Elpìs: l’arte di Meggiato accende la speranza tra i chiostri della Cattolica

L’Università Cattolica del Sacro Cuore presenta ELPÌS – Dove nasce la speranza, una mostra personale dell’artista Gianfranco Meggiato (Milano, 1957), visitabile dal 13 giugno al 30 settembre 2025 nelle sedi di Largo Gemelli 1 e Via Carducci 28/30. L’inaugurazione si svolge venerdì 13 giugno, ore 18:30 in Largo Gemelli, con la presenza dell’artista. La curatela è affidata alle studentesse Arianna Bono, Matilde Cauteruccio, Matilde Dante, Maria Laura Foti, Sara Ravelli, Alessandra Mara Sartori di Borgoricco e Melania Sisinno, con illustrazioni di Francesca Iperico.

L’esposizione si configura come un progetto partecipativo, promosso dagli studenti per una fruizione inclusiva e intergenerazionale. L’obiettivo è scomporre e ricostruire il concetto di speranza, inteso non come idea predefinita, ma come territorio da esplorare insieme, attraverso le esperienze individuali. La curatela, in quanto esercizio collettivo, fa leva sulla dimensione dialogica e simbolica della speranza, elemento fondante del progetto.

Meggiato propone un corpus di sette sculture in alluminio bianco, realizzate con fusione a staffa e verniciatura a forno, collocate in spazi aperti e di passaggio nei due cortili universitari. Le opere – Il Soffio della Vita, Colpo d’Ala, Risveglio, Il Volo, Lo Specchio dell’Assoluto (Largo Gemelli); L’Incontro, Oltre il Finito (Via Carducci) – offrono una struttura formale essenziale, evocativa di archetipi quali il coraggio, la trasformazione, la trascendenza e l’incontro.

Ogni scultura è concepita come oggetto da esplorare: le superfici lisce e le forme pure invitano a un contatto diretto e sensoriale, rompendo la gerarchia tra opera e fruitore. Sono possibili movimenti fisici – rotazione, percezione tattile – pensati per stimolare una riflessione attiva sul significato della speranza quale atto di rinascita interiore.

Nel contesto della mostra, l’Università diventa laboratorio di creatività e piattaforma di scambio. Le sculture, integrate nei chiostri e nei luoghi di aggregazione, sostengono un percorso progressivo: dall’impatto visivo e simbolico alla riflessione condivisa. Gli spazi universitari – normalmente deputati all’insegnamento – diventano gallerie aperte a tutti, con potenziale trasformativo sul tessuto culturale circostante.

Il concept del titolo Elpìs – dal greco “speranza” – si affianca al richiamo de Le città invisibili di Italo Calvino. L’opera si propone come “architettura invisibile” costruita a partire da pensieri e gesti, capace di superare i confini fisici per diventare cornice di significati condivisi. Le sculture guidano i visitatori in un percorso mentale, inciso nella dimensione del dialogo università-città, arte-società, interno-esterno.

Il discorso di Meggiato, enunciato nelle parole dell’artista stesso, valorizza l’arte come espressione della resilienza culturale e spirituale. L’atto creativo, in quanto sopravvissuto alla storie umane più dure, diventa testimonianza della speranza come forza permanente e attiva. Questa veste filosofica conferisce alle opere un valore doppio: estetico e riflessivo, nel contempo meditativo e dialogico.

Oltre alla fruizione spontanea, il programma prevede visite guidate, cineforum, bookclub e attività formative volte alla condivisione del proprio pensiero. Il pubblico è invitato a contribuire con testimonianze scritte depositate in appositi contenitori. Le riflessioni raccolte saranno estratte in un volume collettivo, fedele alla natura corale dell’iniziativa.

La curatela studentesca ha un valore pedagogico rilevante: coinvolgere giovani nella creazione della mostra rappresenta un passaggio generazionale concreto, che rafforza il ruolo dell’atelier come sede di educazione e responsabilità civica. La scelta di affidare a figure emergenti la costruzione del progetto espositivo sottolinea la volontà di Elpìs di farsi realtà abitata, condivisa e viva.

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