Êtes-vous triste? Quando la tristezza diventa materia artistica nella grande retrospettiva di Sophie Calle

In una stanza buia otto schermi mostrano alcune persone ferme davanti al mare, con le  spalle rivolte verso il pubblico. Le immagini si muovono asincrone e lentamente a uno a uno si girano verso l’obiettivo. Qualcuno è serio, qualcun altro asciuga le lacrime. Sophie Calle (Parigi, 1953) gira Voir la mer nel 2011, durante un periodo a Istanbul in cui scopre che alcuni abitanti della città non avevano mai visto il mare, nonostante la sua presenza. Invita 15 persone di età diverse a cui chiede di chiudere gli occhi, di osservare il mare e di girarsi verso l’obiettivo della telecamera per registrare la loro reazione. Stupore, emozione, commozione sono ciò che il pubblico esterno vede proiettato, per la prima volta in questo grande formato, sperimentando un’immersione visiva e sonora con il rumore delle onde che si infrangono nella sala.

Sophie Calle, vista della mostra “Are you sad?”, Mrac Occitanie, Sérignan, 2025. “Seeing the sea” (dettaglio), 2011. © Sophie Calle / ADAGP, Parigi 2025. Courtesy Perrotin. Foto: Aurélien Mole.

È la prima opera che apre la mostra Êtes-vous triste? al Mrac Musée régional d’art contemporain Occitanie/Pyrénées-Méditérranée di Sérignan fino al 21 settembre 2025, curata da Clément Nouet. Una suggestione che riprende la domanda finale di un questionario medico da cui ha origine La visite médicale 2002, che fa parte di una serie più ampia Autobiographies, che comprende lavori dagli anni ’80 a oggi. Tra i quesiti utili a raccogliere informazioni di carattere sanitario, l’ultima domanda: Sei triste? 

Sophie Calle (Paris, 1953) indaga l’umanità attraverso i suoi traumi, quelli della morte, della perdita e della sofferenza. Tra esperienze private e personali che diventano l’occasione per riflettere sulle modalità collettive delle emozioni, che l’artista registra attraverso la scrittura per il timore che la memoria le cancelli. E che blocca attraverso le immagini fotografiche, recuperando frammenti della propria vita e di quella altrui. 

La mostra coinvolge un’ampia parte del museo a partire da una sala a piano terra con i video, per svilupparsi in buona parte del primo piano del Mrac. Il museo nasce nel 1991 come Spazio d’Arte Contemporanea Gustave Fayet (1965-1925), intitolato a un collezionista della vicina Béziers, che aveva sostenuto in passato Paul Gauguin e Odilon Redon.

Negli anni è stato oggetto di un ampliamento architettonico cui nel tempo sono stati aggiunti interventi permanenti come quello di Daniel Buren Rotation (2006) una pellicola colorata applicata sulle 46 finestre, che dialoga perfettamente con Il faut construire l’Hacienda (2016) di Bruno Peinado, che ha pensato a pannelli e insegne colorati integrati sulla facciata esterna del museo e del vicino ufficio postale.

Sophie Calle, « Inventaire des projets achevés » (détail), 2023-2025. Vue de l’exposition au Mrac Occitanie, Sérignan, 2025. © Sophie Calle / ADAGP, Paris 2025. Courtesy Perrotin. Photo : Aurélien Mole

Dell’artista islandese Erró è l’opera in ceramica sempre all’esterno, realizzata con la tecnica portoghese dell’azulejo Les femmes fatales (2006), e la scultura di Peter Stämpfli nello spazio pubblico. Il museo ha una collezione con opere a partire dagli anni ’70 a oggi, di cui una metà costituita da donazioni e l’altra da un deposito a lungo termine con il Fondo Nazionale per l’Arte Contemporanea gestito dal Cnap Centro nazionale di Arti Plastiche

Nella cittadina di Sérignan attraversata dal fiume Orb, la vita scorre lenta, per questo è più facile mantenere lo stesso ritmo per comprendere e osservare il lavoro di Sophie Calle. Perché c’è bisogno di un certo tempo per leggere i 67 quadri di Inventarie des projects archevés, 2023-2025, che contengono i titoli di tutti i suoi lavori, immaginati come fossero parte della Série Noire. Piuttosto che nell’installazione del libro ristampato per l’occasione Douleur Exquise 1984-2003 da Actes Sud. L’opera prende spunto dalla sua vita personale, come molti dei suoi lavori, in cui indaga l’esperienza di un dolore per una separazione affettiva, così come quella del padre comunicata attraverso una telefonata durante un viaggio all’estero. Da questo fluire degli stati d’animo Calle chiede alle persone che incontra di raccontare la loro esperienza più dolorosa. In mostra le fotografie e la riproduzione del testo accompagna il fluire degli eventi e degli avvenimenti, accanto a una sedia su cui è posato il telefono rosso che ricorda l’accaduto.

Tra visioni reali e movimenti dell’animo La Dernière Image 2010, esito anch’esso del periodo a Istanbul, documenta l’ultimo ricordo di persone diventate cieche improvvisamente, così come aveva fatto in un lavoro precedente nella serie dei non vedenti dalla nascita. Accanto ai ritratti dei protagonisti, le immagini fotografiche del loro ricordo sfocato: il camice di un medico, un autobus, un divano.

Sophie Calle, Douleur exquise (détail), 1984-2003. Vue de l’exposition au Mrac Occitanie, Sérignan, 2025 © Sophie Calle / ADAGP, Paris 2025. Courtesy Perrotin. Photo : Aurélien Mole.

L’artista si addentra negli interstizi della memoria (sua e altrui). Si appropria di una modalità di osservazione clinica e analitica (attraverso il racconto), con un certo voyeurismo, che abbiamo imparato a conoscere attraverso il suo lavoro. Come ne Les Dormeurs, in cui osserva e registra amici e sconosciuti mentre dormono a turni di otto ore nel suo letto, o Suite Vénitienne in cui segue uno sconosciuto per le calli di Venezia (opere non in mostra).

L’artista racconta il trauma della ferita, della perdita e dell’assenza, anche quella definitiva come la morte. Ha cristallizzato la memoria personale della morte in una sorta di pubblico rituale. In Pas pu saisi la mort, 2007 riprende gli ultimi istanti di vita della madre, e in Pôle Nord, 2009 seppellisce i suoi gioielli sulla riva del ghiacciaio, poiché avrebbe sempre desiderato vederlo, ma la malattia non le aveva lasciato il tempo di farlo. 

La vita con tutti i suoi passaggi è messa sotto una lente anche quando si cerca di immaginarsi un futuro ignoto. Dall’incontro con una chiaroveggente francese Maud Kristen, che le indica cosa avrebbe dovuto fare in futuro, nascono Où et Quand? Berck? 2004-2008, e Où et Quand Lourdes? 2005-2008.

L’artista viaggia tra il piccolo comune francese e un luogo di pellegrinaggio come Lourdes, alla ricerca di un futuro che non è ancora accaduto. Nessun indizio, nessun personaggio da seguire o soggetti da rintracciare come in opere precedenti. Si tratta piuttosto di una gestazione intorno a qualcosa, un incontro, un evento che non c’è ancora. Calle registra e annota numeri, nomi, stazioni, orari, nomi di alberghi, come Au Bon Abri a Berck di proprietà del tassista che la stava accompagnando. Nel viaggio a Lourdes è il racconto sul ponte di Garigliano mentre aspetta il passaggio della crociera, o l’elenco delle malattie guarite che diventano un’installazione nelle targhe funerarie incise. L’ultima malattia della madre scritta sul pavimento, cancer du sein, che non ha avuto lo stesso esito.

Êtes-vous triste? al Mrac di Sérignan ripercorre molti dei suoi lavori, mostrando la sua pratica stratificata di storie, memorie, oggetti e parole. Afferma l’importanza dell’osservazione, lungi dalla modalità distratta e compulsiva del web, in cui le immagini si perdono tra le tante. Al contrario, Calle le blocca. Impedisce la perdita di pensieri, dettagli, frame su cui posa il suo sguardo, attivando un processo rigorosissimo di scavo dell’animo umano (suo e altrui). Supera i confini dell’autorialità, della distanza tra pubblico e privato, tra osservatore e osservato, in un continuo scambio di ruoli.

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Elena Solito
Elena Solito
Scrive storie di persone e “non luoghi” dell’arte. In particolare è interessata a indagare l'esperienza estetica come fatto antropologico, capace di dilatare il suo spazio fisico e concettuale, attivando dialoghi inattesi e sottraendosi agli spazi più tradizionali. La scrittura acquisisce una dimensione autonoma, diventando materiale di osservazione e di riflessione intorno a possibili (e non univoche) narrazioni della contemporaneità. Autrice indipendente, membro editoriale di Formeuniche, contributor per Made In Mind.

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