Dora Carrington, musa e ispiratrice nell’ultimo lavoro di Almodòvar

Dora Carrington, o solo Carrington, come sarà chiamata per il resto di questo articolo, ha tracciato un percorso di vita seduttivo, potente e malinconico. Ha intrapreso strade ben più ampie di quanto potesse immaginare, incontrando un amore profondo, quasi irreale, con Lytton Strachey. Nonostante la dichiarata omosessualità di Strachey, il loro legame fu caratterizzato da un’intimità unica che sfidava i costumi del tempo. Il suicidio della Carrington, avvenuto poco dopo la morte di Strachey, fu prova del suo profondo smarrimento e l’incapacità di trovare uno scopo al di fuori della persona amata.

In The Room Next Door, o La stanza accanto, primo lungometraggio in lingua inglese del regista spagnolo Pedro Almodóvar, i riferimenti a Carrington aggiungono profondità al film, intrecciando temi di lotta artistica e desiderio inappagato. La protagonista Ingrid (Julianne Moore), una scrittrice, menziona la sua ricerca sulla vita di Carrington e sulla sua complessa relazione con Lytton Strachey. Questo sottotesto riflette il racconto principale, evocando temi di amore non corrisposto e la perdita inevitabile.

Dora Carrington, Farm at Watendlath (1921). Presented by Noel Carrington, the artist’s brother, 1987. Image courtesy Tate.

Questi intrecciati elementi biografici dell’artista britannica si riflettono con rispetto, ma soprattutto con devozione ed emotività per tutto il film, soprattutto quando le protagoniste, Ingrid e Martha (Tilda Swinton, sempre centrata nel caratterizzare i suoi ruoli), affrontano il tema della morte e i limiti del loro controllo sul destino.

Il riferimento a Carrington arricchisce il film, esplorando temi di malinconia artistica e contemplazione esistenziale. Almodóvar utilizza questa citazione per ampliare la riflessione sulla mortalità e la passione creativa, elementi tipici del suo stile cinematografico, ma che qui assumono un tono più sommesso, più sobrio, grazie all’ambientazione fredda e alla narrazione meno drammatica, che costruisce un “contatto” visibile con lo spettatore. Sebbene diverso dai suoi lavori spagnoli più caldi, mantiene l’attenzione su colori vividi e dialoghi profondi.

Una scelta narrativa che rispecchia un omaggio visivo al Bloomsbury Group, di cui Carrington faceva parte, contribuendo a creare un’atmosfera che mescola riflessione storica e preoccupazioni esistenziali contemporanee.

Carrington, Lytton Strachey Reading (1916) in “Dora Carrington: Beyond Bloomsbury” 9 November 2024–27 April 2025 at Pallant House Gallery, Chichester.
©National Portrait Gallery, London. Bequeathed by Frances Catherine Partridge (née Marshall), 2004 © National Portrait Gallery, London

Donne potentissime, fragili, umane. Ecco che Julianne Moore, Tilda Swinton e Carringtonlo, in un ballo a tre, ci regalano un’altra grande prova artistica. Esplorando le nostre più assopite emozioni e riscoprendo un’artista versatile del 1900. È interessante la genuinità con cui Almodóvar, con un film per nulla leggero, ci insegna che le pellicole sono lo specchio della vita solo quando essa viene raccontata nel modo umanamente più corretto.

Sia Martha che Carrington, una un personaggio di finzione che parla ad un contesto perfettamente reale, l’altra realmente esistita ma fuggita dalla sua realtà, sono state figure femminili segnate da una sofferenza interiore profonda: Martha è afflitta da una malattia fisica, mentre Carrington cadde in depressione dopo la morte di Lytton Strachey, suo compagno di vita platonico. Dal film e dalla vita dell’artista inglese si esce con delle riflessioni sull’autodeterminazione e sulla volontà di porre fine alla propria sofferenza. La depressione di cui parlato sopra è una malattia che non perdona, che ha bisogno di essere accettata, capita, e discussa. È chiaro che la malattia e il dolore sono sentimenti insuperabili.

Dora Carrington,Iris Tree on a Horse, (circa 1920s) . The Ingram Collection.
Image courtesy The Ingram Collection

Il Guardian e Artnet analizzano come Almodóvar riesca a toccare la fragilità emotiva di un personaggio, questa volta di Martha, collegandola con quella storica di Carrington, conferendo al film un ulteriore strato di complessità e introspezione.

L’opera di Carrington ha influenzato Almodóvar per la sua capacità di fondere vita privata e creazione artistica, rispecchiandone il suo stile audace. La tavolozza di colori vibranti, i soggetti insoliti e una visione così poeticamente intima del mondo artistico si ritrovano anche nelle scelte visive di Almodóvar, che spesso gioca con immagini simboliche. Il suo stile stravagante e l’atteggiamento anticonformista sono diventati per il regista una metafora della libertà espressiva e del rifiuto delle convenzioni sociali, temi centrali in gran parte della sua espressiva filmografia.

Il riconoscimento postumo della sua importanza artistica, che riecheggia a distanza di tanti anni. Almodóvar riporta in primo piano una figura complessa del mondo dell’arte, un talento trascurato, destinato a rimanere immortale.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

BPER apre il suo museo a Ferrara: 135 opere trasformano una banca storica in polo culturale

Dal caveau alla città, dalla sede bancaria al museo. Palazzo Barbantini-Koch, costruito all’inizio del Novecento per ospitare la Cassa di Risparmio di Ferrara, inaugura l’8 ottobre una nuova stagione come polo culturale de La Galleria BPER. Il progetto restituisce al pubblico un edificio profondamente legato alla storia economica ferrarese e lo riempie di dipinti, sculture, documenti e nuovi programmi espositivi

Matera 2026, la cultura ridisegna la città: da Pistoletto al mare invisibile dell’arte digitale

Matera non ha bisogno di un affaccio sul mare per definirsi mediterranea. C’è un’idrografia segreta che ne attraversa l’ossatura di calcare: è l’acqua che scorre sotterranea lungo la gravina, guidata da un antico e ingegnoso sistema di cisterne ipogee, che poi confluiva in quelli che qui chiamano i “vicinati” attorno ai quali più famiglie vivevano

Carsten Höller a Pechino: una mostra in cui il dubbio diventa opera

Una grande stanza dai colori accesi accoglie, dopo il corridoio di ingresso, il visitatore della mostra Carsten Höller – Two, all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino. Luci abbaglianti, sfumature di rosa che si riflettono ovunque, un’atmosfera sospesa tra il sogno e il gioco: il primo impatto è uno sbalordimento visivo. Al centro della sala, una gigantesca giostra illuminata gira lentamente su se stessa, invitando a salire su uno dei suoi seggiolini
Giulio Fonseca
Giulio Fonseca
Classe '96, con un percorso di studi in Beni Culturali nel triennio, indirizzo storico-artistico, e in Arte, valorizzazione e mercato all'Università IULM di Milano nel biennio magistrale. Si divide tra l'interesse per le nuove possibilità di interazione tra pubblico e opera nell'arte contemporanea e l'amore, quasi ossessione, per il cinema. Spesso si sofferma ad osservare l'allestimento in mostre temporanee.

3 Commenti

  1. Grazie per questa recensione, completa ed esaustiva….prima di leggervi non avevo intenzione di andare a vederlo, adesso sì.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui