Dory Zard porta i suoi Poligoni in rotazione a Roma: geometria, algoritmo e colore da The Shell Libreria Bistrot

Esiste un punto preciso in cui la pittura smette di essere intuizione e diventa sistema. Dory Zard lo ha individuato nel poligono regolare e nel principio della sua rotazione attorno a un asse fisso, trasformando quella scoperta in una ricerca che ha attraversato oltre quindici anni di lavoro, dai primi acrilici su tavola fino alla grafica vettoriale e agli strumenti digitali. Dal 17 al 20 settembre 2026, The Shell Libreria Bistrot di Roma — in Vicolo della Fontana 28 — ospita Poligoni in rotazione. L’estetica dell’algoritmo tra geometria e colore, mostra personale dell’artista che mette a confronto due stagioni di questa indagine e le rende visibili in uno stesso spazio.

Il principio costruttivo è tanto rigoroso quanto fertile. Triangoli, quadrati, pentagoni e altre figure geometriche vengono ripetuti e ruotati progressivamente attorno allo stesso centro fino a tornare alla posizione di partenza. Il numero delle rappresentazioni non è casuale: un poligono di n lati compare n+1 volte, facendo coincidere la prima e l’ultima posizione sullo stesso asse. Dimensioni, rotazioni e progressioni cromatiche seguono rapporti matematico-logici, mentre negli acrilici il rigore della costruzione geometrica incontra la libertà della campitura pittorica. La mostra espone tredici di questi lavori, realizzati tra il 2008 e il 2009 su tavola nel formato di 102,4×102,4 cm, affiancandoli al loro sviluppo successivo: un’installazione composta da cinque pannelli Fine Art che seguono una progressione inversamente proporzionale, dove al diminuire del numero di stampe corrisponde un aumento del formato, passando dalle 256 opere di 6,4×6,4 cm del primo pannello fino alla singola stampa di 102,4×102,4 cm dell’ultimo.

Questa scelta espositiva non è puramente estetica. Introduce una riflessione esplicita sul concetto di multiplo e sulle dinamiche del collezionismo: formato, tiratura e grado di rarità diventano variabili della stessa opera e del suo rapporto con lo spazio e con l’acquisizione. Una medesima matrice concettuale assume manifestazioni fisiche differenti, trasformando la serialità in un sistema di relazioni tra artista, opera, spazio e collezionista. È una posizione teorica che Zard non lascia implicita ma costruisce come parte integrante del progetto.

Poligoni in rotazione si inserisce in una traiettoria più ampia che l’artista ha nominato Metodo delle Relazioni Elementari, dedicato all’indagine delle relazioni tra colore, forma, suono e spazio. Le tappe precedenti — Enzimi, le Sequenze bicromatiche, le Monocromie a codice — avevano costruito progressivamente una grammatica del colore basata su dosaggi e proporzioni numeriche. Con i Poligoni la geometria entra nel sistema come terza variabile, legando forma, proporzione e cromia in una struttura unitaria. Dal 2011, questa sperimentazione si è ulteriormente estesa con Infrattali, un software grafico ideato da Zard per generare moduli, pattern e superfici attraverso la combinazione dei punti di colore, spostando l’attenzione verso la costruzione stessa della materia cromatica.

Nato a Tripoli nel 1950 e trasferitosi a Roma nel 1967, Zard si era avvicinato fin da giovane alla pittura e all’astrazione, per poi sviluppare dagli anni Settanta una lunga attività nel mondo della musica, dello spettacolo e dei grandi eventi. Un percorso apparentemente lontano dall’arte, ma che ha sedimentato un’esperienza progettuale confluita poi nel metodo artistico. Il ritorno stabile all’arte avviene alla fine del 2003; dal 2005 prende forma la ricerca che arriva oggi in mostra. Nel 2023 nasce l’Associazione culturale omonima, impegnata nella promozione della sua ricerca e del relativo Manifesto.

L’opening è fissato per giovedì 17 settembre 2026 alle ore 18.30. La mostra prosegue venerdì 18 e sabato 19 settembre dalle 12.00 alle 22.00, e domenica 20 settembre dalle 11.00 alle 15.00. L’ingresso è gratuito.

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