EAU DE EAU alle Dolomiti: Max Papeschi e Arianna Bonucci trasformano l’acqua in profumo di lusso per parlare di crisi ambientale

Una boccetta di profumo che non contiene profumo. O meglio: contiene l’unica sostanza che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe valere quanto i più esclusivi estratti di rosa o oud. Semplice acqua. È questa l’intuizione al centro di EAU DE EAU, il progetto artistico di Max Papeschi e Arianna Bonucci che, dopo sette mostre internazionali tra Stati Uniti e Canada e oltre 12.000 chilometri di ricerca documentaria, ha fatto tappa sull’Alpe di Siusi con la residenza Dalle Rocky Mountains alle Dolomiti, ospitata da Pure.Art Circle presso il Paradiso Pure.Living Vegan Hotel di Castelrotto (Jochstrasse 17), curata da Alisia Viola, Viola Ammenti e Sara De Carlo.

Nato nel 2025, EAU DE EAU costruisce un cortocircuito visivo e concettuale preciso: una boccetta da profumeria sormontata da un tappo a forma di pianeta Terra dorato contiene acqua ordinaria, confezionata con i codici estetici del lusso. Il gesto è minimalista, quasi dadaista, ma la sua portata è tutt’altro che decorativa. Il progetto immagina un futuro in cui l’acqua viene commercializzata come fragranza di alta gamma, portando alle estreme conseguenze logiche la traiettoria di progressiva mercificazione delle risorse essenziali già in atto. È una provocazione calibrata, che usa l’ironia come strumento di divulgazione e non come fine estetico — una distinzione che la curatrice Alisia Viola ha sviluppato durante il panel conclusivo della residenza, tracciando una genealogia dell’opera che passa per il Dadaismo e il Surrealismo, tradizioni in cui lo straniamento del quotidiano ha sempre avuto una funzione critica.

Il percorso internazionale del progetto è stato tutt’altro che simbolico. Prima del debutto milanese, poi le esposizioni presso gli Istituti Italiani di Cultura di Los Angeles, San Francisco, Washington D.C., New York, Toronto e Montréal, fino alla prima grande mostra museale al Museum of Vancouver. Parallelamente, Papeschi e Bonucci hanno realizzato il documentario THE WATER, attraversando il Nord America e raccogliendo testimonianze di ricercatori, esperti e cittadini per esplorare il rapporto tra uomo, ambiente e risorse idriche. Due continenti, due narrazioni speculari: gli Stati Uniti come teatro della siccità e degli effetti più visibili del cambiamento climatico; il Canada come custode di uno dei più grandi patrimoni di acqua dolce del pianeta. Le Dolomiti rappresentano un terzo capitolo, forse il più silenzioso e per questo ancora più urgente.

Per una settimana gli artisti hanno esplorato il territorio dell’Alpe di Siusi affiancati da professionisti ed esperti locali, trasformando la residenza in un laboratorio interdisciplinare fatto di escursioni, incontri e ricerca sul campo. L’obiettivo dichiarato era comprendere la montagna come uno degli ecosistemi più fragili e sensibili ai cambiamenti ambientali in Europa, mettendo in dialogo pratiche artistiche, conoscenza scientifica e cultura del territorio. La settimana si è conclusa con un evento aperto al pubblico in cui è stata riproposta la performance centrale del progetto: gli ospiti dell’hotel e i visitatori esterni sono stati accolti come in una profumeria di alta gamma, invitati ad annusare la nuova fragranza sulle tradizionali mouillettes, per scoprire solo in un secondo momento che il prezioso liquido era acqua. Un gesto essenziale e spiazzante, capace di ribaltare di colpo la percezione del valore di una risorsa che diamo per scontata.

Il panel interdisciplinare che ha seguito la performance ha messo attorno allo stesso tavolo linguaggi apparentemente lontani. Dopo la rivelazione dell’identità della boccetta da parte degli stessi artisti e l’intervento storico-critico di Alisia Viola, hanno preso la parola Michaela Prister, guida certificata ed esperta delle tradizioni e del territorio dolomitico, e la prof.ssa Veronica Nava dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, specialista negli ecosistemi di acqua dolce. L’incontro ha mostrato come prospettive diverse — artistica, scientifica, storica, locale — possano convergere nella costruzione di una nuova consapevolezza ambientale, senza che nessuna prevalga sulle altre. È un modello di lavoro che rispecchia anche la filosofia di Pure.Art Circle, che concepisce l’arte come pratica quotidiana e accessibile, integrata nell’esperienza degli ospiti del Paradiso Pure.Living.

EAU DE EAU continua dunque il proprio percorso itinerante e multidisciplinare, confermando un approccio in cui la mostra diventa esperienza, il viaggio strumento di divulgazione e il paesaggio parte dell’opera stessa. Dalle grandi metropoli nordamericane agli immensi spazi del Canada, fino ai silenzi delle Dolomiti: ogni tappa aggiunge uno strato di senso al progetto, che non si limita a denunciare una crisi ma cerca di renderla percepibile attraverso il corpo e i sensi — a cominciare dall’olfatto.

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