Dalla GNAMC al palazzo Valle il passo è breve. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha scelto la Fondazione Puglisi Cosentino di Catania per un’operazione strategico-culturale che mira a ridefinire la relazione tra l’istituzione e i territori, attraverso la condivisione di opere che altrimenti rimarrebbero chiuse nei magazzini.
Sono più di cinquanta le opere provenienti dalla Galleria Nazionale romana che hanno trovato dimora nella splendida architettura di palazzo Valle, capolavoro del barocco siciliano. La mostra “Da Burri a Cattelan 1970/2025” a cura di Renata Cristina Mazzantini e Gabriele Simongini porta in Sicilia un nucleo consistente di opere.
Da Alberto Burri ad Alessandro Cattelan, passando per Alexander Calder, Pietro Consagra, Giorgio de Chirico e Fausto Melotti, e ancora per Carla Accardi, Renato Guttuso, Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis, fino a Gino De Dominicis, Enzo Cucchi e Nicola De Maria, sono tantissimi gli artisti in mostra ed è quasi impossibile elencarli tutti!
Il viaggio all’interno di questa ricca esposizione, che attraversa mezzo secolo di storia dell’arte, dagli anni Settanta ai giorni nostri, ha inizio con l’imponente installazione permanente di Carla Accardi “Si dividono invano”, che accoglie il visitatore nella corte del palazzo. L’artista siciliana, nota per il suo forte temperamento e per essere stata una delle prime artiste femministe del secondo dopoguerra, è in mostra anche all’interno del palazzo con la sua personale idea di “antipittura”, fatta di segni su sicofoil ben memori dei “Voli di rondine” di Giacomo Balla.

A palazzo Valle la compagine siciliana è ben rappresentata: anche Pietro Consagra è emblematicamente presente con la sua utopistica “Città frontale”, che riuscì ad attuare, se pur parzialmente, a Gibellina negli anni Ottanta. In mostra figurano anche due opere di Renato Guttuso: “Muro di Erice” (1976), “La visita della sera” (1980). Dalla vena intima e malinconica del muro di Erice, visto con taglio ravvicinato, si passa alla visione onirica della tigre, sintesi perfetta di aggressività e bellezza, che fa visita a Palazzo del Grillo, nel cortile antistante lo studio romano del pittore.
Emilio Isgrò, il maestro siciliano della cancellatura, riafferma ancora una volta il valore prezioso della parola con “Enciclopedia Treccani. Volume XXX. Salomé”. Nel contesto delle “cancellature” si innesta un altro lavoro, forse più rigoroso, mentale e analitico, quello di Giulio Paolini, presente con “Ennesima”.

La leggerezza dell’“antimonumento” e lo spirito gioiosamente costruttivo e ludico accomunano due sculture del ‘70 di due personalità geniali come Calder e Melotti, non a caso entrambi laureati in ingegneria. Con “Combustione” del 1971 entra in scena un grande “classico” dell’informale di Alberto Burri che, con il suo “realismo fenomenologico” (Crispolti), apre la porta ad una realtà che “si finge pittura” (Argan). Questa rivoluzione dirompente trova una significativa sponda nell’atrio di Palazzo Valle con le opere di Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis (Atto Unico, 2006).
Tra gli artisti presenti in mostra non poteva mancare il grande Giorgio de Chirico, il Pictor Classicus è presente con “Spettacolo misterioso” del 1971, un’opera sorprendentemente “neometafisica”: più giocosa, più serena, più luminosa e chiara.

Appartiene agli anni Ottanta il poetico “sole cucito” di Maria Lai, artista unica, capace di assorbire tutte le energie archetipiche della tradizione sarda per poi farle straripare in risonanze universali. Degli stessi anni è “Allegoria della morte” dell’artista, esteta e designer Enzo Mari, il quale si concentra sulle tre diverse “ideologie” contemporanee: comunismo, nazismo e cristianesimo.
Tra le opere degli anni Novanta, che fatalmente si collocano fra la Caduta del Muro di Berlino e gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle, ovvero agli albori di una nuova era di conflitti e insicurezze che tutt’oggi stiamo vivendo, emblematiche sono le “diapositive graffiate” di Stefano Arienti, in cui il soggetto viene brutalmente sfigurato mediante graffi sulla pellicola.
Sempre degli anni Novanta è la pittura ipnotica di Hsiao Chin, che realizza un innesto personale e poetico fra la spiritualità segnica orientale e l’energia cromatica occidentale, come in “Il giardino eterno 16”, che fa parte di un’ampia serie di dipinti nati da una riflessione sull’esistenza avviata dopo la scomparsa della figlia.

Sunday
2024
due pannelli di acciaio dorato 24 carati sparato con differenti calibri
cm 135,6×135,6×3,8
Con “Sunday”, l’ennesima dissacrazione di Maurizio Cattelan, due lucidissimi pannelli in acciaio inossidabile placcato oro vengono letteralmente “fucilati”; si chiude così il viaggio della mostra, un percorso intenso, lungo cinquant’anni.
L’interessante mostra catanese segna l’inizio di una collaborazione triennale tra la Gnam e la Fondazione Puglisi Cosentino, che con l’approssimarsi dell’anno di Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea, si proporrà anche come luogo di approfondimento delle diverse sensibilità culturali del nostro Paese, in un dialogo costante tra passato e presente.





