Diana Bracco, una vita per l’innovazione, l’arte, i diritti: “La cultura? È lo strumento più potente per promuovere la pace e la tolleranza”

Per Diana Bracco, la parità di genere non è una bandiera da sventolare, ma una questione strutturale. Riguarda i ruoli, la visibilità, l’accesso alle competenze e il modo in cui una società stabilisce chi merita attenzione, spazio e riconoscimento nello spazio pubblico. È con questa idea di fondo che l’imprenditrice e mecenate sostiene Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte, il progetto che, nel contesto dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, porta a Verona i ritratti realizzati dal fotografo Gerald Bruneau (all’aperto, lungo C.so Porta Borsari, fino al 15 marzo 2026). Imprenditrice appassionata di arte contemporanea a capo del Gruppo industriale leader globale nel comparto della diagnostica per immagini e presente in cento Paesi, Bracco è una coraggiosa mecenate che ama la cultura. Di sé ha dichiarato: “Nonostante il lavoro frenetico non rinuncio a coltivare le mie personali passioni per l’arte in tutte le sue forme, i libri, la pittura, la musica e l’opera lirica”. E aggiunge: “mi sforzo sempre di trovare del tempo per visitare una mostra o andare a un concerto”. Siede nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala di Milano ed è Vicepresidente dell’Accademia del Teatro alla Scala. È stata la prima italiana ad essere chiamata a far parte del Trustee’s Council della National Gallery of Art di Washington (2011-2015). L’abbiamo incontrata, nel Teatrino di Palazzo Visconti di via Cino del Duca, esempio straordinario di rococò milanese, situato nel cuore di Milano, per farci raccontare le sfide che deve sostenere come imprenditrice di successo, ma anche come donna, come collezionista e appassionata d’arte.

Palazzo Visconti di via Cino del Duca a Milano, oggi sede della Fondazione Bracco.

Cominciamo proprio da questa bellissima sede, così carica di storia e di bellezza: cosa si mette in scena in questo luogo d’incontro aperto alla città, e che tipo di pubblico lo frequenta?

Con la facciata scandita da quindici finestre per piano e lo scenografico cortile con la leggiadra balconata che lo cinge a mezza costa come un colletto, questo palazzo è una delle costruzioni più prestigiose di Milano. Un capolavoro impreziosito dal Teatrino, collocato accanto alla fontana di Venere, dove il figlio del Duca Giuseppe Visconti di Modrone, il famoso regista Luchino Visconti, metteva in scena i suoi primi lavori. Nel corso dei secoli dal Palazzo sono passati ospiti illustri, come Mozart, che giovanissimo vi tenne un concerto, Verdi, Manzoni, Apollinaire, legato sentimentalmente a una giovane Visconti. In seguito, la proprietà del palazzo dei Visconti di Modrone si frazionò e in parte divenne sede della Banca Italease che portò qui i suoi uffici trasformando il teatrino in una sala operativa. Nel 2008 subentrammo noi di Bracco e con un complesso restauro riportammo agli antichi splendori il Teatrino di Luchino Visconti. Oggi qui ha sede la Presidenza del Gruppo e dal 2010 Fondazione Bracco.

Il Teatrino di Palazzo Visconti, dove Luchino Visconti metteva in scena i suoi primi lavori.

Qual è la mission della Fondazione da lei creata?

Fondazione Bracco si propone di formare e diffondere espressioni della cultura, della scienza e dell’arte quali mezzi per il miglioramento della qualità della vita, della coesione sociale e del benessere della collettività.

In campo artistico quali sono i progetti realizzate di cui è più orgogliosa?

Abbiamo fatto restauri, mostre, concerti e tournée in ogni parte del mondo, con partnership con grandi istituzioni, dal Palazzo del Quirinale al Teatro alla Scala, dalla National Gallery di Washington al Museo Poldi Pezzoli, dal Metropolitan di New York alla Triennale di Milano. Ricordo le grandi mostre dedicate a Fra Carnevale, Giorgione, Tiziano, Canaletto, Caravaggio e i concerti con la partecipazione di maestri quali Claudio Abbado, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung, Anne Sophie Mutter, Lorin Maazel, senza dimenticare i molti giovani talenti dell’Accademia Teatro alla Scala, musicisti, ballerini e tecnici dello spettacolo che Bracco aiuta a crescere. Io sono convinta che la cultura sia un grande strumento per la promozione della tolleranza e della pace, e che come diceva Claudio Abbado, “la cultura è un bene comune e primario, come l’acqua: i teatri, le biblioteche, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti”.

Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling, allenatrice di curling 1° livello, Consigliere Atleti nella Federazione Italiana Sport Ghiaccio. Foto tratta dalla mostra “Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte”, Verona. Foto Gerald Bruneau ©Fondazione Bracco.

So che Lei ama anche l’arte contemporanea: quando è nata questa passione e a cosa serve l’arte moderna nell’epoca digitale delle “Non cose”, nella cosiddetta società dell’angoscia, come sostiene il filosofo coreano Byung-Chul han?

È una passione che ho condiviso con mio marito. Roberto mi ha reso partecipe di un desiderio divoratore di bellezza, che anche dopo la sua scomparsa non mi ha più abbandonato. Insieme abbiamo costruito una importante collezione alla quale sono molto legata. L’arte contemporanea per me è un mezzo per dialogare con le nuove generazioni e avvicinarle alla cultura. E anche per questo ho dato vita insieme ad Artissima di Torino al Premio “Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte”: giunto alla terza edizione, il Premio ha l’obiettivo di sostenere le giovani galleriste più capaci nel valorizzare i talenti emergenti e di ampliare la presenza femminile nel panorama artistico contemporaneo.

Gian Marco Montesano La reine de glace 2025 olio su tela cm 200×150

Quali sono gli artisti che preferisce e a cui commissionerebbe delle opere?

Sono tantissimi, ma qui preferisco citare soltanto i miei ultimi due acquisti. Questa settimana, dovendo presentare nel nostro Teatrino la mostra fotografica Una vita da sportiva di Fondazione Bracco, che fa parte del palinsesto culturale delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi invernali di Milano Cortina, ho deciso di comprare ed esporre alcune opere in tema di Gian Marco Montesano e Simone Tribuiani. I rappresentanti delle istituzioni (Comitato Olimpico e le Assessore allo sport di Milano e Verona) e le tante giornaliste e atlete presenti sono rimasti incantati soprattutto dal grande quadro La reine de glace, opera di 200×150 cm., dipinta nel 2025 da Montesano, artista che ha un legame fortissimo con le Dolomiti dove ha vissuto per lunghi periodi. Il bianco e nero e la leggerezza tersa come l’aria di montagna della figura della pattinatrice sul laghetto alpino sono bellissimi!  

Kirsty Coventry, Presidente del CIO, due volte campionessa olimpica di nuoto. Foto tratta dalla mostra “Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte”, Verona. Foto Gerald Bruneau ©Fondazione Bracco.

Presidente, come Arte e Sport possono fare rete, agire collettivamente per superare stereotipi di genere, essere discipline inclusive e strumenti di cura del ‘cittadino globale’?

Le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali non sono soltanto una celebrazione dello sport ai massimi livelli: sono anche un potente strumento di comunicazione, capace di influenzare il modo in cui guardiamo al talento, al merito e all’impegno delle atlete e degli atleti. Inoltre le Olimpiadi culturali volute dalla Fondazione Milano Cortina sono l’esempio perfetto di come lo sport può coinvolgere i territori e il mondo della cultura. È stata un’iniziativa molto innovativa e di successo, alla quale Fondazione Bracco ha voluto partecipare con la galleria di ritratti Una vita per lo sport del grande fotografo Gerald Bruneau. Una mostra che dopo essere stata esposta nel marzo scorso a Milano in Corso Vittorio Emanuele, è allestita fino al 15 marzo 2026 in un’edizione rinnovata nel cuore di Verona. I cittadini e tutti i partecipanti al finissage delle Olimpiadi e all’inaugurazione delle Paraolimpiadi potranno ammirare le suggestive immagini e conoscere le storie di personaggi come, ad esempio, Kirsty Coventry, neoeletta Presidente del CIO, prima donna e prima africana ad assurgere alla carica, Gerda Weissensteiner, plurimedagliata olimpica in bob e slittino e Angela Menardi, atleta paralimpica di wheelchair curling selezionata per gareggiare alle Paralimpiadi.

Quali responsabilità sente di avere nel ruolo di Presidente e amministratore delegato del Gruppo Bracco, una multinazionale della salute incentrata sulla sostenibilità e sul rispetto ambientale?

La sostenibilità oggi non è soltanto una “scelta”: è un modo di essere, necessario e inderogabile. L’intera strategia aziendale coniuga, infatti, innovazione e responsabilità, nella consapevolezza che il futuro delle imprese è legato a una crescita sostenibile a lungo termine. Per Bracco l’ambiente è una priorità da sempre. Le nostre attività di miglioramento delle performance ambientali, energetiche e sociali sono tutte improntate a ottemperare agli adempimenti legislativi, con la definizione di obiettivi che spesso anticipano le indicazioni della stessa Unione Europea.

Un’immagine della mostra del fotografo Gerald Bruneau “Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte” a Verona. Courtesy ©Fondazione Bracco

Il Gruppo Bracco è tra le aziende italiane a controllo privato che registra ritmi di crescita e redditività importanti e che sono patrimonialmente e finanziariamente solide. Qual è stata la vostra ricetta di successo?

Il fatturato 2025 del Gruppo ha superato i 2 miliardi di euro registrando un aumento a doppia cifra rispetto allo scorso anno e abbiamo circa 4 mila dipendenti. Per raggiungere questi risultati abbiamo sempre investito con costanza e coraggio, anche nei momenti difficili, in ricerca e innovazione, con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone attraverso prevenzione d’avanguardia e diagnostica di precisione. Il vero driver di crescita del Gruppo Bracco è sempre stato questo. A partire dalla decisione visionaria di mio padre Fulvio di puntare sin dal Dopoguerra sullo studio dello iodio e sui mezzi di contrasto capendone il potenziale per la diagnostica precoce e la prevenzione. Sul finire degli anni Settanta, così, il nostro Prof. Ernst Felder, capo della ricerca, portò a termine lo sviluppo di una molecola rivoluzionaria per le procedure diagnostiche in ambito RaggiX/TAC con contrasto: lo Iopamidolo, che è ancora oggi ritenuto un gold standard. In soli 4 anni dal lancio, il fatturato di Bracco quintuplicò. Per soddisfare la crescente domanda del mercato, nel 1987 inaugurammo un nuovo impianto chimico-farmaceutico a Ceriano Laghetto, con una capacità produttiva di circa 300 tonnellate annue di API. Oggi nel mondo circa un terzo delle procedure di diagnostica per imaging con contrasto per RaggiX/TAC è effettuato con prodotti Bracco.

La chiave del vostro processo di crescita è stata dunque l’innovazione. Ma anche l’internazionalizzazione, visto che avete anche importanti siti produttivi e di ricerca in Svizzera, Stati Uniti, Canada, Cina e Giappone.

Si certo. In quasi 100 anni di vita Bracco è cresciuta in ogni continente, lasciando però sempre la testa e il cuore in Italia. Aggiungo che internazionalizzazione, non vuol dire solo export, ma anche produzione, presenza diretta nei Paesi e grandi investimenti. Comunque, non avremmo potuto conquistare i mercati di tutto il mondo senza prodotti innovativi. Il nostro portafoglio si è costantemente ampliato in tutti i campi e le modalità dell’imaging diagnostico (RaggiX/TAC, Risonanza, ecografia, medicina nucleare e sistemi di iniezione).

Francesca Porcellato, atleta paralimpica, fondista e paraciclista italiana di fronte alla foto di Gerald Bruneau che la ritrae nella mostra “Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte” a Verona. Courtesy ©Fondazione Bracco

Lei è l’erede di grandi uomini come suo padre Fulvio e suo nonno Elio, che hanno investito nella forza delle loro idee: essere donna è stato un problema o un’opportunità di cambiamento di prospettive del Gruppo Bracco?

Mio padre era protofemminista e mi scelse come successore in azienda. Mi ha riservato una dura gavetta, ma fui accolta con grande disponibilità e fui subito chiamata da tutti la Dottoressa. Ho sempre apprezzato che il gruppo di lavoro di mio padre fosse molto coeso, perché bisogna dire che lui – ed è una cosa che però ritrovo anche nella mia vita lavorativa – riusciva ad avere dei collaboratori veramente uniti, devoti e impegnati. Non ho mai avuto problemi anche perché vedevano come io fossi la prima ad assumermi la responsabilità di ogni decisione difficile. Con orgoglio, posso dire che da imprenditrice ho sempre cercato di sostenere le donne. Bracco considera il women empowerment un valore chiave per tutta l’organizzazione e un nostro punto di forza. Per questo abbiamo dato vita a concrete politiche di inclusione, ascolto e riconoscimento della diversità come fattore positivo di cambiamento.

Come immagina il Gruppo Bracco nel 2037?

Gli ultimi anni hanno rappresentato una sfida enorme perché siamo stati costretti ad affrontare situazioni inimmaginabili, dalla pandemia alle guerre. Nonostante ciò, Bracco è riuscita a rimanere un porto sicuro per i suoi collaboratori e a mantenere intatta la propria posizione di leader sul mercato. Sono certa che continuerà a farlo nei suoi prossimi cent’anni.

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Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte specializzata in archeologia industriale, è docente di ruolo di Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia della Fotografia e Comunicazione multimediale all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Collabora con diverse riviste specialistiche, è curatrice indipendente ed è interessata alla lettura comparata tra arte, architettura, design e moda nella cultura digitale. Da anni studia i processi di cambiamento dell’arte pubblica in relazione agli spazi urbani e si interroga sull’utilità della Light art, in cui la città è ambiente e teatro della produzione culturale globale.

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