L’estate era finita da qualche settimana quando a fine settembre iniziò a circolare la notizia che la terza casa d’aste al mondo, Phillips, avesse l’intenzione di inserire un triceratopo, o meglio “lo scheletro più completo mai scoperto di un giovane Triceratopo”, all’interno dell’asta di punta della stagione, Modern & Contemporary Art Evening Sale a New York.
19 novembre 2025, sono da poco passate le 17 a Manhattan quando dopo uno stupendo lavoro su carta di Kerry James Marshall (una sua tela museale del 2008, stimata 10-15 milioni di dollari, è andata invenduta da Sotheby’s la sera del 18 novembre), sta per andare in scena la “battaglia” per aggiudicarsi il dinosauro.
CERA, è questo il nome attribuito al giovane esemplare di triceratopo, è un unicum. Con una lunghezza di circa 4,40 m e con oltre il 70% di ossa originali, lo scheletro offre una visione approfondita di uno dei dinosauri più celebrati ed iconici del Cretaceo superiore. Con le sue inconfondibili tre corna, l’ampio collare e la corporatura a forma di carro armato, fu tra gli ultimi grandi erbivori prima dell’estinzione. La sua conservazione, l’integrità anatomica e la qualità museale del suo allestimento lo collocano tra i più significativi esemplari di giovane dinosauro mai comparsi sul mercato e probabilmente il miglior giovane esemplare di triceratopo mai scoperto.
CERA, datato 66 milioni di anni fa, è stato venduto per 5.377.000 dollari a un collezionista privato americano. Sebbene questa cifra possa sembrare “modesta” se confrontata con i capolavori di punta della stagione, le vivaci offerte lo hanno spinto ben oltre la stima di 2.5 – 3.5 milioni di dollari, confermando la domanda per questo tipo di oggetto da collezione.
Tramite questa strategia, Phillips ha raggiunto un pubblico che altrimenti non avrebbe mai interagito con la casa d’aste; i rappresentanti hanno confermato che lo scheletro è stato venduto a un collezionista nuovo per la casa, sebbene l’interesse globale si fosse riversato prima della vendita sia da acquirenti privati che da istituzioni internazionali.
A metà ottobre, durante Frieze Masters, due delle vendite più rapide del giorno di apertura sono state paleontologiche. David Aaron ha piazzato una gigantesca testa di triceratopo del Cretaceo superiore (circa 68 milioni di anni fa) entro la prima ora, seguita più tardi da uno scheletro completo di Nimravidae dai denti a sciabola dell’Oligocene (circa 33,7-23,8 milioni di anni fa), venduto per un prezzo a sei cifre. Ovviamente nessuno ha dimenticato i 44,6 milioni di dollari (oltre sette volte la stima di 4 – 6 milioni di dollari) messi sul piatto da Ken Griffin per lo Stegosaurus Apex nel luglio 2024.
I risultati d’asta degli ultimi anni lo hanno confermato: i dinosauri sono di tendenza. E non solo come reliquie preistoriche o strumenti di indagine scientifica, ma come simboli del gusto. Sempre più spesso, gli scheletri fossili vengono trattati come investimenti, qualcosa che, in alcuni casi, ha una risonanza emotiva e simbolica maggiore dell’arte contemporanea. Mentre la nostalgia guida sempre più le decisioni d’acquisto nei mercati del collezionismo, i dinosauri stanno senza dubbio cavalcando l’onda. Phillips si è strategicamente sintonizzata su questo cambiamento. Invece di competere testa a testa, e inevitabilmente sfigurare, con le aste di Sotheby’s e Christie’s, la casa d’aste ha adottato una diversa strategia di narrazione e marketing, esaltando il potere simbolico delle opere d’arte non attraverso i racconti di collezioni glamour, ma collegando le opere a un tempo quasi impossibile da immaginare.
È il ritorno di Jurassic Park? O forse è semplicemente che la maggior parte di noi è affascinata dai dinosauri fin dall’infanzia? Poco importa, in ogni caso la strategia di Phillips e l’asta Out of this world è stata un grande successo.




