Nelle sale della Galerie La La Lande di Parigi, a pochi passi dal Centre Pompidou, i tappeti di Matteo Mandelli (YOU) non si adagiano sul pavimento: si sollevano, diventano superfici sospese, mappe concettuali, diagrammi di un pensiero che intreccia tradizione e tecnologia. In concomitanza con Art Basel Paris (24–26 ottobre 2025), la galleria presenta la mostra Résonances archaïques, un progetto corale che indaga le risonanze tra antico e contemporaneo, tra il gesto manuale e i linguaggi digitali. In questo contesto, Mandelli espone Cyber Carpet, una serie di opere in cui il filo e il silicio si incontrano per dar vita a una nuova forma di racconto visivo.
L’idea nasce da un’intuizione semplice e folgorante: “Le piste di una motherboard e la trama di un tappeto parlano la stessa lingua: connessioni.” Da questa riflessione, l’artista sviluppa un corpus di lavori che traduce il linguaggio dei circuiti elettronici nel linguaggio della tessitura, creando tappeti-circuito in cui codice e ornamento si fondono. I disegni vengono tracciati manualmente, poi elaborati attraverso l’intelligenza artificiale, per essere infine tessuti a mano in Pakistan e in Iran, luoghi che incarnano l’eccellenza artigianale e la memoria della tradizione.

Rientrati in studio, Mandelli interviene sulle opere reintegrando componenti elettronici reali – schede madri, microchip, frammenti di schermi – inseriti nella trama come reliquie di un’era digitale. In questo gesto si compie la sintesi tra il passato tattile dell’artigianato e il presente immateriale della tecnologia. Ogni tappeto diventa così un organismo di memoria, una rete viva che custodisce il tempo, la materia e la mano che l’ha generata.
Il tempo di realizzazione non è un dato tecnico ma un elemento poetico: ogni opera porta nel titolo il numero di ore necessarie alla sua creazione – 555h, 556h, 909h – come se la durata stessa del lavoro diventasse parte integrante dell’opera. Esposti a parete, i Cyber Carpet assumono una dimensione pittorica e architettonica: non più oggetti d’uso ma icone di connessione, sospese tra il codice digitale e l’arazzo arcaico.
Con questa serie, Mandelli prosegue la ricerca iniziata con The Contact, spostando l’asse della sua riflessione dal taglio alla cucitura, dalla distruzione alla costruzione. Se in precedenza la sua pratica indagava la tensione tra uomo e macchina attraverso l’intervento diretto sulla materia tecnologica, in Cyber Carpet l’artista ricompone questa frattura, restituendo alla tecnologia una dimensione umana, imperfetta e rituale.
La mostra, aperta dal 17 ottobre al 28 novembre 2025, dialoga con il tema generale di Résonances archaïques, dove la tradizione non è nostalgia ma materia viva da reinterpretare. Nei tappeti di Mandelli convivono due ritmi: quello lento della tessitura e quello veloce del flusso digitale. La fibra e il silicio diventano così due estremi di un unico circuito estetico e concettuale, in cui l’artigiano e l’algoritmo partecipano a uno stesso gesto creativo.





