Da sempre legati alla nostra intoccabile tradizione, abbiamo – nel corso del tempo – cercato di proteggere i più intimi racconti della cultura enogastronomica italiana dalle luci della ribalta: timore di contaminare la tradizione con la blasfemia dell’innovazione; paura di perdere la più pura delle narrazioni; terrore di mercificare l’autenticità di un prodotto unico. Eppure alcuni brand dell’agroalimentare ci stanno oggi dimostrando che la comunicazione d’autore può non solo custodire un intero immaginario, ma anche e soprattutto preservarlo. Ecco sette esempi da seguire.
Frantoio Muraglia
Ad Andria, il Frantoio Muraglia si occupa di olio da cinque generazioni. I tempi cambiano, le modalità evolvono, eppure – spiega il loro sito web – il vero capofamiglia resta un albero di Oliva Coratina che di anni ne ha ben 460: “Valorizzare. È il nostro verbo preferito”, dichiarano. E così, l’oro verde di Puglia non è stato solo curato, cresciuto, tutelato: scegliere Muraglia significa viaggiare tra gusto e memoria, con un extra-vergine di qualità acquistabile in orci di ceramica da collezione. Decorate a mano, alcune di queste creazioni sono limited edition o fanno parte di vere e proprie capsule collection firmate da designer di fama internazionale. Questa tipologia di packaging narrativo interpreta i valori dell’azienda: racconta una storia che da origini etrusche e romane, arriverà poi nelle cantinole di antiche famiglie pugliesi. Qui, gli orci, se li sono tramandati per anni.
Donnafugata
Una cantina vinicola con uno dei progetti di branding più riconoscibili del panorama italiano. Il design sulle bottiglie è a cura di Stefano Vitale che ha dato voce a quella donna in fuga che è l’anima di un vino libero, ribelle, sincero. Etichette come “Tancredi” o “La bella Sedàra” si uniscono alla “Mille e una Notte” special edition rilasciata nel febbraio 2025 in occasione dell’uscita della serie Netflix “Il Gattopardo”: d’altronde, con il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Donnafugata ha molto in comune. E tra eventi in vigna, supporto alla cultura e un’identità visiva rosso passione, spicca tra tutte la collaborazione con Dolce&Gabbana: iniziata nel 2020 per presentare il nuovo rosé, corre sul filo della comune identità siciliana e dell’eccellenza del Made in Italy. L’estetica D&G è riconoscibile nella cura del packaging e dell’immagine: il sodalizio continuo nel tempo lo rende uno dei casi più interessanti di contaminazione tra moda e agroalimentare.
Voiello
La Voiello non è più la solita pasta che trovi al supermercato: il suo rebranding, iniziato nel 2014, ha previsto progetti, nuovi formati e la creazione di un intero immaginario collettivo. L’identità visiva è forte e sgargiante, sia nell’estetica che nel tone of voice: la sua veracità napoletana è urlata a squarciagola, e un piatto di spaghetti al pomodorino fresco è il modo di vivere la quotidianità della città. I suoi social mostrano quartieri, persone, cultura. È del 2024 la campagna/manifesto “Eccezione”: “Senza eccezioni ‘a vita nun sape ‘e niente”, recita lo slogan, trascinandoci in vicoli in festa e piccoli momenti resi speciali. L’azienda campana conosce bene la tradizione e può permettersi le licenze creative dei nuovi formati. Nascono così “Il Paccariello capriccioso”, “Il Gran Fusillo”, “La Linguina rigata”, “Lo spaghettone innamorato”: a come cucinarli ci pensa Voiello. La risposta sta nella convivialità, perché se lo si fa insieme, c’è ancora più gusto.
Acquerello
Si può fare del marketing di qualità con un unico prodotto? Acquerello ci dice che è possibile. Un carnaroli di pregio, frutto di una lavorazione lenta con venti passaggi meticolosamente controllati. Un’eccellenza che dialoga con altre eccellenze: l’azienda piemontese alterna su Instagram immagini del packaging estremamente elegante e distintivo – la lattina smaltata richiama un’essenza premium, esclusiva, da collezione – e applicazione esperenziale. Come viene utilizzato il Carnaroli Acquerello dagli chef stellati? Quali ispirazioni possono nascere dall’utilizzo di materie prime di estremo valore? Il feed è un’esplosione di colori: maestria, sperimentazione e creatività per chiunque voglia entrare nella community e divenire parte di un racconto iconico.
Armatore
Tonno rosso e alici di Cetara: questo è il brand Armatore. Nasce da quattro generazioni di amore per il mare e un racconto essenziale, fatto di rispetto e storytelling. Aprire il cofanetto della loro colatura di alici vuol dire immergersi in acqua, tra reti dal profumo salmastro e brevi poesie di fatiche incantate. Produzione snella nell’e-commerce: non è penuria, ma dedizione. Conserve e sughi pronti sono raccontati nel dettaglio e con accuratezza, come se venissero serviti al ristorante. E infatti tra gli archi del centro antico va in scena la dispensa del loro “Zingaro di mare”: un menù ambizioso che nella sua semplicità ci racconta l’evoluzione di un prodotto di nicchia che porta con sé la realtà e le vicende di un borgo di pescatori.
Casa Marrazzo
Le “conserve” sono in effetti il risultato del termine “conservare”. Con cura lo fa dal 1934 Casa Marrazzo, che nella comunicazione si muove sulla stessa scia di Voiello. I colori, forti e audaci, sostengono il font delle sue latte di friarielli, peperoni e melenzane, che si impongono fiere tra gli scaffali degli alimentari. “Una lunga storia d’amore”, “una dispensa delle meraviglie”: il sito web è un altare votivo ai più tipici prodotti campani, dai pomodori corbarini in acqua di mare alla confettura di mele annurche. Ma cosa rende speciale questa narrazione? Casa Marrazzo comunica il prodotto come veicolo culturale. Tra le varie iniziative, sostiene la valorizzazione della tradizionale Festa della Madonna delle Galline, a Pagani (Salerno). Il racconto di questo viscerale legame col contesto etno-antropologico testimonia l’autenticità e la credibilità del brand: un vero custode del proprio patrimonio immateriale di appartenenza.
Venchi
L’esempio di Venchi è estremamente connesso alla natura sfiziosa e golosa dei propri articoli. Della sua immagine retrò fanno parte riccioli e contorni dorati, così come l’inconfondibile packaging che dona il meglio di sé per le occasioni speciali: i cioccolatai torinesi – attivi sin dal 1878 – tornano ai disegni, alle decorazioni. Cavallucci, casette, cuoricini e coniglietti: vezzeggiativi e diminutivi per confezioni “d’altri tempi”, fatti di carta e cartone. Ricercano la loro identità nel fascino, nella cura e nell’eleganza di un’estetica che pur ispirandosi al passato, guarda al futuro nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Un piccolo vizio, ma senza peccato.
Dal condimento al contorno e dal primo al dolce, i sette esempi sopra citati aprono la strada alla nuova frontiera percettiva del prodotto enogastronomico: non solo cibo, non solo tradizione intoccabile. Un approccio vivace e creativo per una storia che si consuma a tavola e diviene comunità, proprio come siamo abituati a fare da sempre.



