Lo scorso sabato 6 settembre si è svolta la terza edizione di Cantiere Aperto: arte contemporanea, musica e poesia nella splendida cornice naturale della Fondazione No Man’s Land in contrada Rotacesta a Loreto Aprutino (PE). Curato da Zerynthia – Associazione per l’Arte Contemporanea OdV, in collaborazione con Aware – Bellezza Resistente e con il patrocinio del Comune di Loreto Aprutino, il progetto ha visto la presentazione di una nuova installazione site-specific dell’artista Bruna Esposito – Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999. Artista poliedrica e polisemica, Bruna è legata alla performance art e la sua ricerca esplora lo spazio come estensione del corpo e dell’idea artistica.
Dalla fotografia al suono, dal video alla scultura, le sue opere attraversano ogni mezzo appropriandosene completamente. Oro colato è il titolo della nuova installazione: un’amaca d’artista riempita di fieno sospesa nel bosco di noceto, immobile e silenziosa finché il soffio del vento non la accarezza, facendo echeggiare il tintinnio dei campanacci che pendono dalla sua pancia, un bisbiglio che si perde nel fruscio delle foglie.
The eternal transhumance è il sottotitolo di Oro colato, la tua nuova installazione inaugurata alla Fondazione No Man’s Land a Loreto Aprutino (PE). È un sottotitolo interessante, se pensiamo che si tratta di un’installazione site-specific e, dunque, pensata per un luogo specifico e destinata a rimanere fissa in quel luogo. Cosa puoi dirci a proposito?
Transumanze eterne. Eterne transumanze. Questo sottotitolo cosa intende dire?
Io stessa non ne sono pienamente consapevole. A volte le parole riecheggiano percorsi che scendono dalle vette fino alle foci e viceversa risalgono. Così anche i pensieri. Per No Man’s Land ho tentato di cucire questa opera su misura. Per il contesto quanto per il paesaggio. La fertile terra nel centro della nostra penisola italica è una benedizione. Ben temperata, accoglie. Culla.

New York e Berlino, come hai più volte dichiarato, sono state le tue due scuole di vita: la prima è dinamismo, proiezione verso il futuro e la seconda è introspezione, una profonda riflessione interiore. Quanto c’è dell’una e dell’altra in Oro colato?
Non saprei rispondere con esattezza a questa domanda. Vivendo in diversi paesi si fa esperienza di modi diversi di sentire e d’intendere. Spesso tra loro contrapposti. Spero che noi popoli del mediterraneo riusciremo ad essere leganti, esempio della saggia ‘via di mezzo’.
Una volta tornata a Roma, hai conosciuto Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni: raccontaci com’è nata la vostra collaborazione e come si è sviluppata fino ad oggi.
Con Dora e Mario c’è sempre un’intesa fatta di muti sottintesi. Immediatamente scattò qualcosa che in poche parole chiamerei totale fiducia. Tante le mostre in cui mi hanno coinvolta. Ne sono grata. Diverse le avventure insieme, immergendoci nell’arte, l’unica che traini, l’unica che motivi, l’unica cui credere…

Oro colato è anche il nome di un’altra installazione nata nel 2014, la prima di quella che si può definire una serie, poi divenuta l’oggetto di una performance presentata nel 2021 al MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli, con le poesie scritte e declamate da Paola d’Agnese. Cosa la distingue dalla nuova installazione site-specific inaugurata alla Fondazione No Man’s Land?
Sì, questa opera è versatile. Nella prima versione, nel giardino di Villa Medici a Roma, in una mostra a cura di Pier Paolo Pancotto, io feci una performance interagendo col pubblico e misi nell’amaca, piena di aghi di pino, una coperta dorata isotermica di primo soccorso medico. Simile performance, ma con la partecipazione di Paola e le sue poesie, avvenne al MACTE e vinse il Premio Termoli che l’ha acquisita nella collezione. Per No Man’s Land, l’amaca contiene fieno, è posta ai limiti del bosco, quasi nascosta, in balìa degli elementi naturali…
Nel tuo lavoro spesso emergono riferimenti multisensoriali; in particolare, in questa versione di Oro colato l’elemento sonoro è quello più evidente, come accade anche in altre installazioni presenti nel noceto della Fondazione. Quanto il suono influisce nella relazione tra l’opera e la natura che la circonda?
Sì, molte opere a No Man’s Land sono sonore. Ho subito sentito il desiderio di entrare nel coro a più voci. Oro Colato emette suono tramite alcuni semplici campanacci, tradizionali sonagli che da millenni mettiamo al collo di pecore e capre, sono suoni della terra, ancestrali…



