La sede veneziana di Fondazione Prada ospita Diagrams, un progetto espositivo di AMO/OMA che racconta la comunicazione visiva di dati come dispositivo per la costruzione di significati. All’interno degli spazi di Ca’ Corner della Regina fino al 24 novembre la mostra presenta oltre trecento oggetti tra opere, manoscritti, documenti e pubblicazioni – originali e non -, indagando il ruolo del diagramma come espediente narrativo.
Il diagramma può essere considerato il marchio di fabbrica di AMO, divisione di OMA, ufficio di architettura fondato da Rem Koolhaas. La ricerca dello studio si interessa ad ambiti quali politica, sociologia ed ecologia, integrando all’interno della pratica progettuale il diagramma come strumento architettonico. A Fondazione Prada, l’infografica si presenta come soggetto e mezzo dell’esposizione: una mostra di diagrammi introdotta a sua volta da un diagramma (per la precisione un meta-diagramma) che racconta di temi urgenti nella società.
L’esposizione si apre con una rappresentazione grafica della stessa mostra, in una mise en abyme che sembra ironizzare sulle modalità di trasmissione di dati, da sempre relegati alla sfera della serietà. Il percorso prosegue al piano superiore dove la sala principale accoglie i macro-temi sviluppati e approfonditi in ciascuno degli spazi adiacenti il salone.
Diagrams è trasversale, nella narrazione così come nella scelta del contenuto. Fondazione Prada mostra al pubblico diverse storie, offrendo spunti più o meno “stereotipicamente” scientifici, muovendosi avanti e indietro sulla linea del tempo. L’intero progetto parte dalla ricerca del sociologo W.E.B. Du Bois (1868-1963) che tra il XIX e il XX secolo realizza i grafici per “The Exhibit of American Negroes”, presentati poi all’Expo di Parigi del 1900.

Il caso studio propone un primo esempio di applicazione del diagramma alla comunicazione di massa, all’attivismo e al razzismo. Altro tema affrontato è la comunicazione in campo medico con il caso di Florence Nightingale (1820-1910) – fondatrice dell’assistenza infermieristica -, in una narrazione che fonde conoscenze mediche e cura del corpo. Ciascun argomento affrontato nell’esposizione ha un punto di inizio che sorprende nelle sue derive, unendo passato e presente, scienza e non scienza all’interno di cornici di rappresentazione fatte di dati. Viene anche esaminato il binomio guerra-propaganda, partendo dalle strategie comunicative dei vecchi regimi alle grafiche contemporanee. Poi ancora l’istruzione, quindi la consapevolezza di ciò che è informazione e, per contro, manipolazione. Infine, infografiche sull’astronomia, sulla geografia e sulla religione.

Diagrams attraverso la molteplicità di temi e la chiarezza unica dell’espediente narrativo riesce nell’intento di fornire una rappresentazione della società – contemporanea e non. Fondazione Prada, come da prassi nelle ultime esposizioni, parla dell’arte contemporanea come ricerca e dialoga con tutti coloro che si prestano ad ascoltare. L’intento è quello di una panoramica esaustiva, che generi riflessioni, dialoghi e che accresca la consapevolezza sulle modalità di comunicazione e ricezione.

Se da un lato il diagramma è uno strumento chiaro e indiscutibile perché fondato su dati scientifici, dall’altro invita a considerazioni sulla natura della comunicazione nei vari ambiti. Oggi come nel passato la rappresentazione grafica cattura, seduce, educa e istruisce. A tal proposito riprendo le parole di Rem Koolhaas: “Il diagramma assolve sempre funzioni didattiche (spiegazione) o suggestive (persuasione) […] Apprezzo profondamente questa interdisciplinarità del diagramma, il suo attributo invariabile ovvero il fatto di essere indipendente dal linguaggio (le parole) lo rende una delle forme più efficaci di rappresentazione”.
Il concetto di diagramma esposto da Koolhaas è perfettamente sovrapponibile all’intera esposizione e, se McLuhan aveva ragione (“Il medium è il messaggio”) allora Ca’ Corner della Regina ha ospitato una narrazione esemplare. Diagrams è didattica, come dovrebbero esserlo tante mostre oggigiorno, è aperta, è ironica, è consultabile, è una ricerca possibile.

La genialità del progetto sta proprio nella sua possibilità. Riprendo per questo anche l’assunto di partenza della mostra da Gilles Deleuze: “Il diagramma è la possibilità del fatto, non il fatto in sé”. Sia chiaro, ogni esposizione si può visitare come si vuole: di corsa, di testa, distratti, d’impulso, divagando, ecc.. Ma la possibilità di scegliere non è propria di ogni esposizione. Diagrams consente di potersi soffermare, di poter studiare minuziosamente ogni rappresentazione, di guardarne solo la forma o di non capirci proprio nulla. Non è importante il fine ma è essenziale il processo.
Un ultimo appunto dalla mia esperienza personale. Ho visitato gli spazi di Fondazione Prada durante l’Art Night (Venezia, 21 giugno 2025), in un contesto che mi ha permesso di osservare in modo ancora più chiaro l’efficacia di questa possibilità didattica. Una serata in cui il museo era pieno di persone che osservavano e soprattutto che parlavano tra loro. Diagrams riesce nel suo intento perché veicola l’arte contemporanea nel suo farsi, nella ricerca che sta dietro i progetti, raccontando con una trasparenza che è alla base di qualsiasi approccio didattico e che la rende trasversale, leggibile e interdisciplinare.


