Dalla Breccia di Porta Pia a La dolce vita: Roma celebra 120 anni di cinema italiano a Castel Sant’Angelo

La storia del cinema italiano inizia nel 1905, precisamente il 20 settembre, data fortemente simbolica per la Capitale: nel (poco) lontano 1870, infatti, Roma viene annessa al Regno d’Italia a seguito della Breccia di Porta Pia. Quale occasione migliore per celebrare la città se non realizzando la prima pellicola dal titolo La presa di Roma proiettata la sera del 20 settembre 1905 proprio nel piazzale di Porta Pia a Roma. 

Oggi, in occasione dei 120 anni del Cinema Italiano, Castel Sant’Angelo ospita una mostra fotografica dal titolo ROMA E L’INVENZIONE DEL CINEMA. Dalle origini al cinema d’autore, 1905–1960 che ne celebra i primi 60 anni. Visitabile fino al 18 gennaio 2026, l’esposizione ripercorre le tappe principali di un lungo viaggio che ha visto Roma come protagonista di pellicole divenute ormai cult.

All’ingresso della mostra si rende omaggio a questo primo film della storia del cinema italiano; le locandine esposte lasciano emergere i dettagli legati alla sua produzione: si tratta di una pellicola di 250 metri realizzata con un budget di 500 lire (una cifra significativa all’epoca) dal “primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica” Alberini & Santoni. Roma si fa strada nel mercato internazionale a partire dagli anni Dieci del ‘900, divenendo protagonista del cinema muto, un primato che si conferma anche successivamente con la nascita dell’Istituto Luce (nel 1924), del Centro Sperimentale di Cinematografia (prima scuola di cinema al mondo nel 1935) e di Cinecittà (nel 1937). 

Il cinema romano dà voce, nel secolo breve, a due nuovi generi: il peplum e il divismo al femminile, quest’ultimo riguarda una dinamica sociale, presente ancora oggi, che consacra attrici e celebrità femminili come vere e proprie icone di successo, imitate e ammirate in tutto il mondo. La città di Roma viene scelta così, come “sfondo” per girare pellicole quali: Il capriccio del miliardario (1914), Tosca (1918), Campo de’ fiori (1943), Ladri di biciclette (1948), Prima comunione (1950), in cui figurano attori e attrici del calibro di Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Lamberto Maggiorani. 

Anita Ekberg davanti alla Fontana di Trevi sul set di La dolce vita (Federico Fellini, 1960) © Cineteca di Bologna / Reporters Associati & Archivi

I film italiani ottengono un ampio riconoscimento anche sul piano internazionale, si citano a titolo esemplificativo Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica che ricevono l’Oscar come Miglior film straniero (nel 1948 e nel 1950). 

Il punto di forza di queste produzioni cinematografiche neorealiste è rappresentato dalla novità con cui gli attori si inseriscono nello spazio; le strade, i quartieri, sono autentici; lo spettatore si immedesima senza alcuna difficoltà nelle storie raccontate. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, infatti, non c’è spazio per l’illusione: la realtà quotidiana diventa protagonista indiscussa del grande schermo, il fil rouge che si cela dietro ogni pellicola. 

La mostra prosegue con scatti fotografici dei film girati negli anni del boom economico, periodo in cui si sviluppa la Commedia all’italiana, dove attori come Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Stefania Sandrelli, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Vittorio De Sica, Franco Franchi interpretano i cambiamenti di una società che si sta trasformando repentinamente. La “settima arte” diventa infatti specchio del tempo presente, di figure comuni, di “eroi mancati” che tentano di emergere nella scala sociale. 

Antonio Cifariello, Maurizio Arena e Franco Fabrizi in Racconti romani (Gianni Franciolini, 1955). Via del Tulliano: sulla sinistra l’Arco di Settimio Severo, a destra il Tempio di Saturno al Foro Romano. Foto di Leo Massa / Fondo Reporters Associati / © Archivio Fotografico Cineteca Nazionale – CSC

Ancora una volta Roma si fa sfondo e portavoce di questo cambiamento: l’immagine che il cinema restituisce della capitale è quella di una città dalla bellezza eterna che, parallelamente, è al passo con i tempi. Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), Vacanze romane (1953), Un americano a Roma (1954) testimoniano il successo di Roma non solo nell’immaginario italiano ma anche all’estero, con attori come Audrey Hepburn, Gregory Peck, Eddie Albert.

La mostra si conclude con gli scatti fotografici immortalati durante le riprese dei film degli anni ’60. Tra i grandi nomi non si può evitare di menzionare La dolce vita di Federico Fellini (1960), un film che diventa “un evento molto prima di essere mostrato (…) il set, infatti, è frequentato da tutta Roma, che si mette in fila per assistere alle riprese” (come si legge in un pannello espositivo della mostra). La celebre scena di Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, girata all’interno della Fontana di Trevi, è ancora oggi oggetto di ammirazione ed imitazione da parte di cantanti e registi.

ROMA E L’INVENZIONE DEL CINEMA. Dalle origini al cinema d’autore, 1905–1960 vuole così ripercorrere i natali del cinema italiano, una storia che non smette di affascinare, in fondo non è proprio questo il ruolo del cinema? Secondo Fellini si tratta di “una suggestione ipnotica, lo schermo si accende e comincia la rivelazione”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Quando il ghiaccio diventa illusione: Claudio Orlandi e l’estetica fragile dei ghiacciai che scompaiono

Quello dello scioglimento dei ghiacciai è un tema tanto urgente quanto purtroppo ancora sottovalutato. Esso non comporta solamente la scomparsa di un paesaggio millenario, ma compromette anche l’equilibrio dell’ecosistema e la nostra capacità di abitare il mondo.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Michelangelo e Bologna: il dialogo silenzioso che ha forgiato un nuovo linguaggio scultoreo, a Palazzo Fava

Due momenti di confronto e formazione che hanno avuto un enorme impatto sul divin artista raccontati attraverso un meticoloso percorso espositivo, inaugurato lo scorso 14 novembre e visibile fino al 15 febbraio a Palazzo Fava, grazie al quale possiamo apprezzare il muto dialogo instaurato dal Buonarroti con i rilievi della Porta Magna di San Petronio di mano di Jacopo della Quercia.

Seguici su Instagram ogni giorno