Lasciarsi alle spalle i ritmi serrati di Torino per riscoprire il respiro della provincia significa, a Cambiano, approdare in un porto franco della cultura e della cucina. Quello tra Stefania Margiacchi, fondatrice della galleria d’arte Société Interludio, e Guido Fejles, oste della bistronomia GAF, è l’incontro tra due traiettorie distinte che mettono al centro la qualità e l’educazione al bello. La galleria ha trovato nel dialogo con la cucina del GAF un terreno fertile e inatteso: un vero e proprio “intermezzo”, uno spazio di riflessione che esiste tra due mondi diversi, proprio come la pausa tra due movimenti di un componimento musicale da cui la galleria prende il nome.
Un’altra idea di galleria: l’origine di Société Interludio
Per capire come si arrivi a questa convivenza, serve un passo indietro. Société Interludio nasce nell’autunno del 2018 a Torino come progetto culturale e di vita di Stefania Margiacchi insieme all’artista Paul de Flers. Ospitata inizialmente nell’appartamento di Piazza Vittorio Veneto, la galleria si concentra fin da subito sulle pratiche artistiche contemporanee, invitando gli artisti, emergenti e mid-career, a lavorare in modo site-specific o trasformando lo spazio domestico in luogo di ricerca e residenza. Un progetto intimo e ibrido, lontano dall’idea tradizionale di white cube.
Con la pandemia l’assetto cambia. Stefania prosegue da sola il progetto, dandogli una struttura più definita ma mantenendo intatta l’impostazione: non un approccio mirato solo alla vendita, ma un lavoro di accompagnamento e di educazione al contemporaneo. È in questa fase che incontra Guido Fejles, ex praticante avvocato impegnato nella costruzione del progetto GAF dopo la sua esperienza come concorrente di Masterchef. Il confronto tra i due, sia umano che professionale, diventa terreno fertile per una visione condivisa.

GAF: una bistronomia che rilegge l’osteria in chiave contemporanea
Il GAF apre nel marzo 2022 come bistronomia dall’impronta informale ma curata, caratterizzata da ampie vetrate e mattoni a vista. Guido Fejles interpreta il ruolo dell’oste in chiave contemporanea, mentre in cucina lo chef Christian Robles lavora sulle materie prime valorizzando territorio e stagionalità attraverso una cucina etica, attenta allo zero waste. La proposta gastronomica rilegge sapori familiari con precisione, facendo del quinto quarto un punto d’incontro tra memoria e ricerca.
Al momento dell’apertura, di fronte al ristorante, c’era uno spazio inutilizzato, inizialmente pensato per una futura gastronomia. È qui che Guido lo propone a Stefania come magazzino. In breve tempo diventa luogo di presentazioni, visite e incontri, rivelando come molte persone arrivino più volentieri a Cambiano per unire cena e arte. Per circa un anno e mezzo Stefania mantiene così due sedi, quella torinese e lo spazio di fronte al GAF, fino alla scelta naturale di adottare stabilmente come unica sede quella di Cambiano, lavorando uno di fronte all’altra, in parallelo.
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