Entrare al Casino Macrì, nel cuore del Parco Archeologico di Locri, significa già fare un passo dentro la storia. Ma con “Dioniso è qui” di Massimo Sirelli – progetto, curato da Stefania Fiato, per la seconda edizione del festival MitiCu, promosso dal GAL Terre Locridee – la storia smette di essere muta pietra e diventa un interlocutore sfrontato. È un incontro che disorienta: da un lato i resti millenari che pretendono silenzio e devozione, dall’altro gonfiabili da piscina, mutandine sospese, colori pop che sembrano arrivare da una spiaggia anni ’90.
La prima reazione è lo spaesamento, quasi la sensazione di profanare un tempio. Poi, piano piano, ci si accorge che questo cortocircuito funziona: le rovine reggono lo scontro e, anzi, ne escono ringiovanite. Dioniso, dio dell’eccesso e della trasformazione, non è più una figura da manuale di mitologia, ma una presenza che abita il presente – capricciosa, caotica, vitale.

Sirelli non si limita a esporre: ascolta il luogo, ne sfrutta i vuoti, le irregolarità, persino le fragilità. Le sue opere sembrano quasi “spuntare” dalle pietre, non appoggiate ma germogliate, come se il mito fosse rimasto lì in dormiveglia e avesse trovato nella leggerezza pop un nuovo corpo. E alla fine, davanti a queste installazioni, ci si sorprende a sorridere. Ma è un sorriso che non resta superficiale: porta con sé domande, stimola riflessioni, lascia aperto uno spazio di libertà. Forse è proprio questa la forza della mostra: riuscire a divertire senza smettere di pensare.

Questa capacità di coniugare gioco e pensiero nasce da un percorso artistico coerente. Massimo Sirelli, nato a Catanzaro nel 1981, si è avvicinato da adolescente alla graffiti art, quando di notte usciva di nascosto per lasciare tracce sui muri e sui vagoni ferroviari. Lì ha imparato la libertà del gesto e l’urgenza dell’espressione, due elementi che ancora oggi caratterizzano il suo linguaggio. Nei suoi lavori, lo strumento diventa supporto e il supporto diventa strumento: tutto può trasformarsi in immagine, in messaggio, in vibrazione estetica.
Vive e lavora tra Catanzaro e Torino, dove dal 2008 è docente di Tecniche di presentazione e Portfolio allo IED, con un immaginario che mescola linguaggi, strumenti e materiali con naturalezza sorprendente.
È proprio questa attitudine alla contaminazione a renderlo una delle voci più originali della pop e urban art italiana. Nei suoi lavori convivono New Dada, Nouveau Réalisme, street culture e ironia pop. Ma in “Dioniso è qui” tutto ciò si amplifica perché incontra il genius loci di Locri: non più muri anonimi o spazi neutri da riempire, ma pietre antiche che diventano complici e controparte.

Il risultato è un percorso che sorprende e diverte, ma che al tempo stesso invita a ripensare il mito come specchio del presente. Un’esperienza che, come spettatori, ci ha fatto sorridere e riflettere, riconoscendo in Dioniso non un’eco lontana, ma un compagno di viaggio nel nostro tempo dissonante e creativo.
E per comprendere più da vicino il senso di Dioniso è qui, abbiamo rivolto a Massimo Sirelli alcune domande durante il nostro incontro tra le rovine dell’antica Locri.
Il tuo Dioniso abita tra gonfiabili, t-shirt e poster: perché scegliere un linguaggio volutamente effimero e pop per dialogare con rovine millenarie, che incarnano invece la durata e la memoria del tempo?
Ho scelto materiali diversi. Volevo che i materiali e le installazioni fossero “leggere” sotto ogni punto di vista. Nelle sale del Casino Macrì non si può appendere nemmeno un chiodo e il trasporto e la posa delle cose tra le rovine è molto complesso. Ecco perché tutta la mostra segue questa progettualità e questo tipo di materiali che trovano ampio dialogo con il tema stesso della mostra e di questo Dioniso contemporaneo.

Nel creare installazioni “cucite addosso” agli spazi di Locri, ti sei trovato a bilanciare rispetto e irriverenza: come hai capito fino a che punto potevi spingerti senza trasformare il mito in pura provocazione?
Non amo mai gli eccessi. Mi piace l’ironia. Credo che un messaggio forte non abbia bisogno di essere eccessivo nella sua espressione. Volevo realizzare una mostra adatta a tutti anche ai più piccoli che sono in visita al Parco con le famiglie. Volevo che fosse divertente e che portasse il visitatore a entrare in empatia con la figura mitologica di Dioniso.
Dioniso, simbolo di eccesso e trasformazione, oggi diventa per te un pretesto per parlare di identità fluide e caotiche: qual è il rischio – o forse il potere – di leggere il mito come specchio del presente invece che come racconto del passato?
“Tutte le arti sono contemporanee” diceva qualcuno no? Ecco, io leggendo le fonti storiche su Dioniso ho trovato interessante di quanto tutto questo passato fosse ancora presente e anzi fosse proprio specchio dei tempi che stiamo vivendo. Questa mostra andrebbe sviluppata ulteriormente e ampliata. Ho amato moltissimo questo progetto e spero di poterlo rivedere e farlo ancora vivere in futuro oltre il Parco Archeologico di Locri.



Ho avuto la possibilità di visitare la mostra,a mio avviso,molto interessante proprio per i suoi contrasti
L’ho trovata fluida e leggera ma,al tempo stesso,ricco di contenuti proprio come l articolo appena letto
Tutto ritorna, gli eccessi, le fluidità e le stravaganze non finiscono mai di stupirci…per fortuna.
Brava Paola mi sono piaciute le tue argute domande