Nel cuore del Monferrato, tra le colline del paese di Fubine, c’è un luogo dove si respirano arte e storia fin dal primo passo attraverso l’ingresso: La Crescentina – Laboratorio per l’Arte è uno spazio nato formalmente nel 2021, ma radicato in una storia molto più lunga di collezionismo, amicizie artistiche e ospitalità privata trasformata in progetto pubblico. Qui, fino al 19 luglio, è visitabile Mani di Terra, mostra collettiva dedicata alla scultura in ceramica che mette in dialogo maestri del Novecento e artisti contemporanei attorno a una riflessione sulla materia primaria per eccellenza: la terra.
Per comprendere la mostra bisogna però partire dal luogo che la ospita. La Crescentina sorge infatti dalla trasformazione di un grande fabbricato agricolo acquistato e recuperato da Alessandro Monteforte (grande appassionato non solo di arte ma anche di musica jazz) a metà degli anni Ottanta. Per oltre trent’anni la cascina è stata un luogo privato frequentato da artisti, critici, galleristi e amici del collezionista, che hanno inevitabilmente disseminato il luogo di opere uniche nel corso degli anni – basti pensare che tutte le panchine in legno della cascina sono state incise a mano da Urano Palma.

Solo dopo il lockdown del 2020 questo patrimonio relazionale è stato convertito in un progetto aperto al pubblico, fondato insieme a Fiorella Miraglio come associazione culturale. Oggi La Crescentina custodisce una parte della Collezione Monteforte-Miraglio, che si divide tra il Monferrato e Torino e comprende circa duecento opere tra arte moderna, contemporanea e design, portando avanti una programmazione espositiva che intreccia ricerca curatoriale e dimensione domestica.
È in questa cornice che si inserisce Mani di Terra, curata da Marzia Capannolo con contributo critico di Paolo Repetto, una mostra che affronta la ceramica non come tecnica ausiliaria o mero linguaggio decorativo, ma come pieno campo di sperimentazione dove la materia è al centro. Il percorso espositivo attraversa generazioni diverse, mettendo in relazione alcuni protagonisti storici della scultura italiana con ricerche contemporanee che ne rilanciano la vitalità.

Tra i lavori più rilevanti figura un crocifisso di Lucio Fontana, terracotta smaltata del 1956 che testimonia come, già nel secondo dopoguerra, la ceramica potesse diventare per l’artista terreno di sperimentazione plastica radicale. All’ingresso della mostra compaiono poi Fausto Melotti, con opere che trasformano l’oggetto in struttura poetica, Nanni Valentini, che alla terra attribuisce un valore quasi cosmologico, Carlo Zauli, capace di spingere la materia verso tensioni organiche e telluriche, e Nedda Guidi, pioniera della scultura modulare in ceramica.
Il nucleo storico dialoga con artisti contemporanei come Bruno Ceccobelli, Maïmouna Guerresi, Ana Hillar, Kazumasa Mizokami e Riccardo Monachesi, ognuno impegnato a estendere il linguaggio ceramico oltre i suoi confini tradizionali: tra spiritualità, riflessione simbolica, denuncia sociale e ricerca materica. La mostra restituisce così una visione della ceramica come medium capace di muoversi tra peso e fragilità, manualità e costruzione concettuale. Con questa proposta, il lavoro della Crescentina, che a oggi è alla sua dodicesima mostra temporanea, si distingue per carisma, voglia di far conoscere il proprio territorio, e una storia irripetibile.



