Apre al Palazzo Ducale di Genova la mostra Jacopo Benassi Libero!, dal 12 luglio al 14 settembre 2025, a cura di Francesco Zanot. L’esposizione raccoglie oltre cento opere realizzate tra il 2018 e il 2025 e si concentra sui processi attraverso cui l’artista ha progressivamente scardinato la fotografia come linguaggio chiuso e autoriferito. Non è un’antologica, ma una presa di posizione: l’immagine come dispositivo di azione, non come oggetto da contemplare.
Benassi opera una rottura netta con l’idea di immagine unica e autosufficiente. Le sue fotografie vengono montate all’interno di cornici multiple, spesso costruite con materiali di scarto, e disposte in combinazioni che generano tensione e discontinuità. Non ci sono sequenze logiche né narrazioni fluide, ma accostamenti volutamente dissonanti, che rendono impossibile qualsiasi lettura univoca. L’immagine è solo uno dei tanti elementi, trattata alla stregua di un frammento, di un corpo tra i corpi.
La materia fotografica diventa fragile, contaminata, esposta. Il lavoro di Benassi si concentra sulla trasformazione dell’immagine in oggetto, sull’instabilità dei suoi supporti e sulla negazione del suo contenuto. In molte opere recenti, le fotografie sono nascoste, rovesciate, sovrapposte. Il gesto non è decorativo, ma strutturale: impedire allo sguardo di dominare. In un’installazione, venti ritratti sono sospesi con una gru, ma rivolti verso l’interno: ciò che si vede è il retro delle cornici. In un’altra, una fotografia della statua di Hitler al Madame Tussauds è oscurata da strati di vetro che ne cancellano la visibilità. L’immagine non si mostra, si difende, si sottrae.

Il corpo, e la sua rappresentazione, è uno snodo cruciale. Nudi imperfetti, frammenti umani, ritratti privi di qualsiasi costruzione estetica compongono un archivio che non cerca coerenza, ma intensità. Con le stratificazioni — serie avviata nel 2022 — Benassi sovrappone fotografie e pittura legandole con cinghie e tensionatori. Il risultato è un oggetto ibrido, instabile, tra scultura, installazione e pittura, in cui la fotografia è solo uno degli strati. Le immagini si sporcano, si mescolano a calchi, vetri, frammenti murari, si annullano a vicenda. È un linguaggio sporco, materico, volutamente disfunzionale.
La mostra termina con l’installazione inedita Villa Croce, frutto della residenza dell’artista a Genova nel giugno 2025. L’opera nasce dal temporaneo spostamento dello studio di Benassi all’interno di Palazzo Ducale, e dalla sua esplorazione del contesto urbano. Commissionata da BLU – Breeding and Learning Unit e curata da Laura Lecce, l’opera entrerà nella collezione permanente del Museo di Arte Contemporanea Villa Croce. Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Anche l’allestimento rinuncia a ogni forma di compiacimento. Molte opere sono poggiate a terra, in uno stato provvisorio, che richiama la condizione precaria della fotografia oggi: una pratica che resiste, ma è in continua crisi d’identità. Le cornici, i materiali di montaggio, gli strumenti di fissaggio diventano parte del lavoro. L’opera è ciò che sta prima della contemplazione, nel momento in cui tutto è ancora sullo stesso piano: autore, spettatore, immagine.
Jacopo Benassi Libero! non è un’indagine sulla fotografia: è un attacco al suo statuto, un’esplorazione fisica e concettuale dei suoi limiti. Nell’epoca dell’immagine infinita e automatizzata, Benassi sposta il campo: non più immagine da guardare, ma corpo da maneggiare, negare, attraversare.





