Il Padiglione della Croazia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta a Palazzo Zorzi Compelled by Fright and Beauty, progetto site-specific di Dubravka Lošić, a cura di Branko Franceschi. L’artista, nata e attiva a Dubrovnik, porta a Venezia una selezione di opere sviluppate lungo quattro decenni di ricerca, rielaborate per il contesto espositivo e organizzate come un sistema in trasformazione.
Il lavoro di Lošić si fonda su cicli aperti, ripresi nel tempo, ampliati, spostati da un contesto all’altro. La mostra non costruisce una retrospettiva ordinata, ma un montaggio di nuclei formali e concettuali che entrano in relazione con l’architettura di Palazzo Zorzi. La dimensione installativa nasce proprio da questa tensione tra opere già esistenti, nuove configurazioni e spazio.
Il percorso inizia nel cortile, dove i cicli Campane Libertas (2014-2026), Rosario (2026) e Tondo (2020-2025) mettono insieme sculture in ferro corroso e bronzo, oggetti-dipinti in legno colorato e tessuto. La materia ha un ruolo centrale: non accompagna l’immagine, ma la costruisce. Ferro, colore, tessuto e superficie partecipano alla stessa struttura visiva, in una zona intermedia tra pittura, oggetto e installazione.
Al piano nobile, nella Sala Codussi, il progetto prosegue con Alba Albula (2019), Piogia Parigi (2018), Imago Anima (2012-2013), Rosario (1987-2026) e Squali (1986-2026). Qui emerge con maggiore chiarezza il carattere teatrale dell’allestimento, legato sia alla forza scenica delle opere sia al rapporto con Venezia e Dubrovnik, due città in cui la rappresentazione dello spazio pubblico, della memoria e dell’identità ha un peso evidente.

La formazione di Lošić all’Accademia di Belle Arti di Zagabria negli anni Ottanta spiega la natura ibrida del suo linguaggio. L’artista assorbe l’estetica postmoderna, ma la innesta su elementi del modernismo, dell’Art Informel, dell’astrazione gestuale, della pittura monocroma, del collage, della fusione dei metalli e della costruzione oggettuale. Il risultato non è una somma di riferimenti, ma una pratica che procede per stratificazione tecnica e materiale.
Il titolo, Compelled by Fright and Beauty, indica il campo di tensione entro cui si muove il progetto. La paura e la bellezza non sono trattate come temi illustrati, ma come condizioni interne alla forma. Le superfici sembrano attraversate da pressioni, abrasioni, corrosioni, movimenti della materia. Lošić lavora su un’idea di immagine instabile, in cui il gesto pittorico e la costruzione plastica mantengono una qualità fisica molto marcata.
Il riferimento a Dubrovnik resta importante, ma non viene trasformato in racconto identitario semplificato. La città agisce come sfondo culturale: luogo di memoria storica, di indipendenza, di costruzione estetica e politica della libertà. A questo si aggiunge la tradizione familiare legata alla manifattura tessile, che ritorna nell’uso dei materiali e nella qualità tattile di alcune opere.
Il Padiglione Croazia propone così una ricerca difficilmente riconducibile a una sola categoria. Lošić usa pittura, scultura, tessuto e installazione per costruire un linguaggio visivo autonomo, radicato nella propria storia ma aperto a una lettura più ampia. A Palazzo Zorzi, il suo lavoro appare come una pratica di accumulo, trasformazione e resistenza della forma, in cui la materia non rappresenta soltanto: occupa lo spazio, lo misura e lo modifica.




