Erté al Labirinto della Masone: la mostra che racconta il maestro dell’Art Déco

“Erté, non lo si scorda mai”. È così che rispose l’artista quando Franco Maria Ricci gli chiese il motivo dietro alla scelta di questo pseudonimo e a distanza di anni non possiamo che constatare che aveva ragione.

Non solo noto nell’ambito della moda per il suo stile innovativo che fece nascere la donna moderna, ma anche nella storia dell’arte per le sue abilità nel disegno, come la minuzia nei dettagli rigorosamente presente in ogni sua opera. Il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, nella provincia parmense di Fontanellato, dedica la mostra primaverile del 2026 proprio alla magica figura di Erté, tra i massimi esponenti dell’Art Déco nel mondo. A cura di Valerio Terraroli e organizzata da Elisa Rizzardi, Erté. Lo stile è tutto, sarà aperta al pubblico fino a domenica 28 giugno 2026.

La mostra vuole ricostruire l’immaginario dell’artista offrendo una rilettura della sua arte, all’interno di una location d’eccezione, con oltre 150 opere tra disegni, bozzetti, litografie, fotografie d’epoca, documenti, materiali cinematografici, ma anche i raffinati pochoir francesi – noti in italiano come stencil e mascherine – nonché la celebrissima serie dell’Alfabeto e dei Numeri, emblematica e più famosa opera di Erté.

Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni. La prima parte racconta della fase teatrale di Erté, attraverso schizzi e disegni di scenografie e costumi per il teatro d’opera, per music-hall e balletti, includendo opere fino agli anni Settanta, in cui è chiara la vena stilistica dell’artista. L’influenza dell’oriente e i misteri dell’esotismo, sono capisaldi delle sue creazioni e sua grande ispirazione. La seconda parte è dedicata alla moda, che comprende opere fino agli anni Trenta, con disegni di grande ricchezza grafica, alcuni dei quali in prestito dal Victoria and Albert Museum di Londra. L’ultima parte, divisa in due sezioni, è dedicata all’attività di grafico di Erté, comprendendo da un lato bozzetti e numeri originali della rivista Harper’s Bazaar, per la quale fece le copertine per circa vent’anni, dall’altro il suo celebre Alfabeto, per il quale è famoso anche tra il grande pubblico, sicuramente sua opera più emblematica.

Ma non solo opere di Erté. Ad accompagnare le sue meravigliose creazioni e a dimostrazione di quanto possa essere contemporanea la sua arte, sono esposti in mostra anche tre lavori dell’artista Caterina Crepax. Classe 1964, architetta di formazione e cresciuta in un ambiente ricco di fervore creativo, Crepax ha realizzato alcuni abiti in carta, su ispirazione dei disegni di Erté. Stimolata dalle opere in mostra, l’artista ha scelto liberamente quali disegni portare alla luce, in un modo assolutamente unico come quello dell’utilizzo della carta. Questi tre abiti, vere e proprie sculture, trasformano un materiale povero e comune in tessuti preziosi, caratterizzando di un nuovo significato le opere alle quali si è ispirata ed omaggiando con la sua arte questo maestro dello stile.

Roman Petrovič Tyrtov, in arte Erté, nasce a San Pietroburgo nel 1892 da un padre ammiraglio dello zar e profondamente diverso da un figlio che non poteva essere più distante dall’ordine militare. La sua insaziabile creatività, porta l’artista a trasferirsi a Parigi giovanissimo, appena ventenne. Qui insegue le sue passioni lavorando come disegnatore presso la boutique di una sarta parigina, la quale lo considerò di poco talento.

A posteriori, è incredibile anche solo pensare che un artista del suo calibro possa essere stato tacciato di poca bravura ma Erté è anche questo: una storia di rivalsa, sia dalle aspettative della famiglia sia da chi non credeva in lui. È infatti solo un anno dopo essersi trasferito a Parigi, nel 1913 quindi, che lavora presso il celebre couturier Paul Poiret, per poi avviare nel 1915 una lunghissima collaborazione con la rivista di moda Harper’s Bazaar, per la quale disegnò circa 200 copertine. Fu proprio questo lavoro che gli permise di entrare in contatto con il mondo dello spettacolo. Il teatro ricoprì infatti una parte importantissima della sua arte, permettendogli di realizzare costumi e scenografie per icone dell’epoca come Mata Hari, Marion Davies e Mistinguett, nonché per spettacoli del celebre teatro Folies Bergère. Artista estremamente variegato, entra in contatto anche con il mondo del cinema, dove realizza scene e costumi per vari film muti, dopo essere sbarcato a Hollywood nel 1925. 

La cifra stilistica di Erté è inconfondibile in ogni sua creazione, che si tratti di una scenografia o di un’illustrazione, di un abito o del design di un gioiello, di un costume teatrale o della copertina di una rivista di moda. Erté ha sicuramente riscritto le regole del tempo, liberando le figure femminili dai corsetti contenitivi, a favore di tessuti morbidi ma che valorizzassero allo stesso tempo le forme delle donne. Sicuramente non è stato l’ideatore del concetto di “moda”, se poi ne esiste uno, ma è stato colui che l’ha stravolta, realizzando bozzetti di capi impossibili, accorciando le gonne per renderle portabili, dimostrando che l’abito oltre che essere esteticamente bello può diventare anche comodo, nel rispetto di una donna nuova. Quella di Erté è una donna che lavora, che guida la macchina, che diventa anche seduttrice e seducente e che liberamente si sposta nella città moderna.

Erté è un vero e proprio rivoluzionario. Le sue creazioni sono state tra i primi casi nella storia, in cui il corpo femminile è stato liberato da schemi estetici obbligati dal maschile, i quali miravano ad esaltare le forme delle donne per il solo apprezzamento degli uomini. Con Erté tutto cambia grazie alla sua ribellione verso schemi precostituiti. Forse oggi viene dato per scontato, ma è anche grazie a questo grande artista che il nostro corpo, quello di tutte le donne, appartiene soltanto a noi e vogliamo sentirci belle per piacere a noi stesse.

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Alice Taraboi
Alice Taraboi
Laureata in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, il suo interesse si concentra prevalentemente verso l’arte contemporanea. Per questo motivo, da un anno a questa parte, sta lavorando presso la struttura museale del MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, grazie al Servizio Civile Universale. Ricoprendo diversi incarichi tra cui lo svolgimento dei laboratori didattici con i bambini delle scuole, l’allestimento e il disallestimento delle mostre in esposizione e la stesura di didascalie esplicative, scopre la realtà museale sotto diversi aspetti.

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