“Destinatario sconosciuto”: a Milano la mostra che difende la libertà di espressione attraverso il libro d’artista

Nella familiarità tipica di questi ambienti, Spazio Blue Train e The Kitchen art gallery, ci invitano a considerare il libro d’artista lontano dalla sua connotazione classica, riflettendo sulla libertà di espressione tipica di quest’oggetto e su quanto oggi venga messa in discussione.

Destinatario sconosciuto è il titolo della mostra divisa tra le due gallerie milanesi in zona Gorla – Naviglio Martesana, due spazi che dal 2021 dialogano organizzando congiuntamente mostre, laboratori e altri tipi di eventi. In una logica di collaborazione e supporto reciproco, The Kitchen art gallery e Spazio Blue Train fanno dell’unione il loro punto di forza, all’interno di un panorama sempre più in competizione. 

Dal 13 marzo al 16 aprile 2026, i due spazi ospiteranno la mostra collettiva, esponendo lavori di sedici artisti di diverse generazioni, dalle più svariate tecniche, ognuno con una declinazione unica e personalissima dell’uso della parola e della relazione tra arte visiva e libro d’artista.

A cura di Silvia Franceschi, Destinatario sconosciuto presenta opere di: Alessandra Angelini, Alberto Casiraghy, Silvia De Marchi, Bruna Ginammi, Serena Giorgi|Giulio Perfetti, Anna Giuntini, Mimmo Iacopino, Angelo Jelmini, Giusi Loisi, Giuseppina Maurizi, Andrea Meregalli, Marta Nijhuis, René Pascal, Mauro Pipani, Alfredo Rapetti Mogol e Paola Ricci. Solidarietà e cooperazione si vedono anche nella scelta curatoriale di organizzare una mostra collettiva, esponendo opere di tanti artisti estremamente variegati, al contrario di un’esposizione personale che inevitabilmente può raccontare un solo punto di vista. In un dialogo a più voci, come un coro perfettamente in armonia, Silvia Franceschi evidenzia un collegamento tra i diversi artisti, senza depotenziare l’espressione del singolo. Tutti i lavori in mostra sono caratterizzati da una grandissima forza poetica che, come a bassa voce, si fa timidamente spazio nell’animo di chi li osserva.

Potremmo definire Destinatario sconosciuto una rivolta silenziosa, un gesto che vale più di mille parole, in una concezione dell’arte come uno spazio aperto e un luogo di transito, dedito al cambiamento e alla partecipazione. 

Non a caso il titolo della mostra è lo stesso del libro del 1938 dell’autrice statunitense Kressmann Taylor, che tocca il tema della censura raccontando lo scambio epistolare tra un gallerista d’arte di San Francisco e il suo ex socio tornato in Germania agli albori del nazismo. Basato su una storia vera, il libro ricorda l’importanza di non abbassare la guardia di fronte a coloro che oggi, anche in occidente, sferrano attacchi inaccettabili alla libertà di espressione, di cui il mondo dell’arte per primo dovrebbe essere il baluardo.

Il progetto prevede anche la partecipazione attiva dei visitatori, in linea con l’idea di fondo della mostra. Dalla sera dell’inaugurazione e nel corso di tutta l’esposizione, chiunque potrà imbucare una lettera indirizzata a un destinatario sconosciuto. Attraverso poesie, disegni, frasi o semplici messaggi, il pubblico ha l’opportunità di entrare nei panni degli artisti, che da sempre con le loro opere, proiettano a chiunque nel mondo, messaggi o sensazioni senza sapere chi sarà il destinatario e quale reazione gli susciterà il suo lavoro. Attraverso un gesto così semplice come quello di imbucare una lettera, vengono rievocate emozioni di un passato lontano, in cui vi era ancora il piacere e il fermento dell’attesa della risposta. Oggi, in un contesto in cui vogliamo tutto e subito, abbiamo forse dimenticato la bellezza nello stare fermi e semplicemente aspettare. Niente stimola il pensiero quanto la noia e l’immobilità e forse, questo piccolo gesto dell’imbucare una lettera può emozionarci al punto di spingerci a rallentare.

Andrea MeregalliFragile


Con i messaggi imbucati, al termine della mostra The Kitchen art gallery e Spazio Blue Train, comporranno un libro d’artista collettivo, che verrà presentato in un’altra occasione. All’attività di imbucare le lettere, sarà dedicato anche un evento specifico, nella giornata di domenica 22 marzo, dalle ore 15.00 alle 19.00.

Tra gli artisti in mostra, René Pascal presenta nella sede di Spazio Blue Train, un’opera enigmatica e accattivante che porta lo stesso nome dell’esposizione. Nato nel 1951 in provincia di Verona, René Pascal, alias Adriano Pasquali, studia grafica a Milano con Albe Steiner e inizia la sua carriera artistica come mail-artist nel 1999. Grazie all’amico e noto artista concettuale Paolo Barrile, Pascal apre lo spazio espositivo “PISCINACOMUNALE” su suo incoraggiamento. Il luogo è divenuto nel tempo il simbolo di una cultura artistica di ampie vedute, nel quale espongono giovani artisti talvolta non ancora conosciuti. Opere grafiche e fotografiche, i suoi lavori pongono grande peso ai ricordi e alla loro immisurabile valenza. 

Anche in questo caso, il tema centrale delle due creazioni dell’artista esposte da Spazio Blue Train è proprio quello della memoria. Realizzata nel 2025, Destinatario sconosciuto è un’opera composta da sette fialette in vetro, chiuse da un tappo in sughero e contenenti una sola fotografia tagliata in frammenti. La fotografia di un’immagine scomposta smette di essere superficie da contemplare e si trasforma in materia da indagare, scomporre e custodire. Le fiale diventano piccoli archivi di memorie, contenitori di un tempo congelato e accessibile solo tramite lo sguardo. Le fotografie sono tutte d’epoca e di soggetti sconosciuti all’artista, tagliate in forme sempre diverse: quadrati, cerchi, rettangoli o strisce di carta. Ogni fiala è un invito a ricomporre con lo sguardo l’immagine originale, a fare uno sforzo immaginativo e quasi archeologico.

Alessandra Anglini, Istante

Le fiale non sono accompagante dall’immagine ricostruita contenuta al loro interno ma da una descrizione testuale che l’artista fa realizzare all’intelligenza artificiale, creando un ponte tra passato e presente. Nell’opera di René Pascal conservare non significa quindi mantenere intatto ma ricostruire facendo però perdurare la memoria. 

Nello spazio di The Kitchen art gallery vi è invece un’opera a quattro mani, di Serena Giorgi e Giulio Perfetti, realizzata dagli artisti nel 2026. Dal titolo Spazio Immaginato, le protagoniste sono delle piccole manine lignee che gli artisti espongono attraverso la tecnica del ready-made. Scovate da Giorgi in un mercatino antiquario di Barcellona, queste creazioni minute appartenevano alla statua di una piccola madonna. Il loro carattere divino ed etereo, tipico delle figure religiose, è stato mantenuto attraverso l’uso del fondo azzurro, incorniciato da un grande quadrato dorato che lo circonda. Anche la luce che illumina la teca dall’alto enfatizza l’aspetto divino e celestiale dell’opera di provenienza. Ma Spazio Immaginato è anche molto concreto. Il vuoto che avvolge le mani può essere qualunque tipo di spazio, quello celeste ma anche quello fisico e terreno, lo spazio del pensiero e dell’immaginazione, lo spazio come occupazione attraverso un proprio credo. L’opera, così come tutta la mostra, si fa quindi veicolo di un messaggio al giorno d’oggi molto importante, ovvero l’ascoltarsi ed essere ascoltati, dando spazio a tutte le voci, anche quelle spesso marginalizzate. 

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Alice Taraboi
Alice Taraboi
Laureata in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, il suo interesse si concentra prevalentemente verso l’arte contemporanea. Per questo motivo, da un anno a questa parte, sta lavorando presso la struttura museale del MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, grazie al Servizio Civile Universale. Ricoprendo diversi incarichi tra cui lo svolgimento dei laboratori didattici con i bambini delle scuole, l’allestimento e il disallestimento delle mostre in esposizione e la stesura di didascalie esplicative, scopre la realtà museale sotto diversi aspetti.

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