Quando qualcuno decide di spostare lo sguardo dagli oggetti a chi li crea, dal risultato al processo, dall’estetica al tempo, è lì che il design diventa veramente sostanza. È esattamente ciò che accade con “INSIEME”, il progetto curatoriale ideato da Sabato De Sarno all’interno di Archivio Italia, la nuova piattaforma culturale di Vanity Fair Italia che mette al centro le storie umane dietro l’artigianato e le manifatture d’eccellenza, visitabile in questi giorni negli spazi della Piscina Cozzi.
“Non mi interessava realizzare una mostra di oggetti”, racconta Sabato De Sarno mentre ci accompagna in una visita speciale negli spazi delle ex docce pubbliche della piscina, “ma porre l’attenzione sul processo creativo e produttivo e sulle persone che lo rendono possibile”. Una dichiarazione d’intenti netta che, nell’iperproduzione quasi bulimica di oggetti tipica della Design Week milanese, si impone come un gesto di restituzione. Qui, al centro, non ci sono le cose. Ci sono le persone. Dodici eccellenze artigiane italiane, da Nord a Sud, che sono state invitate a compiere un gesto radicale: non presentare un prodotto finito, ma raccontare il proprio sapere, dando forma a un’identità prima ancora che a un manufatto.
Il percorso espositivo si sviluppa attorno a sei famiglie materiche, vetro, ceramica, metallo, pietra, legno e tessile, pilastri storici dell’artigianato italiano. Per ciascuna di esse sono state selezionate due realtà produttive accomunate da storie e tecniche complementari – Glas Italia e Venini per il Vetro; Fornace Brioni e Solimene per la Ceramica; Bottega Vazzoler e De Castelli per il Metallo; Artieri 1985 e Henraux per la Pietra; F.lli Levaggi e Bonacina per il Legno; Rubelli e Amini per il Tessile – alle quali è stato chiesto non di presentare il prodotto più iconico realizzato, ma di raccontare il proprio sapere.
Il risultato è un percorso che si muove sottopelle, lontano dalla retorica del “bello” e vicino a qualcosa di più essenziale: il gesto. De Sarno lo ripete instancabilmente: “Non volevo raccontare oggetti, ma il know-how degli artigiani locali che hanno reso grande nel mondo il Made in Italy”. In questa scelta c’è tutta la forza del progetto. Perché INSIEME nasce da un tempo lento, fatto di visite, ascolto, dialogo diretto con gli artigiani. Un tempo quasi controcorrente, in un mondo che accelera e consuma.
Quello che emerge non è nostalgia, ma presenza. Ogni realtà coinvolta non espone un ricordo, ma una tensione viva: la propria pratica come forma di pensiero, il lavoro come linguaggio culturale prima ancora che produttivo. E allora la materia — vetro, legno, tessuto, ceramica — smette di essere materiale e diventa archivio. Custode di gesti, di errori, di apprendimenti tramandati di generazione in generazione. Particolarmente interessante è anche il lavoro realizzato insieme – appunto – a Tipstudio, che ha curato l’allestimento intervenendo con discrezione sugli spazi, senza mai sovrapporsi ad essi, ma lasciandone emergere l’identità originaria.
L’intero percorso espositivo è scandito dal giallo, utilizzato come codice visivo e narrativo ricorrente: non una scelta decorativa, ma un segno costante che orienta lo sguardo e accompagna il visitatore nella lettura del progetto. A completare l’esperienza, il progetto sonoro firmato dal DJ e producer Mattia Dal Moro, in arte Dumar, costruisce una vera e propria geografia acustica, in cui ogni ambiente della Piscina è caratterizzato da una diversa fonte sonora. “Ha lavorato a stretto contatto con le aziende selezionate”, sottolinea De Sarno, “registrandone i suoni e rielaborandoli. L’idea è restituirli come un insieme: man mano che i visitatori attraversano gli spazi, possono coglierne le singole componenti e percepirle nella loro relazione reciproca”.
Ma è fuori, sulle facciate della Piscina Cozzi, che il progetto trova la sua immagine forse più potente. Qui interviene JR, tra gli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale, con un’installazione site-specific realizzata nell’ambito del progetto “Inside Out”. I volti dei 79 artigiani delle aziende coinvolte nella mostra diventano monumentali, occupano lo spazio urbano, si impongono allo sguardo distratto della città. Non è un gesto decorativo. È un ribaltamento. Chi normalmente resta invisibile — chi lavora, costruisce, plasma — domina ora la scena diventando immagine pubblica e presenza collettiva. La facciata si trasforma in un grande ritratto umano, dove ogni volto è una storia, un sapere, una competenza. “Non è un ritratto celebrativo”, precisa De Sarno, “ma è un modo per dare spazio e riconoscimento a chi, con il proprio lavoro, dà forma ai nostri oggetti ogni giorno”. E forse è proprio questo il punto più radicale di INSIEME: restituire dignità al fare non come gesto nostalgico, non come memoria da conservare, ma come pratica viva da riconoscere. Perché, come suggerisce il progetto, il futuro non è una promessa lontana. È qualcosa che esiste già, nascosto nei gesti quotidiani di chi continua — ostinatamente — a fare.



