È in corso una controversia sulla vendita potenziale di tre dipinti di notevole valore dal Brauer Museum of Art presso la Valparaiso University dell’Indiana. Il direttore fondatore del museo e nome sul quale esso è stato intitolato, Richard Brauer, si sta opponendo al piano universitario di vendita delle tre opere d’arte dalla collezione del museo. Brauer sostiene che il tentativo di vendita lo diffama, alimentando accuse inaccurate che i dipinti sono stati acquistati in modo inappropriato sotto la sua influenza.
A causa della crisi in corso, il museo ha temporaneamente chiuso i battenti, congedando il direttore Jonathan Canning, che si era espresso contro la vendita dei dipinti. Le tre opere d’arte in questione – “Rust Red Hills” (1930) di Georgia O’Keeffe, “Mountain Landscape” (1865) di Frederic E. Church e “The Silver Veil and the Golden Gate” (1914) di Childe Hassam – sono stimate aver un valore totale di circa 20 milioni di dollari. Solo il dipinto di O’Keeffe era stato valutato 15 milioni di dollari nel 2016.
Nel maggio scorso, l’università ha avanzato una petizione alla Contea di Porter, giustificando la vendita con diversi motivi. Tra questi, sostiene che sia Junius Sloan, pittore della Hudson River School e donatore i cui fondi sono stati utilizzati per acquistare le tele, sia suo figlio Percy Sloan, avessero stabilito che il museo utilizzasse il denaro per acquistare solo opere d’arte “conservative”. È di loro opinione che Brauer abbia utilizzato la sua influenza in modo improprio sul comitato che amministrava i fondi per acquistare i dipinti sottoposti a vendita di O’Keeffe e Hassam, che non ritiene conservatori. Sono molte le voci all’interno della comunità universitaria che si sono espresse contro la vendita, così come diverse organizzazioni professionali museali.
Brauer in precedenza era già stato parte attiva di una causa legale per fermare la vendita, che è stata però respinta per mancanza di fondamento. Il direttore fondatore del museo sostiene che le accuse adolescano di una visione sbagliata: infatti, non solo Brauer si dimostra attivo nel preservare la collezione, ma sostiene anche che la definizione stessa del termine chiave del dono sia evasiva.
In sintesi, la questione verte sulla interpretazione delle volontà di Sloan e sulla tipologia di arte che potesse rientrare nella definizione di “conservativa”. Questa problematica rappresenta un esempio di come la gestione e la conservazione delle opere d’arte possono diventare un campo minato di interpretazioni legali e contrapposizioni di interessi. Con numerose parti in causa – l’università, l’attuale direzione del museo, l’originale direttore e nome dedicato alla fondazione, nonché la comunità universitaria e la comunità artistica – resta da vedere come questa controversia si risolverà. Nel frattempo, restiamo sospesi tra i voleri di coloro che hanno contribuito a creare la collezione e le necessità di coloro che hanno ora il compito di mantenerla.


