Delitto Napoletano: Nicola Vincenzo Piscopo e la sottrazione del Vesuvio

Dal 6 giugno al 13 luglio 2025, il Museo Duca di Martina in Villa Floridiana, nel cuore del Vomero a Napoli, ospita la mostra personale Delitto Napoletano di Nicola Vincenzo Piscopo, a cura di Alessandro Calvanese. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Direzione regionale Musei nazionali Campania e i Musei Nazionali del Vomero, si presenta come un intervento artistico radicale sull’immaginario visivo della città partenopea.

Il percorso espositivo si sviluppa a partire dal vestibolo della villa neoclassica, attraversando gli spazi fino al primo piano, in un contesto che dialoga direttamente con la storia figurativa di Napoli. La Villa Floridiana, affacciata sul golfo ma priva della consueta vista sul Vesuvio, si rivela il luogo ideale per ospitare una mostra che ruota attorno all’assenza del vulcano, emblema visivo e narrativo della città da secoli.

Delitto Napoletano propone una vera e propria contro-narrazione pittorica, mettendo in discussione i codici iconografici che hanno storicamente definito Napoli agli occhi del mondo. Attraverso un linguaggio che fonde pittura, installazione e archivio visivo, Piscopo compie un gesto programmatico di sottrazione: il Vesuvio, elemento onnipresente nelle rappresentazioni della città, viene sistematicamente rimosso dalle immagini storiche e contemporanee. Il vuoto che ne deriva non è soltanto visivo, ma anche simbolico. Il Vesuvio, eliminato, lascia dietro di sé uno spazio disorientante, che destabilizza la percezione codificata del paesaggio partenopeo.

L’assenza del vulcano si configura come un’operazione tanto poetica quanto politica. Piscopo priva Napoli del suo principale referente iconografico, attivando una riflessione sul rapporto tra costruzione dell’immagine, identità cittadina e narrazione turistica. Il lavoro diventa così un’indagine critica sui meccanismi con cui la città è stata rappresentata e consumata visivamente, dalla tradizione vedutistica settecentesca fino al contemporaneo turismo di massa.

Il progetto assume la forma di un archivio distopico: oli su tela, riproduzioni storiche manipolate e installazioni immersive pongono allo spettatore l’ipotesi paradossale di una Napoli senza Vesuvio. L’operazione di Piscopo ridefinisce la città come tappa di un Grand Tour contemporaneo, che però sottrae la sua immagine più riconoscibile, costringendo il pubblico a interrogarsi sul senso stesso della rappresentazione.

L’installazione ambientale Petit Tour affronta la dimensione del paesaggio come prodotto seriale, trasformando il vedutismo ottocentesco in una sorta di souvenir magnetico che ironizza sull’eccesso visivo dell’era contemporanea. Le tele, dipinte in serie e disposte secondo l’allestimento tipico delle quadrerie, evocano l’ingordigia estetica con cui la città è stata trasformata in merce turistica.

Nell’opera Nostalgia, un proiettore a carosello proietta in sequenza ottanta diapositive degli anni ’70, processate e manipolate dall’artista. Questa installazione attiva un viaggio a ritroso attraverso una Napoli filtrata dalla memoria collettiva e personale, producendo immagini che simulano ricordi mai realmente vissuti. Il lavoro stimola così il visitatore a interrogarsi sulla costruzione fittizia della memoria urbana, dove l’eramnesia – ovvero il ricordo di ciò che non si è vissuto – genera suggestioni ambigue e seducenti.

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