Tre sostantivi, nessun verbo. È sufficiente questa grammatica ridotta all’essenziale perché Alessandro Valeri costruisca un’opera che parla di nascita, nutrimento e amore, nel cuore del progetto nazionale Ierofania – Sulle vie del Sacro.
Life. Milk. Love. Tre parole che scorrono come una sequenza inevitabile. La vita, il latte, l’amore. Alessandro Valeri le trasforma in una scrittura luminosa che rinuncia a qualsiasi artificio narrativo per affidarsi alla forza primordiale del linguaggio. Non descrive, non spiega, non impone una lettura: suggerisce. Ed è proprio in questa essenzialità che l’opera trova la propria intensità.
L’installazione, allestita sulla facciata del Castello Carlo V di Lecce nell’ambito della mostra De Via Lactea, curata da Giorgio Calcara, si inserisce nel programma della rassegna nazionale Ierofania – Sulle vie del Sacro, promossa dal Ministero della Cultura. Un progetto che attraversa alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio archeologico italiano per interrogare, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, il rapporto tra memoria, mito e spiritualità.

Valeri utilizza il neon, materiale ormai pienamente acquisito al lessico dell’arte contemporanea, ma lo libera da qualsiasi suggestione puramente estetica o pop. La luce diventa parola, e la parola diventa pensiero. Tre termini isolati costruiscono una narrazione aperta, nella quale ogni spettatore è chiamato a ritrovare la propria esperienza.
È soprattutto Milk a sorprendere. Se Life e Love sembrano appartenere naturalmente alla sfera dei grandi concetti universali, il latte introduce una dimensione concreta, fisica, quasi biologica. È il nutrimento originario, il primo gesto di cura, il segno tangibile della relazione tra madre e figlio. È la sostanza che rende possibile la vita prima ancora che essa diventi coscienza.
In questo senso il latte non è un elemento intermedio, ma il vero fulcro dell’opera. È ciò che tiene insieme l’inizio dell’esistenza e la possibilità dell’amore, ricordando che ogni forma di umanità nasce da un atto di accoglienza. Giorgio Calcara, nel suo testo critico, ne coglie la dimensione simbolica definendolo un principio vitale capace di collegare il liquido amniotico al futuro, trasformando una materia biologica in una categoria filosofica.
La forza dell’installazione cresce ulteriormente grazie alla sua collocazione. Il neon dialoga con una delle statue che ornano il prospetto del Castello Carlo V e si dispone proprio sopra la figura di Venere, dea dell’amore e della fertilità. Non si tratta di una semplice coincidenza compositiva, ma di un incontro quasi naturale tra due linguaggi lontani nel tempo. La classicità e il contemporaneo finiscono per raccontare la stessa storia: quella della generazione, della cura, della continuità della vita.
L’opera dimostra come l’arte pubblica possa ancora produrre significato senza ricorrere alla monumentalità. Non invade lo spazio urbano, lo interpreta. La luce non cancella la pietra del castello, ma ne evidenzia nuove possibilità di lettura, trasformando un monumento storico in un luogo di riflessione condivisa.

Questa capacità di mettere in relazione passato e presente rappresenta anche il cuore di Ierofania – Sulle vie del Sacro, progetto diffuso che tra luglio e settembre coinvolge Palestrina, Paestum, Lecce, Matera, Locri e Giardini Naxos. Il titolo richiama il pensiero di Mircea Eliade e il concetto di ierofania come manifestazione del sacro nel mondo, ma la rassegna sceglie di affrontare questo tema attraverso un linguaggio multidisciplinare fatto di arte contemporanea, filosofia, teatro, musica, poesia e archeologia.
La tappa leccese ne rappresenta una delle espressioni più riuscite. Accanto alla mostra di Alessandro Valeri, il programma riunisce studiosi, filosofi, antropologi, musicisti e attori in un percorso che restituisce centralità ai luoghi della memoria senza trasformarli in scenografie. Il Castello Carlo V e il Santuario di Iside diventano così spazi di attraversamento culturale, nei quali il sacro non coincide con una dimensione confessionale, ma con la capacità dell’arte di riattivare domande profonde.
L’opera di Valeri riesce in questo intento con sorprendente naturalezza. Tre parole illuminate diventano un invito a riflettere sulle origini dell’esistenza e sulla responsabilità della cura. LIFE MILK LOVE sceglie la sottrazione, non cerca lo slogan, ma l’essenza.




