli architetti conservatori Julian Harrap. Le strutture in ferro, le volte e i segni dell’antica funzione commerciale non saranno cancellati, ma entreranno a far parte del racconto espositivo.
Le nuove gallerie permanenti, a ingresso gratuito, ricostruiranno migliaia di anni di storia londinese attraverso oggetti celebri e materiali mai esposti prima. Una finestra lunga sei metri permetterà inoltre di osservare i treni in transito lungo una linea ferroviaria ancora attiva, mettendo simbolicamente in comunicazione il museo con il movimento incessante della città.
Il London Museum vuole infatti proporsi come uno spazio sociale aperto dal giorno alla notte. Il programma comprenderà musica, incontri, performance e sessioni con DJ il venerdì e il sabato. Il ciclo inaugurale, intitolato London Tastes, sarà dedicato alla cultura alimentare della capitale britannica e verrà curato da Ruby Tandoh e Jonathan Nunn.
Quella di novembre sarà soltanto la prima fase del progetto. Il vicino Poultry Market, destinato alle esposizioni temporanee, ai depositi e al centro educativo, dovrebbe essere completato nel 2028.
Il museo come nuovo spazio pubblico
Le quattro aperture mostrano linguaggi architettonici molto diversi, ma condividono una trasformazione profonda. Il museo non viene più progettato esclusivamente attorno alle collezioni, bensì intorno alle persone e alla possibilità che queste utilizzino gli spazi in modi differenti.
Il Lucas Museum costruisce un ponte tra capolavori, cinema e immaginario popolare; Gand lega il design all’economia circolare; Bruxelles restituisce alla città una fabbrica monumentale; Londra converte un mercato storico in un luogo nel quale raccontare la metropoli.
La competizione tra grandi istituzioni non sembra quindi giocarsi soltanto sul numero delle opere possedute o sul prestigio delle mostre. La questione decisiva sarà un’altra: quale ruolo può ancora avere un museo nella vita reale di una città?
Le aperture dell’autunno 2026 provano a rispondere trasformando l’istituzione culturale da destinazione occasionale a spazio quotidiano, permeabile e collettivo.


