Dal caicco al gaming: la Certosa di San Martino racconta il mare tra storia e America’s Cup

La Coppa America è appena passata per Napoli, con vista sulla Louis Vuitton Cup che prenderà il via a maggio 2027, ma sul Golfo il dialogo tra passato e futuro della navigazione continua anche lontano dal campo di regata. Mentre domenica 27 settembre Luna Rossa ha chiuso con una vittoria trionfale su Team New Zealand la Preliminary Regatta Naples della 38ª America’s Cup, alla Certosa di San Martino di Napoli ha riaperto la Sezione Navale, riallestita proprio in concomitanza con le regate degli AC40.

Dalle sale della Certosa affacciate sul Golfo, scenario mozzafiato della più importante competizione velistica del mondo, si osservano le acrobazie delle imbarcazioni che stanno preparando la grande sfida del 2027; nelle sale interne, invece, sono conservate alcune delle barche che raccontano la storia della marina napoletana e della corte borbonica.

La Preliminary Regatta, disputata a Napoli dal 24 al 27 settembre, è stata la seconda tappa preliminare del ciclo 2026 della 38ª America’s Cup, disputata con gli AC40. Quello appena concluso è soltanto l’inizio del percorso verso la competizione del prossimo anno. La Louis Vuitton Cup prenderà il via a Napoli il 22 maggio 2027 con un weekend inaugurale di regate di flotta a bordo degli AC75. Dal 26 maggio la competizione proseguirà con i match race, fino a determinare lo sfidante che affronterà Emirates Team New Zealand nella Louis Vuitton America’s Cup Match.

In questo scenario, la riapertura della Sezione Navale della Certosa offre un’altra prospettiva sul rapporto tra Napoli e il mare, con la possibilità di guardare da vicino le imbarcazioni che per oltre un secolo hanno rappresentato il potere, la diplomazia e la cultura della navigazione.

Come sottolinea Massimo Osanna, capo del Dipartimento per le Attività culturali del Ministero della Cultura, “la riapertura della Sezione navale restituisce al pubblico uno dei nuclei storici del Museo di San Martino e rinnova la capacità dell’istituto di raccontare Napoli mettendo in relazione le raccolte con il contesto urbano e il Golfo”. La posizione della Certosa diventa così parte integrante del racconto: “Dalle sale e dalle terrazze, quanto è custodito all’interno offre strumenti per comprendere il paesaggio circostante, ricollocando gli oggetti nel loro orizzonte territoriale e storico“.

Le imbarcazioni della corte e la storia del Golfo

Il nuovo allestimento occupa le sale adiacenti alla terrazza del Belvedere, una posizione che rende particolarmente evidente il rapporto tra ciò che il museo conserva e il paesaggio che lo circonda. La Sezione Navale è stata riallestita dalla direttrice dei Musei Nazionali del Vomero Almerinda Padricelli, con la collaborazione di Brunella Velardi, referente della Certosa di San Martino, e la consulenza scientifica di Pierangelo Campodonico, dirigente dell’Istituzione Mu.MA – Musei del Mare e delle Migrazioni.

Il progetto, realizzato dall’architetto Lucia Anna Iovieno, punta su pochi elementi per mettere in evidenza le singole opere: basamenti che modificano il punto di vista, uno specchio d’acqua nel quale si riflette la Lancia di Umberto I, un parapetto sagomato a onda dal quale emerge il caicco. Colori e illuminazione sono utilizzati per sottolineare dettagli e materiali delle imbarcazioni. “Ogni pezzo di questa sezione è eccezionale e il progetto ha cercato di esaltarne l’unicità lavorando su pochi ed essenziali elementi”, spiega Iovieno. “I basamenti portano le opere al centro dello spazio o offrono punti di vista inconsueti: lo specchio d’acqua in cui si riflette la Lancia di Umberto I, il parapetto sagomato ad onda da cui il caicco emerge con la prua sollevata. Nuovi colori lasciano risaltare le opere e un’illuminazione puntuale ne rivela i dettagli”.

Al centro del percorso ci sono tre imbarcazioni. La Lancia Reale a 24 remi di Carlo di Borbone, realizzata nella metà del XVIII secolo, della misura di 20 metri. Accanto a questa si trova la Lancia Reale a 14 remi di Umberto I di Savoia, costruita nel 1889 nell’antico Arsenale napoletano e lunga 14 metri. Completa il nucleo principale il Caicco da parata a 6 remi, lungo 11,40 metri, donato dal sultano Selim III a Ferdinando IV di Borbone nella seconda metà del Settecento. Attorno alle grandi imbarcazioni il percorso comprende modelli in scala di fregate, corvette e cannoniere realizzate dalle maestranze napoletane, stabiesi e veneziane, oltre a dipinti di battaglie navali, vedute, polene e armi. A breve, un sistema di QR code consentirà inoltre di approfondire la storia e l’origine delle singole opere. Il risultato è un allestimento che punta a riportare le imbarcazioni al centro dell’esperienza di visita. Anche il panorama contribuisce alla lettura delle opere: la città e il Golfo diventano parte integrante del percorso.

Dal museo al videogioco

Il progetto propone anche una chiave più tecnologica e digitale: al piano ammezzato è stata infatti installata “Rotta su Napoli”, una postazione interattiva di gaming realizzata da ETT, industria digitale e creativa del Gruppo Deda. L’obiettivo è trasformare le imbarcazioni e gli strumenti della Sezione Navale in elementi da conoscere attraverso l’esperienza diretta. Il sistema permette di giocare da soli oppure in modalità multiplayer fino a nove persone. Una grande videoproiezione costruisce lo scenario, mentre otto monitor touch individuali ospitano altrettanti ruoli dell’equipaggio. La partita dura tra i 10 e i 15 minuti e combina cooperazione, punteggi e diverse prove legate alla navigazione.

“Il pubblico che oggi entra in un luogo della cultura chiede strumenti che lo aiutino a capire e orientarsi nelle collezioni, stabilendo un rapporto personale con ciò che incontra”, spiega Giuseppe Guerrisi, amministratore delegato di ETT. “Da qui la scelta di un’esperienza di gioco collaborativo, ideata soprattutto per i giovani e pensata per rendere più accessibili le informazioni. In questo modo, abbiamo creato nuove possibilità di conoscenza, mantenendo al centro l’affidabilità dei contenuti. Per ETT innovare significa, infatti, trovare forme nuove per raccontare il patrimonio, rispettandone la complessità”. La prima avventura che i visitatori potranno vivere si intitola “1764, Caccia al corsaro”. L’ambientazione è quella del Golfo di Napoli nel Settecento e il protagonista è Capitan Peppe, personaggio storico documentato della marina borbonica. Il compito dell’equipaggio è individuare uno sciabecco di corsari barbareschi, catturarlo e riportarlo nel porto di Napoli.

La missione è divisa tra i diversi componenti della ciurma: si osserva l’orizzonte con il cannocchiale, si interpreta la rotta e il vento, si governa il timone, si spiegano le vele, si prepara la bordata e si calcola la gittata dei cannoni. Ogni azione corrisponde a un elemento concreto della navigazione e della vita di bordo. Le dinamiche sono costruite per trasmettere informazioni sulle imbarcazioni, sulle tecniche di navigazione, sulle armi e sugli strumenti utilizzati all’epoca. Il progetto nasce proprio con l’intento di avvicinare alla Sezione Navale nuovi pubblici, in particolare giovani, scuole e famiglie, mettendo in relazione il gioco con gli oggetti conservati nel museo. L’avventura termina con un richiamo visivo a uno dei dipinti della Certosa, creando un collegamento con le altre sezioni del museo e invitando il visitatore a ritrovare nel percorso reale ciò che ha incontrato durante il gioco.

Una nuova lettura del rapporto tra museo e città

La scelta di affiancare le collezioni storiche a uno strumento digitale acquista un significato particolare proprio in questi giorni, quando il Golfo è diventato il campo di prova della nuova generazione di imbarcazioni in lizza per la Coppa America e la città ribolle di entusiasmo per la competizione velica e per le emozioni che Luna Rossa ha già iniziato a regalare. Gli AC40 della Preliminary Regatta hanno portato in città una tecnologia e una modalità di navigazione lontanissime da quelle rappresentate dalle imbarcazioni della Certosa, eppure il mare e lo scenario attraversati sono esattamente gli stessi. Il riallestimento diventa quindi la possibilità di guardare lo stesso Golfo attraverso epoche, tecnologie e forme di conoscenza differenti, mettendo in relazione la storia della navigazione con il presente della competizione velica e con nuovi strumenti di fruizione del patrimonio. È questa, del resto, la direzione indicata dalla direttrice dei Musei Nazionali del Vomero Almerinda Padricelli: “Abbiamo pensato a un riallestimento snello e accessibile che colleghi il passato, con le sue magnifiche imbarcazioni, al presente, attraverso il gaming che coinvolga le giovani generazioni e volgendo uno sguardo al futuro grazie al dialogo visivo con le avveniristiche imbarcazioni impegnate nella fase preliminare della Louis Vuitton Cup 38ª America’s Cup“. L’obiettivo, aggiunge Padricelli, è fare di questa esperienza un modello per gli altri spazi del complesso: “Una formula espositiva che mi piacerebbe adottare per tutte le sezioni espositive dei nostri tre musei adottando un linguaggio contemporaneo che possa raccontare oggi il nostro passato guardando al futuro“.

La riapertura della Sezione Navale coincide inoltre con la restituzione al pubblico del primo e del secondo terrazzamento dei giardini della Certosa, recentemente recuperati, fino alla Terrazza della Magnolia. Un intervento che amplia l’esperienza di visita e rafforza il rapporto tra il complesso museale, la collina e il panorama della città.

Così, mentre Luna Rossa e gli altri team preparano la grande sfida a Emirates Team New Zealand nel 2027, la Certosa propone una diversa cronologia del mare napoletano: dalle imbarcazioni della corte borbonica agli scafi dell’Italia postunitaria, dalle vedute del Golfo alle simulazioni digitali. Tre secoli di storia che oggi, dalle terrazze di San Martino, possono essere letti guardando nella stessa direzione: verso il mare.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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