Da WhiteSpace Projects Napoli un nuovo capitolo di una fiction sci-fi con Agnes Questionmark e Alessandra Troncone.

Sull’Atlante, al 40º parallelo nord, si può tracciare una linea che unisce due storie non troppo distanti: Napoli e New York. Di questo parallelismo si è parlato spesso, a partire dall’eredità lasciata da Lucio Amelio, di cui per ulteriori approfondimenti rimando all’articolo di Andrea Viliani pubblicato su Il Giornale dell’Arte (n. 464, settembre 2025). “Qui (a Napoli) ci si sentiva come se fossimo a New York”, affermava Keith Haring: due città frenetiche e pulsanti, accomunate da un’attitudine interdisciplinare e multiculturale che costituisce l’ingrediente principale di questo melting pot tra la capitale finanziaria statunitense e le terre porose dell’antico Regno delle Due Sicilie.

È da questa coincidenza geografica che Pietro Costa, artista visivo e filantropo (classe 1960), dopo cinquant’anni trascorsi nella Grande Mela decide di mettere radici a Napoli, aprendo il suo studio e spazio no profit in via Broggia 18: WHITESPACE Projects Napoli.

La carriera internazionale di Costa vanta numerose personali e collettive in gallerie e musei di primo piano tra Europa e Stati Uniti. La sua pratica si è formata accanto ad alcune delle figure che hanno segnato la storia dell’arte della seconda metà del Novecento, come Richard Serra, Dan Flavin e Mario Merz. A Napoli, l’artista mette oggi a disposizione le sue risorse e il suo know-how internazionale per favorire nuove connessioni tra le comunità artistiche, dando vita a un polo visionario e creativo.

Quadriennale_2025_Fantastica_fotografia_Agostino_Osio_Alto Piano

In uno spazio immacolato prende così forma un ponte tra linguaggi, culture e pratiche artistiche. Lo “spazio bianco”, o spazio negativo, richiama il concetto giapponese di Ma, inteso come intervallo fertile, promotore di infinite possibilità. Insieme a Concetta Luise, curatorial coordinator, Costa inaugura una nuova stagione che, nel segno del dialogo tra le due capitali, rende omaggio all’arte contemporanea.

La fall season accoglie due tra le figure recentemente segnalate dal Giornale dell’Arte come le cento personalità più influenti in Italia: Alessandra Troncone (1984, Napoli) e Agnes Questionmark (1995, Roma), rispettivamente curatrice e artista, due protagoniste che non necessitano di presentazioni. Con La Chimera Mostruosa, una “caccia estiva” tra le sponde che custodiscono le spoglie della sirena Partenope, si apre la prefazione di un nuovo capitolo di questa fiction sci-fi che vede Questionmark come protagonista. Un vero e proprio prequel del progetto  Exiled in Domestic Life presentato alla 18ª Quadriennale d’Arte di Roma, nella sezione Il corpo incompiuto, curata dalla stessa Troncone.

Chimera mostruosa_Courtesy Whitespace project Napoli

Il 17 maggio 2025 entra in scena un nuovo personaggio: Alessandra, che invita Agnes a Napoli per una visita al Museo Darwin–Dohrn, ospitato nella storica Stazione Zoologica Anton Dohrn: il primo acquario pubblico d’Europa. La ricercatrice segnala la presenza di alcuni esemplari marini che richiamano l’oggetto di studio della scienziata Questionmark: una creatura non identificata, metà umana e metà pesce, sospesa tra dolore e desiderio.

Sono queste corrispondenze a tessere il racconto sfaccettato in cui Agnes innesca la ricostruzione di frammenti narrativi: una tautologia in cui è al tempo stesso soggetto e oggetto di studio.

Nello spazio partenopeo, come in una teca museale, sono conservati: embrioni, code marine, elementi di analisi scientifica e bassorilievi in cera che ricostruiscono sezioni anatomiche. Gli indizi conducono ad una ricerca scientifica di un essere vivente indefinito, refrattario a ogni classificazione. Proprio come una chimera: nomenclatura utilizzata per descrivere un organismo ibrido, in cui coesistono identità differenti.

Chimera mostruosa_Courtesy Whitespace project Napoli

Agnes Questionmark simpatizza la sua ricerca mettendo in scena un arco narrativo percorribile in più tappe, più capitoli, come una fiction autobiografica. La sua poetica si articola come un percorso interiore e relazionale, guidato dall’indagine di temi quali l’attraversamento di genere e di specie, il controllo esercitato dalla scienza sui corpi non conformi e l’immaginario postumano. Nell’installazione Exiled in Domestic Life, presentata al Palazzo delle Esposizioni, l’artista espone la dimensione più intima del suo processo: sulla scrivania di lavoro si possono leggere alcune lettere che rivelano un lato fragile, vulnerabile, profondamente umano. Attraverso quelle parole emerge una tensione costante tra ricerca e sofferenza, tra il bisogno di conoscersi e la fatica di esistere. È un racconto  dove l’esperienza personale diventa linguaggio universale di resistenza e trasformazione.

Fantastica_2025_foto_Agostino_Osio_Alto-Piano

“Pazientemente le chimere mostruose hanno atteso per milioni di anni. Giorno dopo giorno hanno lasciato che la storia manipolasse il loro ambiente e le loro mutazioni. Vittime di quel crimine che le ha spezzate ma con la stessa facilità con cui le ha perfettamente disegnate e programmate per vivere e sopravvivere. Una chimera mostruosa è destinata alle catene della fragilità”.

WhiteSpace Projects Napoli inaugura così una narrazione che si muove tra scienza e mitologia dove la Chimera Mostruosa diventa figura liminale, emblema di un corpo collettivo. In attesa dei prossimi episodi della Questionmark, possiamo affermare che Napoli, proprio come diceva Keith Haring negli anni ottanta, mantiene il suo ruolo di crocevia per nuove sperimentazioni contemporanee.

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