Dentro la casa di Alberto Giacometti: la famiglia e la Val Bregaglia al centro della mostra di Hauser & Wirth

Quando si parla di Alberto Giacometti, l’attenzione si concentra spesso sulla sua ricerca esistenzialista, sulle sue opere, lette come immagini della solitudine umana, e sul suo rapporto con la forma. La mostra Faces and Landscapes of Home, da Hauser & Wirth a St. Moritz fino al 28 marzo, decide invece di spostare il punto di osservazione, riportando il suo lavoro in un contesto concreto: la famiglia e il paesaggio alpino della Val Bregaglia, dove è cresciuto. Non si tratta di una mostra biografica in senso tradizionale, ma piuttosto di un’occasione per capire quanto il contesto familiare dell’artista abbia inciso in modo profondo e continuo sulla sua pratica.

Curato da Tobia Bezzola, il percorso espositivo riunisce dipinti, sculture e disegni che ritraggono i genitori di Giacometti, il fratello Diego e la moglie Annette, insieme a vedute di Stampa, Maloja e altri luoghi del cantone dei Grigioni. La dialettica tra figure care e paesaggi nativi non è qui mera nostalgia, ma costituisce un mezzo interpretativo rilevante per comprendere la matrice e l’evoluzione di un’estetica ben precisa. Troviamo soggetti noti, che spesso sono stati letti come marginali rispetto alla produzione più iconica, ma che qui, invece, diventano il cuore della mostra, permettendo di osservare il lavoro di Giacometti nella sua dimensione più quotidiana. Nel proporre una lettura così intima, l’esposizione rende evidente la continuità di una visione che si è sviluppata nel tempo attraverso ritorni costanti sugli stessi motivi.

Alberto Giacometti, Selbstbildnis (Self Portrait), 1920, Courtesy Hauser&Wirth

In questo senso, non ci sono fratture né cambi di direzione nell’analizzare Giacometti, ma una prova di coerenza sul lungo periodo. Parigi e la Svizzera, le due “case” dell’artista, non emergono come poli contrapposti, così come il lavoro sull’umano e quello sul paesaggio non vengono separati. Ogni volto e ogni panorama funge da strumento utilizzato per sperimentare, conoscere il mondo e trovare la propria via: i volti abbozzati dei genitori, per esempio, documentano il suo profondo e immediato interesse per la figura umana, tematica centrale nella sua produzione. Anche dal punto di vista tecnico, troviamo approcci e tonalità diverse rispetto al solito, con pennellate colorate che si contrappongono ai monocromatici schizzi a matita. Tutto contribuisce a delineare un metodo fondato sull’appartenenza, sull’interpretazione, sull’analisi della propria persona e delle proprie origini.ù

lberto Giacometti, Home assis (Seated Man), ca. 1950, Courtesy Hauser&Wirth

Le fotografie di Ernst Scheidegger rafforzano questa lettura. Amico e testimone di lunga data, Scheidegger ritrae Giacometti nel suo ambiente quotidiano, tra atelier, borghi montani e relazioni personali. Le immagini non costruiscono un mito dell’artista, ma restituiscono una pratica fatta di dimensione privata oltre che pubblica, dove lavoro e vita personale sono strettamente legati. Presentare questa mostra a St. Moritz e portare l’opera di Alberto Giacometti in Engadina ha un significato importante: rimettere al centro il legame con la sua origine geografica e affettiva. Faces and Landscapes of Home non vuole rileggere l’artista, ma offrire l’immagine più complessa di un autore che ha costruito uno dei linguaggi più radicali del Novecento osservando, per tutta la vita, i suoi cari e le sue montagne.

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Martina Bonetti
Martina Bonetti
Fotografa e collaboratrice di numerose testate online e cartacee, scrive di fotografia, design e arte contemporanea. Dopo aver studiato tra Milano e Londra, attualmente si occupa di Digital Communication e Press Office in ambito museale.

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