Da New York a Seoul: The Armory Show e Frieze Seoul inaugurano la stagione dell’arte tra sperimentazione, geopolitica e nuovi equilibri di mercato

Ogni settembre, New York City si trasforma nel palcoscenico mondiale dell’arte contemporanea e nessun evento cattura questo spirito meglio di The Armory Show.

Con l’estate che volge al termine e il mondo dell’arte che si prepara al mercato, l’Armory Week di New York, che deve il nome alla storica fiera regina di settembre, torna per inaugurare l’intensa stagione autunnale (sarà intensissima ad Ottobre). La settimana newyorkese vedrà la presenza di altre due fiere: Independent 20th Century e Art on Paper. Ma gli eventi e le inaugurazioni saranno molti di più e coinvolgeranno tutta la metropoli.

Quest’anno, l’Armory Show accoglierà oltre 230 gallerie nelle sale del Javits Center, di cui sei espongono nella nuova sezione Function. Ovviamente tutti i grandi player del mercato timbreranno il cartellino a Midtown West.

Una delle novità più attese di quest’anno è il lancio della sezione Function, che metterà in primo piano le pratiche orientate al design e la sperimentazione scultorea. Tra gli artisti partecipanti figurano Nikita Gale, nota per le sue opere politicamente intese e materialmente innovative; la regista e artista Cauleen Smith, la cui pratica multimediale collega la storia e le speculazioni sul futuro; Ryan Johnson, che reinventa forma e struttura attraverso l’assemblaggio scultoreo; e i celebri Gee’s Bend Quiltmakers, le cui tradizioni tessili hanno plasmato sia il discorso artistico che quello del design. La sezione Function sottolinea l’impegno di The Armory Show per l’innovazione, in cui confini tra belle arti, artigianato e design sono particolarmente sfumati.

Per la prima volta nella storia della fiera, la sezione Platform, dedicata a installazioni su larga scala e progetti site-specific, sarà curata da un’organizzazione no-profit, Souls Grown Deep, una fondazione dedita alla conservazione e alla celebrazione della creatività nera del Sud America. L’inclusione di Souls Grown Deep aggiunge un significativo livello di rilevanza culturale e sociale alla fiera, riaffermando il ruolo di The Armory Show non solo come mercato dell’arte, ma anche come spazio di dialogo e progresso.

Quest’anno, gli stand principali renderanno omaggio alla defunta Ming Fay, le cui oniriche sculture botaniche invitano gli spettatori a immergersi in paesaggi lussureggianti e ultraterreni, e all’artista Sylvie Hayes-Wallace, le cui opere immersive sfidano i tradizionali modelli di percezione ed esperienza. Queste vetrine dedicate offrono sia ai nuovi arrivati che ai collezionisti più esperti l’opportunità di immergersi profondamente nell’eredità di due artisti che hanno ampliato il linguaggio dell’arte contemporanea.

Mentre il Javits Center rimane il cuore pulsante della fiera, The Armory Show continua ad ampliare la sua portata in tutta la città attraverso collaborazioni ambiziose.

Collezionisti d’arte, curatori e appassionati desiderosi di socializzare, le gallerie della città ospitano mostre interessanti anche fuori dai padiglioni fieristici. Da una mostra tributo a Joel Shapiro alla Paula Cooper Gallery a uno sguardo intimo del famoso progetto di Nancy Holt, Sun Tunnels (1973-76), alla Sprüth Magers. 

Nel Queens, il Queens Museum collaborerà con Gagosian per presentare sulla sua facciata un monumentale striscione che riproduce la mostra Louis Malle Practice di Honor Titus, amplificando la presenza dell’arte nello spazio pubblico.

Nel frattempo, a Manhattan, Times Square Arts e il Whitney Museum of American Art presenteranno congiuntamente l’animazione multicanale di Marina Zurkow, The River is a Circle (Times Square Edition). Quest’opera digitale occuperà oltre 95 cartelloni pubblicitari di Times Square ogni sera, trasformando la città in una tela vivente e offrendo un’esperienza artistica condivisa a milioni di passanti.

In questa settimana, a far da contraltare al ruolo “quasi” egemone sulla scena artistica globale di New York ci penserà Seoul.  

Con il ritorno di Frieze per la sua quarta edizione (3-6 settembre) nella capitale coreana, le mega gallerie hanno portato un mix di opere di artisti internazionali e locali. A spiccare saranno le sculture di Antony Gormley, esposte da White Cube e da Thaddaeus Ropac, saranno presenti anche al Museum SAN, in uno spazio appositamente progettato da Tadao Ando.

La fiera accoglierà ancora una volta circa 120 gallerie presso il nuovissimo centro congressi Coex di Gangnam, un quartiere esclusivo di Seul. Come di consueto, saranno presenti le mega-gallerie come Gagosian, Hauser & Wirth, Pace, David Zwirner e White Cube. La fiera ha aperto le porte a circa 20 nuovi espositori, tra cui 10 Chancery Lane Gallery e de Sarthe da Hong Kong, The Breeder da Atene, Carvalho da New York, Make Room da Los Angeles e Ota Fine Arts da Tokyo. Tuttavia, più di 40 gallerie hanno deciso di non rinnovare la propria partecipazione, tra cui nomi “discretamente” importanti come Karma, Mariane Ibrahim, Michael Werner e Neugerriemschneider.

Armory e Frieze Seoul arrivano in un momento difficile sia per il mercato dell’arte internazionale che per le gallerie, sia quelle operanti negli Usa che in Corea del Sud. Quest’ultima ha vissuto un’altalena di eventi dall’ultima edizione della fiera, persino rispetto ai drammatici standard globali del 2025. Nel dicembre 2024, l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol ha dichiarato la legge marziale; i negoziati sui nuovi dazi americani sono stati ulteriormente complicati da una rotazione dei leader ad interim prima delle elezioni di giugno del nuovo presidente Lee Jae Myung del Partito Democratico di Corea. Tutto ciò è avvenuto nel contesto di una recessione economica in corso, con i disordini che non hanno fatto altro che acuire le divisioni sociali lungo linee generazionali, regionali, di genere e di classe in tutta la società. Tuttavia, una nuova era di cauto ottimismo sembra aprirsi nel mondo dell’arte coreano, giusto in tempo per Frieze Seoul.

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